07-L’arte di Educare i Bambini

“Educa i tuoi figli con un po' di fame e un po' di freddo”, recita il famoso proverbio del filosofo cinese Confucio
“Educa i tuoi figli con un po’ di fame e un po’ di freddo”,
recita il famoso proverbio del filosofo cinese Confucio

L’ARTE DI EDUCARE I BAMBINI

COME CREARE UN CLIMA DI CONFIDENZA

          Il clima che i genitori sanno creare in casa plasma l’animo del bambino. Il clima di fiducia facilita la serenità, il progresso, lo sforzo. Il piccolo si sente allora moralmente obbligato a fare meglio che può. La differenza, al contrario, rende inetti o peggio suscita il desiderio di fare male.

          La gioia di vivere, frutto delle certezze di essere compreso e amato, ha un posto importante nella vita del bambino. Una madre nervosa, scattante, piagnucolona; un padre burbero, che rientra la sera stanco, non trova nessun piatto di suo gusto, distribuendo senza ragione punizioni è un ottimo modo per far piegare il bambino su se stesso nell’attesa dell’evasione.

          Il bambino ha bisogno di sentirsi molto amato, non come amore molle, ma robusto e insieme tenero. I bambini educati senza calore diventano spesso egoisti, perché delusi nei loro bisogni d’affetto e prendono l’abitudine a ripiegarsi su di loro stessi. Ma attenzione! Vi sono bambini accarezzati e vezzeggiati, lusingati e ballottati che non sono affatto amati disinteressatamente e per il loro bene. Si ha piuttosto una forma di egoismo paterno e materno, che tende alla propria soddisfazione.

          E’ naturale che un bambino faccia i capricci. E’ compito dei genitori affettuosamente, ma con fermezza, condurre il piccolo a domarli. La sua vera felicità è in gioco perché non imparando a reprimere da giovane le sue fantasticherie più tardi non ne sarà più capace e ne resterà vittima.

          In molte famiglie, si ha paura di chiedere sforzi ai propri figli, si ha paura di contrariarli, di addolorarli, di vederli fare storie o tenere il broncio. Questa è un’educazione nulla, alla rovescia: questi fanciulli saranno in seguito dei vinti dalla vita.

          Quei giovani, infatti, a cui nulla è mancato, a cui si è evitata ogni pena, giunti all’età matura sono incapaci di compiere il minimo sforzo.

          Se un bambino, all’età in cui si formano le abitudini, si sforza di vincere una difficoltà invece di scoraggiarsi, arricchisce le proprie riserve di energie, che più tardi l’aiuteranno a superare l’assillo quotidiano.

          Preghiera dei genitori: “Dio mio, aiutaci ad impartire un’educazione con  tenerezza e fermezza ai nostri figli, ma soprattutto insegnaci o Signore a condividere l’arte educativa verso i figli senza delegare questo compito ad altri”.

          L’arte educativa primo compito dei genitori cristiani deve essere condivisa senza apparire davanti ai figli in maniera disgregata o addirittura con decisioni completamente discordanti, meglio mettersi d’accordo in disparte e poi insieme comunicare ai figli quanto concordato. La vita è una cosa seria: la frivolezza, la piccineria non sono la felicità, per tale motivo oggi in particolare, i genitori cristiani devono formarsi alla genitorialità poiché: “genitori non si nasce, si diventa”.(Mons. C. Rocchetta).

ESSERE CALMI E PADRONI DI SE’

          Per educare un bambino si richiede molta calma e padronanza di se’. Se la voce dell’adulto è troppo forte e stridula l’apparato uditivo del piccolo registra suoni senza senso. Il bambino scompigliato, sgridato, scosso perde il poco controllo che ha su di se’, s’affanna diventa goffo, timido, pauroso.

          Non imbruttiamo il bambino con rimproveri offensivi: “Non cambierai mai!”. “sei la vergogna della famiglia!”. “Non sarai mai bravo come tuo fratello!”.

