05-Lo Spirito Santo Anima della Famiglia

Mentre il mio spirito, tremante, riverente, adorante e spaventato, al contemplarlo dall’esilio, sotto la luce della fede, illuminato però dai doni dello Spirito Santo e rinvigorito dalla forza della grazia e dal potere dell’Eterno Madre Trinidad
Mentre il mio spirito, tremante, riverente, adorante e spaventato, al contemplarlo dall’esilio, sotto la luce della fede, illuminato però dai doni dello Spirito Santo e rinvigorito dalla forza della grazia e dal potere dell’Eterno
Madre Trinidad

 

LO SPIRITO SANTO ANIMA DELLA FAMIGLIA

Un augurio bellissimo conclude la seconda lettera ai Corinzi e inizia ogni incontro eucaristico::”La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione delle Spirito Santo siano con tutti voi” ( 2 Cor 13,13 )

La tenerezza del Padre, la dedizione totalmente gratuita del Figlio, la forza di unità dello Spirito ci coinvolgono in una danza meravigliosa di vita. Una danza che è dono, accoglienza, relazione.Animati dallo Spirito Santo impariamo il linguaggio ed i gesti dell’amore; lo accogliamo nei nostri cuori e diventiamo capaci di testimoniarlo con la vita. “ L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato

Il “Noi” divino costituisce il modello eterno del “noi”umano; di quel “ noi” innanzitutto che è formato dall’uomo e dalla donna, creati ad immagine e somiglianza divina” ( LF 6. cfr. GS 12; FC 11; ESM 34).

La famiglia è icona della trinità: ci parla di Dio che è Amore ed è animata dagli stessi dinamismi della comunione trinitaria. La famiglia è “ comunità di persone per le quali il modo proprio di esistere e di vivere insieme è la comunione” (LF 7).

Tutto questo è straordinario; proviamo a pensare: il “noi” che siamo noi due riflette niente meno che la realtà divina. La nostra relazione al di là dei nostri difetti, conserva l’immagine di Dio, un’immagine che non ci sarà mai tolta e che non dipende dalla nostra bravura. Da noi dipende la coerenza a ciò che siamo: “famiglia diventa ciò che sei”, ma non l’essenza di ciò che siamo come coppia e come famiglia.

Lo Spirito Santo è il vincolo eterno fra l’Amore donato e l’Amore ricevuto, vincolo di unità tra Padre e Figlio.. E’ l’amico del Padre e del Figlio, esprime la totale apertura e fecondità del loro amore. Lo Spirito realizza l’unità di Cristo Sposo con la Chiesa Sposa, è artefice del  cammino di unità degli sposi.

“ La comunione donata dallo Spirito non si aggiunge all’esterno, né rimane parallela a quella comunione coniugale e familiare che  costituisce la struttura naturale del rapporto specifico uomo-donna, bensì assume questa stessa struttura dentro il mistero dell’amore di Cristo per la sua chiesa e pertanto la trasforma interiormente e la eleva a segno e luogo di comunione nuova, soprannaturale e salvifica” ( Comunione e comunità nella chiesa domestica 9)

      E’ lo Spirito che fa dei due una carne sola! E lo fa attraverso i suoi doni.

La Sapienza, l’Intelletto, il Consiglio, la Fortezza, la Scienza, la Pietà e il Timor di Dio.

