10° Convegno Sintesi Santa Flavia

10 Convegno della Tenerezza

29 Giugno – 01 Luglio 2018

“Hai mutato il mio lamento in danza” (Sal 29,12)

“CORPOREITA’ E DANZA……. LINGUAGGI DI TENEREZZA”

Relatrice: Prof.ssa Giuliva Di Berardino

«Una volta una collega mi ha chiesto “E se poi ci ripensi? E se poi ti innamori di qualcuno?”. Lei si era appena sposata e così le ho detto: “Ma tu non consideri che potresti innamorarti di qualcun altro?”. “Io? Mai”, ha risposto lei. “E io neanche”, ho ribattuto. «Ma come si fa a innamorarsi di un altro se si ama già qualcuno? Non è possibile». E sorride serena.

La Prof.ssa Giuliva Di Berardino racconta questo aneddoto per spiegare la scelta, decisamente controcorrente, che ha fatto di entrare nell’ ”Ordo Virginum”, l’Ordine delle Vergini, di Verona con una consacrazione pubblica in cattedrale, avvenuta il 7 dicembre 2014, lei è l’ultima insieme ad essere entrata insieme ad altre tre donne.

Giuliva riferisce che è una “sposa di Cristo”, e durante la consacrazione dal Vescovo oltre il breviario ha ricevuto l’anello nuziale.   

Giuliva racconta, ancora, che è una donna regolarmente immersa nella società, infatti lavora, studia, fa la spesa …… vive normali relazioni, con la differenza, rispetto alle single, che va a messa quotidianamente e che la sua vita è un divenire preghiera quotidianamente, in altre parole è nel mondo ma non è nel mondo.

Ci ha colpito tanto questa affermazione: “Non mi manca la maternità biologica perché vivo quella spirituale”, non vivo la verginità come una rinuncia ma, come un ampliare la capacità di donarsi agli altri per dare un amore più grande.

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La Danza nella Bibbia

La danza come espressione di preghiera c’è sempre stata, è la liberazione del corpo, esperienza salvifica, ci permette di vivere relazioni più sane, è il linguaggio del culto della preghiera.

“Io sono il mio corpo, il mio corpo non è un oggetto”

Gesù nel segno del sacramento dell’Eucarestia si è fatto dono:

“prendete e mangiatene tutti questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”

Anche San Paolo nella lettera ai Romani (Rm 12,1) così ci esorta:

Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.”

Logos, termine greco, che nella teologia cattolica significa:

il Cristo, verbo di Dio fatto uomo (carne).

I culti nel tempio erano danzati, i salmi, a cori alterni, erano danzati.

Miriam, figlia di Amram e sorella di Aronne e Mosè

danzava e cantava per Dio. Da buona donna che sapeva che cosa è la vita, perché poteva portarla in grembo, danzava per la “vita nuova” …. la PASQUA.

Davide, figlio di Iesse …….

2 Samuele 6, 14-15

14 Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore. Ora Davide era cinto di un efod di lino. 15 Così Davide e tutta la casa d’Israele trasportavano l’arca del Signore con tripudi e a suon di tromba.

……. danzava per il Re, con tutto l’amore possibile (saltando e roteando), sprigionando dal suo corpo  tutto il desiderio di lodare, ringraziare e glorificare Dio, anche se, per tali esternazioni poco confacenti a un sovrano, veniva disprezzato dalla moglie.

Giovanni Battista, figlio di Elisabetta

Luca 1:39-45

39 In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. 40 Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41 Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo 42 ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43 A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? 44 Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. 45 E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore».

La parabola del padre misericordioso

Luca 15,11-32

11 Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. 13 Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. 14 Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15 Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. 17 Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; 19 non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. 20 Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. 22 Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. 23 Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
25 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26 chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. 27 Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. 28 Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. 29 Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. 30 Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. 31 Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

Noi non preghiamo con il corpo, perché non lo consideriamo e lo estraniamo, ma esso desidera andare verso gli altri …… con gli altri …… per essere tutti insieme ….…………

“UN CORPO SOLO VERSO LO SPIRITO SANTO”

“IL LINGUAGGIO DELLA CORPOREITA’ ESPRESSIONE DI TENEREZZA NELLA COPPIA E NELLA FAMIGLIA” – Aspetti psicologici

Relatore: Dr. Piero Cavaleri

1Corinzi 6:19-20

19 O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? 20 Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!

  • NOI SIAMO UN CORPO, non abbiamo un corpo, e da esso scaturiscono la psiche, l’intelligenza, le reazioni, le emozioni …….. dobbiamo averne cura e attenzione.
  • SIAMO IN UNA DIMENSIONE INTERCORPOREA, la psicologia dice che noi siamo relazione.

Se ad esempio il 60/70..% di noi è positivo saremo ottimisti, felici.

Se invece il 60/70..% di noi è negativo saremo pessimisti, tristi.

Il 90% delle nostre relazioni non avviene in modo verbale ma implicito (linguaggi mediati dal corpo, come la gestualità, la mimica, le tonalità vocali,…..sguardi, carezze,……).

La vita dipende dall’INGAGGIO SOCIALE – RELAZIONALE, alla base del quale c’è il nervo vago, decimo nervo cranico, il più lungo del sistema nervoso autonomo nel corpo umano.

Il nervo vago legge l’implicito (sguardi, carezze, …..), ossia quello che, in ogni relazione, definiamo percezione (che scaturisce dalla nostra razionalità) sostituita dalla neurocezione.

Secondo il modello di Stephan Porges, il nostro sistema nervoso sarebbe costantemente impegnato nella valutazione dei rischi, attraverso la continua elaborazione di informazioni e stimoli che dall’ambiente raggiungono i nostri sensi: Neurocezione è il termine coniato dal Prof. Porges per spiegare questo processo.

La nostra eredità come specie ha reso necessaria sin da subito questa abilità per riconoscere i predatori e ancora oggi questo istinto resta scritto nei circuiti neurali più primitivi e ci porta ad avere comportamenti di socializzazione verso persone familiari e comportamenti difensivi verso gli estranei.

Il tutto avviene in base a quanto ci sentiamo al sicuro e questo sin dai primissimi attimi di vita!

Osservando i neonati o bambini molto piccoli è esperienza molto comune vederli reagire in modo diverso allo stesso gioco o allo stesso abbraccio in presenza di persone diverse. Allo stesso modo possono ricercare attivamente l’attenzione di un estraneo o sentirsi terrorizzati dal suo solo ingresso nella stanza in cui fino ad un attimo prima giocavano serenamente.
Questo linguaggio del corpo possiamo utilizzarlo per essere riconosciuti dall’altro.

Il RICONOSCIMENTO, è l’alimento di cui si nutre la nostra psiche per meglio relazionarsi, per dire, attraverso il corpo, io ci sono ……, io sono con te …….., io ti riconosco.

Il RICONOSCIMENTO è Infinito Amore e Tenerezza.

La locuzionecogito ergo sum”, che significa letteralmente «penso dunque sono», è la formula con cui Cartesio esprime la certezza indubitabile che l’uomo ha di se stesso in quanto soggetto pensante.

«sono un corpo dunque penso»

Per iniziare a conoscere, ad integrarci e a comunicare con il nostro corpo dobbiamo innanzitutto entrare in sintonia con il respiro – battito del cuore – postura.

Caltanissetta 01 Luglio 2018 A. D.

GsT Santa Flavia (CL)

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