Abbracciami-Cap-6-Parte-2

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Eros e Agape: La coppia cristiana

… la stessa speranza, lo stesso ideale, lo stesso modo di vivere, lo stesso atteggiamento di servizio! Ambedue fratelli e servi dello stesso Signore …

Abbracciami

Capitolo  6  Parte Seconda

 

Attendere la Parola

Condividiamo la stessa speranza, lo stesso ideale, lo stesso modo di vivere, lo stesso atteggiamento di servizio. Ambedue fratelli e servi dello stesso Signore, senza divisione nella carne e nello spirito, insieme preghiamo, insieme ci inginocchiamo e insieme facciamo digiuno. Istruiamoci l’un l’altro, l’un l’altro esortiamoci, sosteniamoci a vicenda. Insieme stiamo nella santa assemblea, insieme alla mensa del Signore, insieme nella prova, nella persecuzione, nella gioia. Nulla nascondiamo l’un l’altro, non ci evitiamo l’un l’altro, l’un l’altro non siamo di peso. Volentieri facciamo visita agli ammalati, volentieri assistiamo i bisognosi, senza malavoglia facciamo elemosina senza fretta partecipiamo al sacrificio, senza sosta assolviamo ogni giorno i nostri impegni. Ignoriamo i segni di croce furtivi, rendiamo grazie senza reticenze, benediciamo senza vergogna nella voce. Salmi e inni recitiamo a voci alternate ed insieme gareggiamo nel cantare le lodi al nostro Dio. Vedendo e sentendo questo, Cristo gioisce e ci manda la sua pace. Là dove sono i due sposi, vi è anche Cristo.

                       (Lettera di  Tertulliano,  “alla Moglie”)

In ascolto della parola

Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amore del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. 2Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amato del mio cuore. L’ho cercato, ma non l’ho trovato. 3Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda: «Avete visto l’amore del mio cuore?». 4Da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l’amore del mio cuore. Lo strinsi forte e non lo lascerò, finché non l’abbia condotto nella casa di mia madre, nella stanza della mia genitrice (Ct 3,1-4).

Provocati  dalla parola

“Lo strinsi forte e non lo lascerò”(Ct 3,4)

Nel capitolo terzo del cantico dei cantici, si ritrova nuovamente la simbolicità dell’abbraccio sponsale; siamo però in un quadro scenico diverso.  La ragazza infatti si trova nella sua camera da letto, segno di intimità, e pur avendo sentito il fidanzato avvicinarsi alla sua casa, non si alza ma si lascia cullare in un dolce dormiveglia. Ma ecco, che ad un tratto il sogno  si trasforma in un incubo: ella decide di aprire la porta e il suo amato è scomparso. Diversi aspetti  sono  in netta contrapposizione: il dramma dello smarrimento angoscioso, la tenacia della ricerca e poi la gioia del ritrovamento. La sposa, sfidando le consuetudini sociali e i pericoli della notte,  si mette alla ricerca dello sposo, fino a quando lo trova. Al versetto quattro una serie di verbi esprimono bene sentimenti di possesso e di affetto. “Quando trovai l’amore del mio cuore”……”lo strinsi a me”……”non lo lascerò”. Vediamo come lo stringere a se rimanda ad un abbraccio intenso,  ad un afferrare e tenere  stretto per non lasciarlo più.  “ Finchè non l’abbia  introdotto nella casa di mia genitrice….”; con questa frase si completa la scena, dove appare chiaro il desiderio da parte della ragazza di giungere alla piena intimità. La donna, inizialmente era uscita dalla camera della madre, e adesso anela ad un incontro con lo sposo nel luogo nel quale ha cominciato ad esistere; ella  concepisce quindi l’incontro con l’amato come una nuova nascita, nascita che non si limita più all’ ”io” ma al “noi”. Vi è il desiderio di condividere  tutta la vita, non solo quella che sta dinanzi o quella che si costruirà insieme, ma anche quella precedente, che ormai è passata. L’amore vorrebbe stringere, nel suo abbraccio, tutta la vita del partner, dall’inizio alla fine. 

L’abbraccio intimo tra èros e agàpe

L’abbraccio nunziale  costituisce il trait-d’union  tra eros e agape; due espressioni d’amore  che, anziché  opporsi, sono molto correlate fra loro. Eros  rappresenta un cammino che si protende in su, in alto, da poter essere identificato con la sfera del divino. L’agape indica  l’amore unico di Dio che  si è fatto incontro all’uomo e lo ha salvato; non rappresenta quindi l’amore ascensionale dell’uomo che si protende verso Dio, ma l’amore discendente di Dio che si fa vicino alle sue creature, fino al punto di farsi uomo e di morire in croce per l’umanità intera. L’abbraccio fra gli sposi  costituisce un linguaggio che mette in stretta relazione “ eros” e” agape”.  Quando nella vita di coppia  non esiste più l’arte del coccolarsi, dell’abbracciarsi e  cominciano a mancare tutti quei piccoli gesti che tengono acceso il fuoco dell’amore, possiamo parlare di patologia. Il contatto fisico dunque è importante per la buona riuscita del matrimonio. Le coppie devono comprendere che i loro corpi sono a servizio della tenerezza nunziale; quindi un abbraccio magari prolungato fatto nel silenzio può dire molto più di tante parole d’amore.

La grazia dell’abbraccio tra gli sposi

In forza del sacramento nunziale e dei suoi doni, l’abbraccio assume per gli sposi cristiani uno spessore  sacramentale; essi sperimentano il loro essere “ministri di grazia l’uno per l’altro” diventando benedizione per se stessi e per i figli. L’abbracciarsi tra gli sposi è un offerta reciproca di dolcezza e rappresenta il primo atto per aprirsi alla pacificazione dei cuori e alla gioia di scambiarsi amore. Lo Spirito Santo, soffio amante del Padre e del Figlio, inabita negli sposi trasformando ogni loro gesto affettivo in grazia. L’abbraccio ha il potere di aiutare  a superare le ferite che talvolta attanagliano l’uno o l’altro e impediscono di volgersi al partner con la tenerezza dell’amore.  Per gli sposi cristiani, non esiste considerare in modo separato l’amore coniugale e l’amore di Dio come se  camminassero su due binari separati destinati a non incontrarsi mai; un amore è nell’altro, al punto che tanto più ognuno abbraccia l’altro tanto più abbraccia Cristo e viceversa. La spiritualità nunziale è assaporare la tenerezza di Dio attraverso la tenerezza del coniuge; scoprire l’intimità  con Dio attraverso l’intimità con lui.

 (per l’approfondimento leggi : ABBRACCIAMI di Carlo Rocchetta; capitolo 6 da pag.124 a pag.133 paragrafi 4°,5°,6°)

La parola alla  Chiesa

Abbiamo visto il significato dei due termini  agape ed eros, ma chi ne ha parlato in modo esemplare mettendone in evidenza  differenze e unità è Benedetto XVI nella sua enciclica “Deus caritas est”. Leggiamo testualmente: ” In realtà eros e agape,  amore ascendente e amore discendente,  non si lasciano mai separare completamente l’uno dall’altro. Quanto più ambedue, pur in dimensioni diverse, trovano la giusta unità nell’unica realtà dell’amore, tanto più si realizza la vera natura dell’amore in genere. Anche se l’eros inizialmente è soprattutto bramoso, ascendente, nell’avvicinarsi poi all’altro si porrà sempre meno domande su di sé, cercherà sempre di più la felicità dell’altro, si preoccuperà sempre di più di lui, si donerà e desidererà  « esserci per » l’altro. Così il momento dell’agape si inserisce in esso; altrimenti l’eros decade e perde anche la sua stessa natura. D’altra parte, l’uomo non può neanche vivere esclusivamente nell’amore oblativo, discendente. Non può sempre soltanto donare, deve anche ricevere. Chi vuol donare amore, deve egli stesso riceverlo in dono. Certo, l’uomo può,  come ci dice il Signore,  diventare sorgente dalla quale sgorgano fiumi di acqua viva (cfr Gv 7, 37-38). Ma per divenire una tale sorgente, egli stesso deve bere, sempre di nuovo, a quella prima, originaria sorgente che è Gesù Cristo, dal cui cuore trafitto scaturisce l’amore di Dio (cfr Gv 19, 34)”.

I Padri hanno visto simboleggiata in vari modi, nella narrazione della scala di Giacobbe, questa connessione inscindibile tra ascesa e discesa, tra l’eros che cerca Dio e l’agape che trasmette il dono ricevuto. In quel testo biblico si riferisce che il patriarca Giacobbe in sogno vide, sopra la pietra che gli serviva da guanciale, una scala che giungeva fino al cielo, sulla quale salivano e scendevano gli angeli di Dio (cfr Gn 28, 12; Gv 1, 51).

In definitiva possiamo concludere dicendo che nella coppia, i due partner devono continuamente alimentare il loro matrimonio con tanti piccoli gesti che sono più importanti di  chissà quali grandi cose, o frasi d’amore.  Questo ci è stato spiegato molto bene da Papa Francesco nella celebrazione eucaristica del 28-09-2015, che ha concluso le giornate di Philadelphia  in occasione dell’incontro mondiale delle famiglie. Questa celebrazione eucaristica ha confermato la grande attenzione che il papa ha per la famiglia, e soprattutto per il suo essere un insostituibile laboratorio di amore ha detto: “fabbrica d’amore”,  un Amore grande, a dire il vero, con la A maiuscola, quello che viene da Dio, quello che chiede la pace anche a livello mondiale, quello che gli sposi si promettono. 

Papa Francesco, con la dolcezza paterna che lo distingue, ha sottolineato che  «l’amore si costruisce sulle piccole cose», sulle piccole attenzioni della vita quotidiana, sulla cura dell’altro nel giorno per giorno. Proprio dalle piccole cose si apprende poi un amore più grande, capace di aprire le proprie porte agli altri, capace anche di sfidare il mondo. Ricordiamo le parole di Papa Francesco sulla famiglia, “prego, grazie, scusa”, così come  la costante esortazione a “se avete litigato, non chiudete la giornata senza aver fatto pace”, frase che troviamo  nella lettera agli Efesini, quando Paolo  dice:  ”…..non tramonti il sole sulla vostra ira”! (Ef 4,26). Se la famiglia sperimenta questo amore, a partire dalle piccole cose, allora diventa capace di essere “miracolo e profezia” d’amore anche nelle grandi cose, anche per il mondo intero.

Jorge Mario Bergoglio ha parlato incastonando nel suo discorso un gran numero di esempi. «La felicità, la santità è sempre legata ai piccoli gesti», ha affermato.  Ha poi proseguito  citando il vangelo di Marco: “Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome,  dice Gesù,  non perderà la sua ricompensa” (Mc 9,41). Sono gesti minimi, che uno impara a casa; gesti di famiglia che si perdono nell’anonimato della quotidianità, ma che rendono ogni giorno diverso dall’altro. Sono gesti di madre, di nonna, di padre, di nonno, di figlio, di fratello, di coppia. Sono gesti di tenerezza, di affetto, di compassione. Gesti come il piatto caldo di chi aspetta a cenare, come la prima colazione presto di chi sa accompagnare nell’alzarsi all’alba. Sono gesti familiari. E’ la benedizione prima di dormire e l’abbraccio al ritorno da una lunga giornata di lavoro.

L’amore si esprime in piccole cose, nell’attenzione ai dettagli di ogni giorno che fanno sì che la vita abbia sempre sapore di casa. La fede cresce quando è vissuta e plasmata dall’amore. Perciò le nostre famiglie, le nostre case sono autentiche Chiese domestiche: sono il luogo adatto in cui la fede diventa vita e la vita cresce nella fede».  «La nostra missione è l’amore», era lo slogan di queste giornate missionarie del papa. Solo così l’amore generato dalla famiglia diventa una “sfida per tutta la famiglia umana”, perché divenga capace di generare una società dell’amore.

 Concludiamo sottolineando  che non esiste coppia  che non possiede le parole semplici, che sono i piccoli gesti, per parlare d’amore, non una volta per tutte, ma ogni giorno; come la goccia d’acqua che colpendo costantemente la roccia riesce a scavarla.

Testimonianze

Il 18 ottobre, durante l’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si è tenuto in Vaticano dal 4 al 25 ottobre 2015 sul tema “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”, Papa Francesco ha canonizzato i coniugi Louis Martin  (22 agosto 1823-29 luglio 1894) e Zélie Guérin (23 dicembre 1831- 28 agosto 1877). Quale modello viene quindi offerto oggi agli sposi? Santi genitori, che vissero cattolicamente, ovvero, ogni loro pensiero ed ogni loro azione erano sempre posti, per loro stessa volontà, sotto lo sguardo di Dio. Alla celebrazione di beatificazione dei coniugi Martin, il postulatore, padre Antonio Sangalli, li ha così presentati: “Non avremmo santa Teresa di Gesù Bambino senza questi genitori”. Essi trasmisero la fede ai figli, l’impegno delle missioni, della preghiera, la vita dei sacramenti. È una cosa veramente ammirevole, la fede di questi due genitori, l’amore che hanno avuto per la Chiesa, l’ascolto che questi genitori prestavano alla dottrina, ai precetti della Chiesa. Teresa stessa parla del papà e della mamma, definendoli “i suoi incomparabili genitori”. «Il Buon Dio mi ha dato un padre e una madre più degni del Cielo che della terra», scriveva santa Teresina in una lettera del 26 luglio 1897. Alle consorelle confida: “Non avevo che da guardare mio papà per sapere come pregano i santi”. 