  • Il Timor di Dio è il dono che ci conduce all’umiltà ( il contrario è l’orgoglio). Consiste in un sentimento filiale che teme il peccato a causa dell’oltraggio che esso reca a Dio. Ci sarà un giudizio su di noi al termine della nostra vita e abbiamo sempre la possibilità di cadere e retrocedere ( nel cammino spirituale o si va avanti o si va indietro, non si è mai fermi) se non rispondiamo alla Grazia che non ci manca mai, ma che possiamo anche rifiutare.Nella coppia il Timor di Dio è il timore di rompere o danneggiare la relazione. Il coniuge il familiare è luogo della presenza di Dio ed io devo avere il timore ( che si traduce in cura) di offenderlo, di recargli danno, di danneggiare la relazione. Devo avere rispetto dell’altro come di una cosa sacra. ( prometto di amarti e onorarti…)
  • Il dono della Pietà è dato per sottomettere l’egoismo. Il cuore del cristiano deve,  dovrebbe essere tenero e disponibile .L’anima piena di sottomissione filiale verso il Padre, diventa pronta a tutte le Sue Volontà, ad accogliere le disposizioni della sua Provvidenza. Il Dono della Pietà fa trovare nei fratelli Gesù stesso. Il dono della pietà rende il cuore disposto al perdono, alla tolleranza verso le imperfezioni altrui, alla discolpa dei torti del prossimo, rende compassionevoli verso il povero, premurosi verso l’ammalato; rende capaci di piangere con chi piange e di rallegrarsi con chi è nella gioia, Nella coppia il dono della pietà si può tradurre nella fiducia reciproca degli sposi e insieme i due sposi possono riporre la loro fiducia in Dio.
  • Il Dono della Scienza  Il cristiano per mezzo della luce della scienza sfugge ai pericoli e se non ha esperienza propria ha l’esperienza di Dio.La scienza ci aiuta a discernere ciò che è vero da ciò che è falso, ciò che è giusto da ciò che è ingiusto. Ci indica la verità, cioè ciò che Dio chiede e ciò che Dio non vuole. Senza la scienza divina la nostra vista corta rischia di smarrirsi.Il dono della scienza ci insegna che rapporto avere con le persone, le quali ci sono state donate non come uno ostacolo, ma come un aiuto nel cammino verso Dio.. Con il dono della scienza, la nostra strada diventa sicura, cessano le esitazioni e diventiamo capaci di evitare qualsiasi via che non porti a Dio. Nella vita di coppia facciamo l’esperienza della scienza come conoscenza-amore ( Così lo chiama Isaia ).Questo dono immette l’amore nel conoscere. Chi ama capisce meglio: “non si vede bene che col cuore”. Il dono della scienza  dice che per ascoltare e capire una persona bisogna amarla. Non dare giudizi ma avere pre/giudizi. positivi ( E SE?…).
  • Il Dono della Fortezza. Con questo dono il Signore ci fornisce l’energia che dovrà sostenerci nella via che Egli ci ha mostrato con il dono della scienza. Nel nostro cammino ci troviamo a combattere contro il demonio, il conformismo, l’egoismo nostro e degli altri. Il dono della fortezza ci fa superare e vincere la paura, modera l’eccessiva fiducia che noi saremmo portati a riporre in noi stessi.Questo prezioso dono fornisce l’energia necessaria per affrontare le prove che incontriamo nel nostro cammino di santità.Lo Spirito di Fortezza sostiene nella perdita dolorosa di una persona cara, nella sofferenza che può trasformare la vita in un peso insopportabile, se non sapesse che esse sono visite del Signore.Lo Spirito di Fortezza aiuta ad essere forti contro se stessi e questo è una rarità che suscita stupore in coloro che ne sono testimoni. Nella coppia il dono della fortezza ci viene in aiuto nel momento della delusione, della fatica, della crisi; è il dono che trasforma la crisi in momento di grazia e di crescita; fa si che la delusione diventi- se mi mantengo nella fedeltà- diventi fonte di nuova vita.
  • Il Dono del Consiglio. Agisce nella nostra intelligenza come il dono della fortezza agisce nella nostra volontà. E’ il consiglio che ci dice ciò che dobbiamo fare a ciò che dobbiamo evitare, ciò che dobbiamo dire e ciò che dobbiamo tacere, ciò che dobbiamo mantenere e ciò che dobbiamo rinunciare. Il dono del consiglio mantiene l’anima attenta a ciò che è vero, a ciò che è buono e veramente vantaggioso. Il dono del consiglio ci preserva dal pericolo di governarci da soli. Contrario allo Spirito di Consiglio è l’essere impulsivi, precipitosi, negligenti.Per gli sposi il dono del consiglio può essere visto come il parere del coniuge. Se io mi lascio mettere in discussione, l’altro diventa per me lo strumento che mi aiuta a superare i miei limiti e i miei difetti; è l’aiuto simile donatomi da Dio per la mia salvezza..
  • Il Dono della Intelligenza.  E’ una illuminazione dell’anima cristiana e si sperimenta in proporzione alla fedeltà al lasciarsi guidare dagli altri doni.E’ un dono che si conserva con l’umiltà, la semplicità con l’essere piccoli ai propri occhi. E’ quello che Dio nasconde ai superbi e rivela ai piccoli ( Lc 10,21)Il dono della intelligenza è quella relazione intima che si stabilirà tra Dio e l’anima che gli è fedele nell’azione; a questa anima fedele, è riservato il dono dell’intelletto: l’illuminazione dello Spirito. Questo dono ci guida nella comprensione della sua Parola. Nella coppia questo dono è una grande ricchezza, perché l’illuminazione di uno è dono per entrambi, sempre nel rispetto e nell’accoglienza reciproca. Uno può essere portato a a pregare di più, a studiare di più, a leggere la Parola di Dio. Chi lo fa lo fa a gloria di Dio e per il bene di chi gli sta vicino.
  • Il Dono della Sapienza. Questo dono rivela all’anima il sapore di Dio e di quanto appartiene a Dio. Ci aiuta a cogliere i messaggi che il creato ci lancia con semplicità. L’alba che continua a nascere anche se nessuno assiste allo spettacolo; i girasoli che inseguono la luce, i fiori che rallegrano e profumano senza rompere il silenzio. La sapienza ci dà luce nelle scelte. Salomone pregò per avere la sapienza ritenendola il sommo bene, il più prezioso, e la ottenne. “ Se qualcuno di voi manca di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti generosamente senza rinfacciare, e gli sarà data” ( Gc 1,5) La Sapienza nella coppia insegna a dialogare, ad ascoltare, a perdonarsi, a servirsi. E’ sapienza tutto ciò che aiuta la nostra relazione e avvicina la nostra coppia a Dio.

Dal mistero di Dio Amore scaturiscono i percorsi della coppia che è immagine di Dio Amore, icona della Trinità:Ecco i frutti dello Spirito

  • uscire da sé: la gioia di una esistenza in cui l’altro è sempre al centro dell’attenzione e della premura.

Accogliere l’altro nella sua originale diversità, accogliere l’altro non perché bello, buono… ma perché esiste per me, come “aiuto simile”, accettando la sua diversità, la sua ricchezza e il suo niente. Tale atteggiamento di accoglienza è permanente apertura al nuovo, alla progettualità che la vocazione di Dio accende in noi.

             E’ così che a nessun marito è permesso di chiedere alla moglie di conformarsi a sé, di essere come lui la vuole; è così che a nessuna moglie è permesso di chiedere al marito di essere come lei ha bisogno che sia. A nessuno dei due è chiesto di rinfacciare all’altro come avrebbe dovuto essere o come aveva immaginato che fosse.. Ai coniugi il Progetto Originario del Signore Dio chiede molto, molto di più: chiede di essere una sola “cosa”.

  • andare verso l’altro: vivere una tensione di gioiosa e costante di dono e accoglienza,   gratuità e gratitudine.

Siamo chiamati ad amare l’altro gratuitamente senza pretendere nulla in cambio, ad un amore senza ritorno. Sono chiamato ad amare l’altro non per le sue prestazioni, non perché è bello, buono e bravo e risponde alle mie aspettative, ma devo amarlo solo per amore, amarlo per “niente”.

Amarlo senza presentare il conto; se per i nostri gesti d’amore, di servizio e di donazione crediamo di avere dei diritti quasi fosse la “raccolta punti”, allora forse vuol dire che il mio sguardo è rivolto ancora su di me e non sull’altro.

ritrovarsi arricchiti e veri nella comunione  d’amore, palpitante di dono e di apertura alla fecondità.

“ Il fecondo amore coniugale si esprime in un servizio alla vita dalle forme molteplici, delle quali la generazione e l’educazione sono quelle più immediate, proprie ed insostituibili. In realtà, ogni atto di vero amore verso l’uomo testimonia e perfeziona la fecondità spirituale della famiglia perché è obbedienza al dinamismo interiore profondo dell’amore come donazione di sé agli altri. .La fecondità delle famiglie deve conoscere una sua incessante «creatività», frutto meraviglioso dello Spirito di Dio che spalanca gli occhi del cuore per scoprire le nuove necessità e sofferenze della nostra società, e che infonde coraggio per assumerle e darvi risposta. In tal modo si dilata enormemente l’orizzonte della paternità e della maternità delle famiglie cristiane: il loro amore spiritualmente fecondo è sfidato da queste e da tante altre urgenze del nostro tempo. Con le famiglie e per mezzo loro, il Signore Gesù continua ad avere «compassione» delle folle.” ( F.C 41)

  • Accettare lo spogliamento del proprio orgoglio e del proprio egoismo, per esistere nell’altro e per l’altro, nella sovrabbondanza di gratuità e nell’umile gratitudine dell’accoglienza.

Gesù ci conduce al luogo del “torchio delle olive”, cioè al Getsemani. Il luogo dove Gesù soffre ha un significato simbolico già nel nome: torchiare è un azione dolorosa, a volte tremenda, apparentemente distruttiva.  Ma tutti noi sappiamo che è un azione per qualcosa di prezioso: l’olio buono scende solo dalla torchiatura; non esiste olio buono senza la torchiatura, mai fine a se stessa.

Sofferenza e morte sono la torchiatura, ciò che ne esce non è nulla; ne esce la parte migliore, preziosissima. L’eucaristia nasce dalla macerazione del chicco di grano e del chicco d’uva. Il chicco di grano che cade a terra se non marcisce non porta frutto e la fede è vedere nel chicco marcito la spiga dorata.

 

Tutto il nostro amore nella sua umanità è una “bella notizia” per tutti. Parla di Dio che è amore,

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza