Abbracciami-Cap-4-Scheda-2

Abbraccio di Francesco e Bartolomeo al Santo Sepolcro
Abbraccio di Francesco e Bartolomeo al Santo Sepolcro “Quando cristiani di diverse confessioni si trovano a soffrire insieme, gli uni accanto agli altri, e a prestarsi gli uni gli altri aiuto con carità fraterna, si realizza un ecumenismo della sofferenza, si realizza l’ecumenismo del sangue, che possiede una particolare efficacia non solo per i contesti in cui esso ha luogo, ma, in virtù della comunione dei santi, anche per tutta la Chiesa. Quelli che per odio alla fede uccidono, perseguitano i cristiani, non gli domandano se sono ortodossi o se sono cattolici: sono cristiani! Il sangue cristiano è lo stesso!”.

 

Scheda n° 2 del  4° Capitolo

 

LA SIMBOLICA BIBLICA DELL’ABBRACCIO

Le metafore dell’abbraccio

 

Nell’incontro precedente abbiamo contemplato la tenerezza dell’abbraccio di Dio verso il suo popolo che si manifesta con le metafore bibliche dell’aquila, del pastore e del medico.

Questa sera ci soffermeremo ad approfondire la compassione amante di Dio, che é vicino ai suoi, attraverso le metafora della paternità, della maternità e della nuzialità.

Nella storia della salvezza Dio rivela il suo amore verso Israele come quello di un padre che ama teneramente il suo figlio: “Come é tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso coloro che lo temono”  (Sal 103,13)

Molto toccante è la descrizione della tenerezza di Dio che fa il profeta Osea, collegandola con la liberazione dall’Egitto:

“Quando Israele era fanciullo io l’ho amato, dall’Egitto ho chiamato mio figlio […] A Efraim io insegnavo a camminare, tenendolo per mano [….] Io li traevo con legami di bontà, con vincoli di amore; ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare”  (Os 11,1-4).

La tenerezza dell’abbraccio paterno di Dio, secondo il salmista si concretizza particolarmente nel perdono verso Israele malgrado la sua persistente infedeltà: “Ed Egli, tenero, perdonava le sue colpe; li perdonava invece di distruggerli”  (Sal 78,38).

Il popolo eletto ha sperimentato non solo l’amore paterno di Dio, ma avuto il privilegio di sperimentare per primo la maternità di Dio. Malgrado l’infedeltà del popolo, Dio non si arrende nel manifestare la sua tenerezza:

“Sion ha detto: Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato. Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio del suo grembo? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco sulle palme delle mie mani ti ho disegnato” (Is 49,14-16).

Il profeta Isaia esprimerà in maniera molto efficace l’abbraccio di Dio-madre con il gesto di allattare, portare in braccio e accarezzare sulle ginocchia come fa una madre con il suo bambino: “Così voi sarete allattati e vi sazierete al seno delle sue consolazioni; succhierete e vi delizierete al petto della sua gloria […] Voi sarete allattati e portati in braccio e sulle ginocchia sarete accarezzati. Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò” (Is 66,11-13).

 

E il profeta Geremia descrive con tratti materni la tenerezza di Dio nei confronti di Israele, popolo ribelle, con queste parole: “Non è Efraim un figlio carissimo per me, il mio bambino prediletto? Ogni volta che lo minaccio, mi ricordo di lui sempre con affetto. Per questo il mio cuore si commuove per lui e sento per lui una profonda tenerezza”      (Ger 31,20).

Parafrasando Gibran, possiamo dire: “Non siamo noi a portare Dio nel nostro cuore, ma è Dio che ci porta nel suo”.

Infine, quella delle nozze è un’altra immagine essenziale dell’abbraccio divino. Il Signore ama il suo popolo come uno sposo ama la sua sposa, dandole una nuova identità: “Sarai chiamata con un nome nuovo, che la bocca del Signore indicherà. Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio. Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà detta più Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli; come gioisce lo sposo per la sposa, così gioirà il tuo Dio per te” (Is 62,2-5).

 

Con le nozze la sposa non sarà più chiamata Abbandonata e la terra non sarà chiamata Devastata, ma Mia Gioia, e la terra sarà chiamata Sposata. Dio con il suo abbraccio di intimità sigillerà con la sposa una nuova alleanza. Un’alleanza che l’infedeltà di Israele, la sposa, non potrà mai più spezzare perché lo Sposo, Dio, continuerà ad amare la sposa e le rimarrà fedele, perché il suo amore è un amore misericordioso che perdona: “Per un breve tempo ti ho abbandonata, ma ti raccoglierò con immenso amore. In un impeto di collera ti ho nascosto per un poco il mio volto; ma con affetto perenne ho avuto pietà di te, dice il tuo Redentore, il Signore…  Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerà da te il mio affetto, e non verrà meno la mia alleanza di pace, dice il Signore che ti usa misericordia” (Is 54,7-10). 

Con la venuta di Gesù non si è più di fronte ad un’attesa, ma alla presenza dello Sposo. Gesù è lo Sposo che, con gesti e parole, inaugura i tempi promessi e dà inizio al banchetto escatologico: “Possono forse digiunare gli invitati quando lo sposo è con loro. Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto; allora, in quel giorno, digiuneranno”  (Mc 2,19-20).

Gesù è lo sposo, i discepoli la sposa. Mentre lo Sposo è presente non bisogna digiunare, ma festeggiare. Quando lo sposo non ci sarà più, occorrerà digiunare.

Gesù allude alla sua passione, quando il suo sposalizio con l’umanità sarà consumato con l’abbraccio della Croce.

                                                 DOMANDE PER LA RIFLESSIONE

  1. La tenerezza dell’abbraccio paterno e materno di Dio si manifesta nel perdonare le colpe invece di condannare e distruggere.

            Posso dire di avere sperimentato questo atteggiamento di tenerezza paterna e materna verso il mio coniuge, ovvero spesso dinanzi alle sue colpe assumo atteggiamenti da giudice che  condanna e non dò spazio per convertirsi?

  1. L’immagine della nuzialità per indicare l’amore di Dio per il suo popolo fino all’annullamento di sé (Il Crocifisso) rivela la natura intima dell’amore.

            Vivere l’amore coniugale come <<sacramento>> dell’amore di Dio per il suo popolo significa compiere l’ascesi dello svuotamento di sé perché l’altro possa vivere.

            Posso dire che sto compiendo un cammino di maturazione in questo senso, rinnegando il mio “io” per la vita dell’altro, ovvero riconosco di essere <<fermo>> nella mia vita spirituale a tal punto che mi trovo sempre con gli stessi difetti?

Perché?

  1. Posso dire di essere un aiuto per la santificazione del mio coniuge, oppure sono un ostacolo?

      Perché?

(Don Calogero Di Vincenzo)

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza