Abbracciami-Cap-4-Scheda-1

Gesù accettami sul Tuo petto così come facevi con Giovanni, l'apostolo che Tu amavi. Gesù stringimi sul Tuo petto, così come stringevi a Te Giovanni, l'apostolo che Tu amavi. Gesù abbracciami e non lasciarmi più.
Gesù accettami sul Tuo petto così come facevi con Giovanni, l’apostolo che Tu amavi.
Gesù stringimi sul Tuo petto, così come stringevi a Te Giovanni, l’apostolo che Tu amavi.
Gesù abbracciami e non lasciarmi più.

 

 

SCHEDA INTRODUTTIVA  4° CAP ABBRACCIAMI

 

Quando noi pensiamo alla storia della salvezza in cui Dio gradualmente si rivela all’uomo per  fare conoscere se stesso e il suo amore, incontriamo diverse immagini che manifestano aspetti particolari della tenerezza di Dio. Già il vocabolo ebraico più simile a <<tenerezza>> ha una radice che richiama un sentimento che sorge dalle viscere della persona, cioè dalla parte più profonda della persona e richiama l’abbraccio primario con cui il bambino viene a contatto nel grembo materno. Nella bibbia si incontrano diverse metafore che sottolineano vari aspetti dell’abbraccio nel grembo divino, che rivelano l’amore tenero e forte di YHWH. Ognuna di esse descrive un aspetto particolare dell’abbraccio di Dio verso il suo popolo e rimanda all’abbraccio salvifico offerto a tutta l’umanità con la venuta di Gesù.

La prima metafora è quella dell’aquila, che presenta il Signore come Colui che veglia sul suo popolo e gli insegna a volare:

“Come un’aquila che veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati, egli spiegò le sue ali e lo prese, lo sollevò sulle sue ali” (Dt 32,11). Con il suo abbraccio affettuoso il Signore distese il suo braccio potente per liberare Israele dalla schiavitù egiziana e condurlo verso la terra promessa (Es 19,4). Nel nuovo testamento la metafora dell’aquila riappare con l’immagine della chioccia che, con le sue ali, protegge i pulcini, per indicare l’abbraccio appassionato , non corrisposto, di Gesù verso Gerusalemme.

La seconda immagine è quella del pastore che esprime la grande cura di YHWH che raduna il popolo disperso e lo rende fecondo malgrado le sue infedeltà. Il profeta Isaia scrive:

“Come un pastore, egli fa pascolare il gregge, e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri”. (Is  40,11).

Il gesto di stringere gli agnellini sul petto esprime la grande tenerezza dell’abbraccio paterno e affettuoso di Dio che conduce dolcemente anche le pecore madri!   Gesù riprenderà la metafora del pastore e la applicherà a se stesso, buon pastore, che va in cerca della pecorella smarrita, se la carica sulle spalle          (Lc 15,4-7) per riportarla all’ovile, conosce le sue pecore ad una ad una e per esse sacrifica la sua vita. Nel dono della sua vita, immolata sulla croce, si manifesta il grande abbraccio della SS. Trinità al mondo intero.

La terza metafora, quella del medico, sottolinea un  altro aspetto dell’abbraccio divino: Il Signore è colui che cura con immensa tenerezza e guarisce le ferite di coloro che gli appartengono:  “Il Signore perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue malattie; salva dalla fossa la tua vita, ti corona di grazia e di misericordia”. (Sal 103,3-4). La tenerezza di Dio si manifesta con un abbraccio, capace di curare e guarire tutte le malattie. Gesù, Salvatore, realizzerà la sua missione come ministero di guarigione:  “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mc 2,17). Il suo amore misericordioso lo spinge a curare ogni ordine di malattia: fisico, psichico, spirituale, morale. Il toccare gli ammalati e il farsi toccare da loro esprime la sua vicinanza fisica, paragonabile al gesto dell’abbraccio. La tenerezza del suo amore misericordioso non gli impedisce di <<toccare>> il lebbroso, quasi come un abbraccio, superando ogni forma di paura, che poteva esserci per il pericolo del contagio. Quel toccare, pieno di compassione e di simpatia, simile ad un abbraccio, carico di tenerezza divina, compie il miracolo della guarigione fisica del lebbroso, ma anche quello di restituirgli la propria identità risanata. In questo momento di preghiera vogliamo anche noi sentirci avvolti dall’abbraccio tenero e misericordioso di Dio, nostro Padre, che cura e guarisce tutte le nostre ferite. Nel silenzio contempliamo questo mistero di amore che ci fa sentire tutti uniti nell’abbraccio della SS. Trinità.

BRANI BIBLICI DA MEDITARE:  Dt 32,11;  Is 40,11; Sal  103,3-4;

Calogero  Di Vincenzo

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza