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Rocchetta, Carlo ABBRACCIAMI Per una terapia della tenerezza. Saggio di antropologia teologica. Seconda edizione rivista e integrata Ultima edizione: 2014 (giugno)

 

 

ABBRACCIAMI

Per una terapia della Tenerezza

Cap. 1

Il saggio di Don Carlo Rocchetta vuole contribuire a far riscoprire al gesto dell’abbraccio la sua bellezza e forza salutare sia nei suoi  contenuti antropologici – teologici che nel significato umano-cristiano. Questa riscoperta e’ importante e decisiva oggi, proprio in questa società dove oltre al forte individualismo, prevalgono le nuove forme di comunicazione elettronica (internet, facebook etc) che fanno perdere di vista il senso stesso del toccare e sentire. L’abbraccio, al contrario, riconduce alla nostra stessa identità relazionale con gli altri dando benessere, sicurezza e calore. Inoltre si oppone alla cultura odierna dove esiste la concezione del prossimo come pericolo da cui guardarsi; infatti esso rappresenta un approccio personale che vede l’altro come un dono e un volto da amare e no da cui difendersi. E’ una scambio di affetti e si offre come simbolo di una cultura della convivialità nella prospettiva di attuazione dell’amore di Dio. La riscoperta del significato dell’abbraccio è essenziale specialmente per gli sposi e per l’educazione dei figli così come lo è per la terapia di coppia. L’abbraccio nuziale porta con sé una grazia particolare e rappresenta una via  di guarigione e riconciliazione così da poter dire che “si offre come un attimo di eternità nel tempo e un preludio della gioia del Paradiso”.

ANTROPOLOGIA DELL’ABBRACCIO

L’essere umano è in se stesso un essere di relazione; lo è per origine, costituzione e forma; è aperto all’altro da se. La struttura fondamentale dell’esserci non è “io –solo”, ma “io-tu/noi”. L’uomo si realizza nell’incontro con l’altro, connotato dall’accoglienza, dal dono e dalla condivisione. L’io solitario, chiuso su di sé, non corrisponde alla verità profonda dell’essere umano creato a immagine e somiglianza di Dio (Gen 1,26-27). E’ un continuo io verso tu (dono) tu verso io (accoglienza) e scambio del noi (condivisione). Ogni volta che la persona si rifiuta a questa reciprocità di coscienze, negandosi alla comunicazione, perde se stessa ; l’alter, diventa alienus cioè estraneo all’altro. Da qui la consapevolezza che l’essere umano si struttura come essere di linguaggio. “ L’uomo parla e il linguaggio fa dell’uomo quell’essere vivente che egli è in quanto uomo. L’uomo e uomo in quanto è colui che parla. Il parlare va inteso in senso globale: è il linguaggio nella duplice forma verbale (parola parlata) e corporea (il gesto).Queste due forme di linguaggio essenziali, sono legate a loro volta a un contesto più ampio che va dai sovra –linguaggi (utilizzazione di oggetto come veicolo di trasmissione dei messaggi) agli infra-linguaggi (segnali visivi involontari, posture, silenzi) e i linguaggi collaterali (linguaggi spaziali, sonori, musicali, artistici). Grazie al linguaggio ci si realizza come essere con gli altri. Il linguaggio gestuale (in particolare l’abbraccio) è fondamentale per la comunicazione; non è mai un episodio chiuso in se stesso , implica sempre una trasmissione di messaggi in andata e ritorno. Il linguaggio del corpo umano può assumere una duplice modalità: aperta o chiusa. Il linguaggio aperto si manifesta come un sì all’altro. La sua forma è espressa con le braccia allargate e le mani aperte. Ad arricchirlo lo sguardo, il tono della voce, e le posture che lo precedono, accompagnano e seguono. Dopo un abbraccio ci si sente meglio sia chi abbraccia che chi è abbracciato; è il cuore stesso che entra in gioco e si volge al cuore del’altro. Contrario a questo linguaggio c’è il linguaggio chiuso: braccia incrociate, spalle girate lateralmente, segnali corporei che indicano difesa, rigidità nervosismo. Si alzano così barriere e muri. Naturalmente al linguaggio aperto appartiene  l’abbraccio che manifesta disponibilità a prestare attenzione all’altro e a entrare in comunicazione con lui.

 

TIPOLOGIE DI ABBRACCIO

Ogni abbraccio è unico e porta con sé una storia altrettanto unica. Nonostante ciò, possiamo delineare alcune tipologie essenziali di abbraccio ,in relazione alla sua espressività e al suo scopo.

  • Abbraccio accogliente: abbracci amorevoli tra sposi , genitori/figli, nonni/nipoti, amici etc;
  • Abbraccio guancia a guancia: come quello ricordato nel “Cantico dei Cantici” di due innamorati in cammino;
  • Abbraccio nuziale: che giunge fino all’intimità tipica degli sposi;
  • Abbraccio riconciliante: che segue dopo un litigio ed è segno di perdono reciproco a cui spesso seguono lacrime facendo tornare a sorridere il bambino che è in noi
  • Abbraccio amicale: di saluti , amicizia congratulazione a volte distaccato a volte impetuoso
  • Abbraccio timoroso: incoraggiante , affettuoso o distaccato
  • Abbraccio a sandwich: quando il figlio è contenuto nelle braccia dei genitori uno di fronte all’altro e che infonde sicurezza specie nei momenti difficili
  • Abbraccio di gruppo: in preparazione a un impresa importante o per una gara sportiva dove i componenti mirano ad uno stesso obiettivo
  • Abbraccio terapeutico: è curativo dove colui che abbraccia fa da sostegno e accoglienza per chi è abbracciato. Non c’è giudizio ma la terapia ha lo scopo di far ritrovare fiducia in se stesso e nella vita alla persona che si abbraccia
  • Abbraccio cuore a cuore: è un tipo di abbraccio che implica tutte le altre forme rappresentando la forma più espressiva in quanto gesto prolungato genuino amabile.

All’opposto c’è l’abbraccio formale “mordi e fuggi”, superficiale e frequente negli ambienti di lavoro o dove comunque non c’è un profondo legame relazionale e affettivo.

Naturalmente c’è chi ritiene che divulgare la prassi dell’abbraccio sia controproducente perché implica azioni tipicamente sessuali e perché conduce ad una percezione di vita troppo sentimentale adatta solo per persone molto emotive e senza temperamento risoluto. Ciò è obiettabile in quanto tutto dipende dal tipo di abbraccio e quindi si ricerca una sana maturità per impedire che l’abbraccio scadi in forme di coinvolgimento fisico o erotico. Inoltre occorre superare l’idea che l’abbraccio sia espressione unica di relazione e sia esclusivo per innamorati. Anzi la dott. Keating nel libro “Terapia dell’abbraccio” sostiene che abbracciare è fonte di salute. Divulgare la filosofia pro-abbraccio ovunque si vada non dovrebbe essere una –tantum o nelle occasioni speciali (compleanni, riunioni di famiglia) ma la speranza è che abbracciare diventi un gesto comune senza voler sminuire l’eccezionalità di ogni abbraccio.

Ogni abbraccio si attua con il corpo, che non è un muto spettatore ma è lo spazio psicofisico in cui l’abbraccio vive, si dispiega e si riflette. Occorre un auto consapevolezza corporea per liberarsi da inibizioni o falsi stereotipi e poter così vivere una relazione con l’altro. Il contatto fisico, prima forma di comunicazione attraverso cui il bambino è riconosciuto e accolto, conferma, consola e infonde forza. L’abbraccio offre sicurezza e infonde energie fisiche e psichiche. Infatti tra mente e corpo non c’è scissione. Inoltre il corpo è inseparabile dal cuore, centro della persona, dei suoi affetti e delle sue decisioni; il cuore è il luogo più intimo dell’io personale, là dove risiede la ragione e la coscienza di sé. Da esso sgorga il desiderio di abbracciare e di essere abbracciati, con l’affermazione della preziosità dell’altro e il suo riconoscimento. Quando non nasce da motivazioni di questo tipo, l’abbraccio può diventare un gesto non vero o addirittura un contro-abbraccio, come si verifica nel caso del bacio di Giuda.

L’abbraccio è sempre un incontro. Deriva dal latino in-contra ed evoca un movimento verso, una direzione che è l’altro per riceverlo, dargli benvenuto e venirgli in soccorso. Il gesto dell’abbracciare è volontà a farsi vicino al prossimo, promuoverlo, aprendosi alla crescita e al rispetto della sua autonomia.  Abbracciarsi è opporsi ad ogni forma di individualismo e/o narcisismo. Bella affermazione di Chiara bambina di 11 anni: ”L’abbraccio è come un fazzoletto che ti asciuga le lacrime e riempie il cuore di gioia”.

Lo sguardo e il tono della voce sono segnali corporei che arricchiscono l’abbraccio. Lo sguardo può essere indifferente o di dilezione che, al contrario del,primo, manifesta amorevolezza e desidera il bene dell’altro e la sua realizzazione. In questo caso l’incontro è pienamente umano perché solo allora il tu è accolto nella propria singolarità e non come uno tra tanti. La diversità dei volti è infatti l’espressione dell’unicità di ogni essere umano. Siamo unici e irripetibili e lo stupore del nostro esserci rimanda a quello che proviamo per ogni altro da noi. E’ come il bambino che nasce e nell’abbraccio con la madre, di cui non sa nulla (volto, linee, colori etc), vuole guardarla, amarla, e nell’incrociare il suo sguardo, dirle e chiederle dell’attesa e dell’incontro. La risposta della mamma segnerà per sempre il bambino, nell’accoglienza o nel rifiuto, sentirsi bello o brutto, della gioia di vivere in relazione oppure no,essere capaci di amare o meno. L’abbraccio è un dono di accettazione di sé e di crescita con gli altri. Il suo fine è educare a camminare con le proprie gambe. Aneddoto di De Mello: Dio disse ad un discepolo che pregava incessantemente : ”Quando smetterai di appoggiarti a Dio e ti reggerai sulle tue gambe?” Il discepolo rimase sbalordito: “ Ma come, proprio tu ci hai insegnato a guardare Dio come a un padre!”  E quando imparerai che un padre non è qualcuno a cui appoggiarsi , ma qualcuno che ti libera dalla tendenza di appoggiarti?” Sul profilo evangelico è significativo lo sguardo di Gesù rivolto a Pietro       (Gv 1,42). Lo sguardo di Gesù si fa chiamata; è un dialogo amorevole, colmo di compassione e di perdono; fa rinascere Pietro a nuova vita e dare così inizio alla sua missione al seguito del Maestro     (Gv 2,19).

Anche il linguaggio, accompagna, spiega e segue il senso dell’abbraccio. Si pensi alle parole tra madre e bambino o sposi. Naturalmente l’efficacia della voce è legata al suo tono, che può assumere modulazioni rasserenanti e carezzevoli o contrarie; trasmettere sentimenti pacifici o sentimenti di ansia e incertezze. Tutto dipende dal vissuto emotivo. Una buona educazione all’abbraccio deve considerare tutte queste cose, non dar vita a gestualità artefatte ma occorre che sia il più possibile autentico. Tutto ciò, naturalmente, è decisivo a livello di coppia e di famiglia: un coniuge si accorge quando i gesti del partner sono veri o no e l’abbraccio con i figli, in uso sbagliato o inesistente, è diseducativo così come lo sono i cattivi esempi. I genitori non devono solo, parlare di affetto ma viverlo e trasmetterlo per osmosi come aria che si respira o linguaggio che i neonati acquisiscono naturalmente: “l’affetto non s’insegna ma si trasmette vivendolo”.

L’abbraccio degli sposi è espressione di tenerezza. Sostantivo tenerezza deriva dal latino tenerum; radice ten di tenere, tendere, tenue, tre accezioni correlate tra loro. Tenere=stringere a sé (accogliere); tendere= tendere verso l’altro (dono); tenue (dolcezza) come condivisione amorevole che si oppone ad ogni forma di rigidità o asprezza. Dunque l’abbraccio tra gli sposi è accadimento di dono-accoglienza-condivisione come nell’incontro amante tra due coniugi. Un incontro che non può mai essere separato dall’amore che lega i due e li rende un “noi” nel vincolo del sacramento delle nozze. Grazie all’abbraccio si supera l’egocentrismo infantile, facendo della loro reciprocità sessuata maschile/femminile una promessa di comunione e potenzialità d’amore che spinge allo scambio e alla gratuità. Tutto ciò si oppone alla visione fortemente egocentrica che domina nella cultura odierna, dove tutto punta al piacere individuale , dissociando il gesto sessuale dall’amore gestendolo invece come bene di consumo, senza nessun impegno, responsabilità e de-personalizzandolo. Senza tenerezza la sessualità da sola non è più in grado di garantire senso di gratuità, gioia stupita dell’incontro, liberalità generosa e creativa. La capacità di essere teneri non è un dato marginale all’intimità sessuale ma al contrario le è costitutivo. Solo così la sessualità coniugale non si riduce ad un semplice soddisfacimento dell’istinto o a una routine meccanica ma è dono e accoglienza, frutto dell’Amore e crescita nell’Amore. L’abbraccio intimo degli sposi rifiuta il narcisismo e la violenza dando al desiderio fisico un senso umano e umanizzante e diviene così il segno di un impegno totale e definitivo. Non prevale l’egoismo ma diventa un gesto affettuoso, colmo di altruismo e attenzione alle esigenze del partner, fino a desiderare il desiderio dell’altro/a. Il bacio è anche espressione di desiderio; è uno dei linguaggi corporei più significativi ma al contrario dell’abbraccio, riguarda solo una parte della persona, mentre l’abbraccio è indirizzato negli sposi a una condivisione maggiore con l’essere dell’altro/a.

28-09-2014 A.D.                                                            Gaetano e Miriam (Gruppo San Luca CL)

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