Louis Martin e Zélie Guérin (beatificati il 19 ottobre 2008 a Lisieux  da Giov. Paolo II) sono stati genitori secondo il Cuore di Dio: la loro testimonianza, oggi più che mai, diventa essenziale per rieducare una civiltà occidentale che ha smarrito principi, valori, risposte razionalmente e religiosamente corrette. Santa Teresina di Lisieux nacque e crebbe in questa famiglia. Le persone interagiscono continuamente con l’ambiente che le circonda: si nasce, si cresce, ci si forma in base agli stimoli che si ricevono da coloro con cui si coabita.  Dio, nel focolare dei Martin, sarà sempre «il primo servito». Il carteggio di Zélie è una vera e propria cronaca familiare, dove si evince che la Santa Messa e la preghiera erano la fonte della loro esistenza.  Zélie era una mamma tenerissima; scrisse nella lettera datata 4 aprile 1868: «è un lavoro così dolce occuparsi dei propri bambini!», così i figli sentivano che erano stati desiderati e che i genitori vivevano per loro: far piacere a Cristo e far piacere ai genitori divenne per essi un tutt’uno.

E il loro rapporto di coppia? L’amore tra i due sposi è forte e delicato. Luigi, in viaggio di lavoro, scrive alla moglie: “Il tempo mi sembra lungo e non vedo l’ora di essere vicino a te”. Si definisce “marito e vero amico” di Zélie che a sua volta diceva: “Mio marito è un sant’uomo. Ne auguro uno simile a tutte le donne. Io sono sempre felicissima con lui: mi rende la vita molto serena … è per me un consolatore ed un sostegno”.

Tratto caratteristico della grande fede dei Martin era il pieno abbandono alla Divina Provvidenza, ecco che, nonostante lo straziante dolore per la perdita di ben quattro figli, essi non caddero nella disperazione. In un tempo in cui l’aborto volontario (omicidio volontario) è diventato ordinaria consuetudine, le parole di Zélie percuotono le coscienze; scriveva, infatti, ad una cognata reduce da un aborto spontaneo: “Che il buon Dio vi accordi la rassegnazione alla sua santa volontà. Il vostro caro piccolo bambino è presso di Lui; vi vede, vi ama, e voi lo ritroverete un giorno”. È una grande consolazione che io ho provato e che provo ancora. Quando ho chiuso gli occhi ai miei cari piccoli bambini e li ho seppelliti, ho provato un grande dolore, a cui mi sono tuttavia rassegnata. […] Molti mi dicevano: “Sarebbe stato meglio non averli mai avuti”. Non potevo sopportare questo linguaggio. Non trovavo affatto che le pene e le preoccupazioni potessero essere messi sulla bilancia con la felicità eterna dei miei figli. Inoltre, essi non erano perduti per sempre, la vita è corta e piena di miserie, li si troverà lassù» (17 ottobre 1871).

Spunti per la condivisione

  • Come viviamo nella nostra coppia l’amore coniugale e l’amore di Dio?

A) Come se camminassero su due binari separati destinati a non incontrarsi mai

B Come se fossero uno nell’altro in modo che quando un partner abbraccia l’altro  sta          abbracciando Cristo?

  • Nella quotidianità  cerchiamo di utilizzare il linguaggio dei piccoli gesti che parlano d’amore? Quante volte ci abbracciamo al giorno
  • Abbiamo mai riflettuto sul fatto che nel rapporto di coppia , abbracci, baci, parole o gesti, sono sotto lo sguardo  dei nostri figli? Abbiamo mai pensato che questo vale più di tante catechesi sul matrimonio, per la loro vita futura e per la formazione di nuove famiglie?

Impegno da assumere

Alla luce di quanto detto in questo incontro quale impegno voglio assumere per vivere e migliorare il mio rapporto di coppia?

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza