Abbracciami-Cap-11-Parte-2

11-2-Fra_Angelico_annunciazioneAbbracciami

11° Cap. 2° Parte

Attendere la parola

Signore, /la tua bontà mi ha creato, /la tua misericordia ha cancellato i miei peccati, /la tua pazienza fino ad oggi mi ha sopportato.

Tu attendi, o Signore misericordioso /la mia conversione /e io attendo la tua grazia /per raggiungere attraverso la conversione /una vita secondo la tua volontà.

Vieni in mio aiuto, o Dio che mi hai creato /e che mi conservi e mi sostieni. /Di te sono assetato, di te  sono affamato, /te desidero, a te sospiro, /te bramo al di sopra di ogni cosa.  / Amen

(Anselmo  di Aosta)

 

In ascolto della Parola

Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.  Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista.

(Lc 24,30-31).

Provocati  dalla Parola

I versetti sopra citati sono l’epilogo del  racconto dei discepoli di Emmaus.  San Luca riferisce che i due discepoli invitano lo straniero a rimanere con loro (v.29). Egli rimane e, a tavola, mentre spezza il pane, viene riconosciuto dai discepoli (vv.30-31), che  ora, sono in grado di professare la fede nel risorto.

Che significato può avere tale racconto per i cristiani? Gesù, per renderci capaci di accogliere la Parola, ha voluto lasciarci il dono dello Spirito e della Chiesa, fondata sull’insegnamento degli Apostoli. Essi, per primi, hanno accolto la parola di verità e l’hanno tramandata nei secoli ai loro successori.  Dunque, la Chiesa è la casa della parola, la comunità che, guidata dai loro pastori, interpreta fedelmente il messaggio d’amore di Dio. Il percorso di fede dei discepoli di Emmaus è identico a quello di tutti i cristiani: il viaggio, cioè il cammino dell’uomo nella storia; i vari interrogativi sul futuro incerto; le ansie che turbano il normale procedere nel mondo; la fede che sembra affondare tra i moti del mare in tempesta. Durante il nostro andare nella storia, il Maestro ci insegna che solo nell’ascolto obbediente e accogliente della Parola, Dio si comunica al nostro cuore, ci chiama ad offrire noi stessi. È Dio che ci raggiunge, e, rivelandosi come ai discepoli, ci invita a gustare, amare, celebrare, vivere ed annunciare in parole e opere la Parola. Questo è l’itinerario che, noi cristiani, Chiesa dinamica, viaggiatori comunitari, non dobbiamo mai dimenticare di seguire: solo così  gusteremo ciò che in parte già assaporiamo, la vita divina.

Non dobbiamo temere gli ostacoli che, lungo il cammino incontreremo: nella Parola vi è la sorgente della vita che si offre come aiuto e difesa della nostra fede e alimento della speranza e della carità.

La penitenza: sacramento dell’abbraccio

Gesù  è quel figlio incarnato che testimonia un Dio di bontà, che vuole si torni a Lui  quando ce ne siamo allontanati  e, una volta tornati vuole che rimaniamo con gioia nella sua casa. Il sacramento della riconciliazione, per mezzo del quale si ottiene la remissione dei peccati deve essere considerato una grande festa a cui tutti siamo chiamati a partecipare. La vita per ciascuno di noi è un dono; il sacramento di riconciliazione è un evento di rinascita, non deve essere inteso come momento penoso o triste, ma come una festa e un incontro di gioia col Signore. Il sacramento della riconciliazione dobbiamo intenderlo come una chiamata a farsi abbracciare dal Signore, come succede a Zaccheo (Lc19,1-10), o come sarebbe successo al giovane ricco se avesse detto di sì al Maestro quando gli chiese di seguirlo (Mr 10,21).

La penitenza sacramentale non è un fare qualcosa, ma il sacramento di un abbraccio perdonante sempre nuovo. Il ministro ordinato, cioè il sacerdote, è il segno visibile e lo strumento di questo abbraccio perdonante.

L’abbraccio  del Gesù eucaristico

Spesso non è facile guardare all’eucaristia in una prospettiva di abbraccio. La ragione sta nel fatto che inconsciamente , noi non riusciamo a sentire  un Dio vicino a noi , che si china su di noi e ci abbraccia. Eppure questo è il contenuto della nostra fede : un Dio che si fa uomo abbracciando la nostra condizione umana, affinchè noi potessimo essere abbracciati  da Dio-Trinità, sentendoci amati.

L’eucarestia è il prolungamento di questa incarnazione, ed è il luogo più alto in cui  si può incontrare l’Assoluto Trinitario.

Allo scopo di esprimere l’intensità di quest’abbraccio,  Paolo paragona l’incontro con Cristo all’incontro che avviene tra un uomo e una donna nel matrimonio. E come ci spiega sant’Agostino, mentre nel mangiare comune è l’uomo che assimila a se il cibo, nel banchetto eucaristico avviene il contrario: infatti siamo noi ad essere assimilati a Lui, in una forma di nuzialità paragonabile a quella di due sposi.

La scena di Giovanni, il discepolo prediletto che Gesù amava, adagiato sul petto di Gesù durante l’ultima cena (Gv 13,23), evoca quanto avviene in ogni mensa eucaristica. Le parole eucaristiche sono semplicissime, che possono essere capite pure da un bambino, eppure noi abbiamo difficoltà a capire fino in fondo questo grande mistero. Gli inviti a mangiare e a bere sono inviti dettati dall’Amore per l’Amore.

Solo la fede che ama riesce ad afferrare l’inafferrabile che si compie in questo dare e prendere. L’Eucarestia è quest’abbraccio.

Ogni credente nell’Eucarestia può sperimentare ciò che sperimentò Maria Maddalena nel sepolcro (Gv 20,11-18). Il suo stupore è lo stupore di ognuno di noi. Inoltre quando Maria tentò di trattenere i suoi piedi  Egli la invita a lasciarlo; questo vuol dire che anche noi non dobbiamo  trattenerlo in senso fisico, ma dobbiamo rispettare il suo nuovo stato in cui egli è entrato con la risurrezione. In questa nuova condizione, il Risorto può essere riconosciuto solo nella fede, come accade ai discepoli di Emmaus dopo che l’hanno riconosciuto  nell’atto dello spezzare il pane (Lc 24,30-31). L’incontro col Signore non si realizza in una forma unicamente  individuale, ma come un abbraccio di natura ecclesiale.

Ma dobbiamo ricordare sempre che non si può abbracciare  Dio che non si vede se non si abbraccia il fratello che si vede (1Gv 4,20-21).

Se l’Eucarestia è gettarsi nelle braccia di Gesù contraccambiando il suo abbraccio, non è eccessivo dire che l’Eucarestia è una forma di “intimità spirituale”. Nutrendosi di questo abbraccio, ogni battezzato vive l’incontro  col Cristo come relazione d’amore.

L’abbraccio trinitario non avrà mai fine

L’Eucarestia, abbraccio vivo con il Risorto nella Chiesa, è un abbraccio con Dio-Trinità che non avrà mai fine. Su questa terra viviamo in Dio-Amore, ma in modo imperfetto e temporale; poi, lo saremo in modo perfetto ed eterno.  Possiamo dire che viviamo in una prospettiva del “già” e “non ancora”.  Invocando la sua venuta, la comunità crede che il Signore Gesù continui a visitare i suoi, come era apparso agli apostoli dopo la risurrezione (1Cor 16,21). Coltivare l’abbraccio cristiano è sentirsi in cammino verso quest’abbraccio escatologico.

L’abbraccio dunque è il segno di un viaggio che sta sempre davanti a noi; un viaggio che ha come destinazione nuovi orizzonti.

     ( per l’approfondimento leggi : ABBRACCIAMI di Carlo Rocchetta; capitolo 11; da  pag.219 a pag.228 )

La parola alla  Chiesa

Se ognuno di noi fa un esame di coscienza, vedrà quante volte, quante volte  ha cacciato via i profeti. Quante volte ha detto a Gesù: “vattene”, quante volte ha voluto salvare se stesso, quante volte abbiamo pensato che noi eravamo i giusti».

Una pietra scartata che diventa fondamento. Un patibolo che sembra la fine di una storia piena di speranze e invece è l’inizio della salvezza del mondo. Dio costruisce sulla debolezza, ma se uno ne legge le pagine la «storia di amore fra Dio e il suo popolo sembra essere una storia di fallimenti». Lo ha detto papa Francesco nell’omelia della Messa a Santa Marta, l’1 giugno 2015.

Il Pontefice ha commentato la parabola dei vignaioli omicidi, che appare come il «fallimento del sogno di Dio». C’è un padrone che costruisce una bella vigna e ci sono gli operai che uccidono chiunque sia l’inviato del padrone. «I profeti, gli uomini di Dio che hanno parlato al popolo, che non sono stati ascoltati, sono stati scartati», ha osservato il Papa, ma «saranno la sua gloria». Come accade con il Figlio, che finisce sulla croce. «Questa storia, che incomincia con un sogno d’amore, e che sembra essere una storia di amore, ma poi sembra finire in una storia di fallimenti – ha detto Papa Bergoglio – finisce con il grande amore di Dio, che dallo scarto tira fuori la salvezza; dal suo Figlio scartato, ci salva a tutti».

«Il Figlio, l’ultimo inviato, che è stato scartato proprio, giudicato, non ascoltato e ucciso, è diventato la pietra d’angolo».

Ecco che il concetto di fallimento «si rovescia», ha evidenziato il Papa. E il Figlio di Dio lo ricorda ai capi del popolo, citando la Bibbia: «La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo. Questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi». Per il Papa è «bello leggere nella Bibbia» anche dei «lamenti di Dio», del Signore che «piange» quando il popolo «non sa ubbidire a Dio, perché vuole diventare dio lui stesso». La via della nostra redenzione – ha sottolineato Francesco – è una strada di tanti fallimenti. Anche l’ultimo, quello della croce, è uno scandalo. Ma proprio lì l’amore vince. E quella storia che incomincia con un sogno d’amore e continua con una storia di fallimenti, finisce nella vittoria dell’amore: la croce di Gesù. Non dobbiamo dimenticare questa strada, è una strada difficile. Anche la nostra! Se ognuno di noi fa un esame di coscienza, vedrà quante volte, quante volte ha cacciato via i profeti. Quante volte ha detto a Gesù: “vattene”, quante volte ha voluto salvare se stesso, quante volte abbiamo pensato che noi eravamo i giusti».

Infine, una raccomandazione: mai dimenticare che è nella morte in croce di Cristo che si manifesta “l’amore di Dio col suo popolo”. Ci farà bene fare memoria, memoria di questa storia di amore che sembra fallita, ma alla fine vince. È la storia di fare memoria nella storia della nostra vita, di quel seme di amore che Dio ha seminato in noi, e poi fare lo stesso quello che ha fatto Gesù a nome nostro: si umiliò».

(Omelia del 1 giugno 2015 a santa Marta  di papa Francesco: ‘dallo scarto Dio tira fuori la salvezza’)

Testimonianze

Oggi vedremo la figura di san Camillo de Lellis, uomo che non solo pretendeva il meglio per i suoi malati, fino a voler gestire l’intero ospedale, ma esigeva anzitutto da sé e dai suoi collaboratori, la tenerezza.

Ogni malato era da lui personalmente ricevuto alla porta dell’ospedale e abbracciato; gli venivano lavati e baciati i piedi; poi veniva spogliato dei suoi stracci, rivestito di biancheria pulita e sistemato in un letto ben rifatto. Camillo voleva che i suoi collaboratori lo aiutassero per amore di Dio, con quell’amorevolezza  che le madri hanno verso i figli infermi. Quando Camillo toccava gli ammalati lo faceva con tanto affetto e diligenza che sembrava che stesse toccando Gesù. A volte gridava ai suoi collaboratori :”….più cuore!!……più anima nelle vostre mani!!”. I malati per lui erano il prolungamento dell’umanità sofferente di Cristo. Adorava l’infermo come “la persona del Signore.” Tutto questo non deve sembrare esagerato se Camillo arrivava al punto di raccontare piangendo a qualche malato i peccati della sua vita passata, convinto di parlarne proprio con il suo Gesù. Nei suoi occhi e nel suo cuore Gesù non diventava mai un ideale, un valore, una causa, o un motivo d’azione: era e restava una Presenza adorabile e adorata.

Domande per la condivisione

  • Riesco  a guardare l’Eucarestia nella prospettiva di un abbraccio che Dio padre compie verso me personalmente e verso noi come coppia, chinandosi, e facendoci sentire la sua vicinanza?
  • La scena di Giovanni, il discepolo prediletto che Gesù amava, adagiato sul petto di Gesù durante l’ultima cena (Gv 13,23), evoca quanto avviene in ogni mensa eucaristica.  Riesco a percepire questa vicinanza, anzi desidero nella mia vita questa vicinanza?
  • L’abbraccio dunque è il segno di un viaggio che sta sempre davanti a noi; un viaggio che ha come destinazione nuovi orizzonti. Quali sono gli orizzonti che cerco di intravedere da lontano nella mia vita personale e di coppia?

 Impegno da assumere

Alla luce di quanto detto in questo incontro decido di impegnarmi sin da ora a……….

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