          Come la calma incute rispetto e silenzio cosi’ il nervosismo sovreccita. L’asprezza sconcerta il bambino: per lui persona veramente grande è quella che si sa dominare e sa conservare la calma. Quando vede andare in collera fino a perdere il controllo di se… il rispetto diminuisce, l’autorita’ perde la sua forza.

          Alziamo la voce perché siamo alti un metro più del bambino e perché dobbiamo abbassare gli occhi per guardarlo. E lui poiché deve alzare gli occhi verso di noi si sente impotente e schiacciato. Se abbiamo un’osservazione da fare al nostro piccolo, abbassiamoci davanti a lui cosi’ da guardarlo da vicino e alla stessa altezza: ci accorgeremo che la nostra voce sarà più dolce: è impossibile adirarci in quella posizione.

          Per mantenere la calma durante il quotidiano logorio della vita moderna, bisogna essere profondamente convinti della sua importanza. Quando ci si sente all’estremo delle forze è bene fermarsi pochi minuti, isolarsi e magari coricarsi per un istante, distendere i muscoli, respirare profondamente tre o quattro volte, sorridere. Le cose andranno meglio.

DARE L’ESEMPIO

          Se vogliamo dare ottenere qualcosa dai nostri bambini…..dobbiamo cominciare a dare l’esempio.

          Nulla può sostituire l’esempio.

          In presenza del bambino bisogna comportarsi come se fosse grande e comprendesse tutto. Il piccolo non perde mai di vista i suoi genitori; nessun loro gesto nessuna parola gli sfugge. Il padre e la madre per il piccolo, valgono più di ogni altra cosa al mondo e sono giudicati infallibili nei loro giudizi e perfetti nel loro contegno. Il piccolo modella i propri giudizi la propria condotta, i propri atteggiamenti su quelli del padre e della madre. Auguriamoci che i nostri bambini mai possano pensare: “I miei genitori non fanno ciò che mi comandano”.

          L’educazione dei nostri figli? E’ il nostro atteggiamento quotidiano davanti  al cibo e all’abbigliamento, al lavoro e al tempo libero, alle sofferenze degli altri de all’altruismo che educa i nostri figli e non i rimproveri.

ESSERE COSTANTI E TENACI

          L’educazione esige continuità. Se per uguali mancanze ora siamo indulgenti ora severi, il bambino che è di una logica rigorosa, si disorienta e presto farà di testa sua.

          Punire o premiare a capriccio senza motivo, dà al fanciullo l’idea, più o meno vaga di mancanze di serietà: “Se la mamma ha i nervi e fa i capricci perché non dovrei farli anch’io”.

          Vi sono a volte indulgenze che sono tradimenti: ecco una mamma che ha creduto suo dovere privare della frutta il figlio di otto anni. Ma si commuove davanti agli occhi lacrimosi del piccolo monello e gli dice: “Andiamo per questa volta ti perdono. Prendi la tua parte e non ricominciare più”. E’ un vero sbaglio: se il ragazzo non meritava la punizione, non bisognava infliggerla; se la meritava deve subirla, perché se gli si perdona per questa volta non comprenderà come non gli si debba perdonare ogni volta.

ESSERE E APPARIRE UNITI

          Il bambino è un essere che ha bisogno, per svilupparsi bene, di godere di un’atmosfera di pace, amore e serenità, la quale si realizza solo quando c’è accordo e amore tra i genitori.

          A volte si sente dire: “E’ troppo piccolo per comprendere”. Il bambino, infatti, anche se non comprende chiaramente però “sente” ogni cosa con un’acutezza straordinaria anche ciò che non è espresso chiaramente.

          I genitori si guardino dal lasciar trapelare il minimo segno di disaccordo, la minima divergenza nel mondo di trattare i figli, i quali ben presto si accorgerebbero che possono servirsi dell’autorità della madre contro quella del padre o viceversa per soddisfare ogni loro capriccio.

          Contraddirsi dinanzi ad un bambino sul suo conto e falsare in lui la notizia di bene e di male poiché per lui è bene ciò che i genitori permettono e male ciò che i genitori proibiscono. Non vi è nulla di peggio per sconvolgere le coscienze del piccolo.

          Ecco qualche regola essenziale che i giovani sposi dovrebbero essere risoluti a rispettare sempre:

–   Non faremo mai nessuna disputa davanti ai bambini;

–   Non ci faremo mai rimproveri in loro presenza:

–   Non ci contraddiremo mai l’un l’altro dinanzi ai piccoli, soprattutto a loro riguardo:

–   Mai uno autorizzerà di nascosto quello che l’altro ha proibito;

–   Mai faremo allusione ai difetti o alle colpe dell’altro:

–   Mai diremo al bambino: “Non dire nulla al babbo”.

SAPER INCORAGGIARE E RICOMPENSARE

          Il bambino ha bisogno di continui incoraggiamenti.

          Egli è per sua natura suggestionabile. Se gli si ripete che è sgarbato, egoista, bugiardo…. lo diventerà.

          Goethe diceva: Se noi prendiamo gli uomini come sono li facciamo diventare piu’ cattivi: se li trattiamo come dovrebbero essere, li condurremo là dove devono essere condotti”.

          Nulla scoraggia il bambino quanto il dimostrarsi indifferente nei suoi riguardi con frasi più o meno simili a queste: “Per il fatto che non ti dico niente vuol dire che tutto va bene”. Il bambino ha bisogno di qualcosa in più: la sua felicità consiste nel sentirsi ammirato ed approvato da coloro che stima e ama.

          Vi sono dei casi in cui occorre far leva sull’amor proprio: “Tenta, lo so che è difficile ma sono convinto che riuscirai”.

          Far constatare a un fanciullo i suoi progressi significa incoraggiarlo a farne dei nuovi.

EDUCARE AL BUON UMORE

          La buona educazione ha bisogno di molti sorrisi: il malumore porta allo sconforto ed alla paura di vivere.

          La’ dove i genitori non fanno che gemere, che criticare, lamentarsi di tutto e di tutti, dove non penetra mai il sole, dove i muri sono come giorni grigi, si crea nello spirito del bambino la convinzione che la famiglia sia un ambiente fastidioso, monotono e penoso “un mondo dove ci si annoia”.

          La cosa migliore per dare un’impronta felice al carattere di un bambino è l’esempio dei genitori: essi devono avere un aspetto sereno e sorridente che mostri il lato piu’ bello delle cose.

          L’ ottimismo, il buon umore, il carattere allegro sono espressioni di una realtà preziosa, la quale permette di affrontare la vita con la massima speranza di successo.

 

CREARE UN CLIMA CRISTIANO

          E’ stato creato per amore, concepito dall’amore e si trova sulla terra per amare Dio e gli altri uomini.

          Il periodo che precede la nascita è proprio il periodo in cui la madre prepara una parte delle future tendenze della linea morale del suo bambino. La mamma può aiutare il piccolo che ha in grembo alla calma rimanendo calma, al sorriso gioendo anche lei, alla fortezza essendo coraggiosa, alla purezza allontanando ogni pensiero malsano, alla bontà con la benevolenza verso tutti.

          Il bambino che capisce piu’ presto di quanto si pensi, può subire fin dai primi masi la felice influenza della mamma in preghiera vicino alla sua culla. Imiterà spontaneamente i gesti, imparerà a poco a poco a giungere le mani e inviare un bacio all’immagine della Madonna e di Gesù.

          Il concetto che i figli avranno della preghiera, nella vita futura, dipende in massima parte dal come i genitori insegnano loro a pregare. Se la preghiera è fatta senza gusto, ne slancio, in un clima di noia i bimbi diventati adulti assoceranno a ogni atto religioso l’idea di un peso insopportabile.

          La preghiera deve diventare un bisogno e una gioia.

          Non vi è nulla che attiri di più le benedizioni di Dio sul focolare quanto la preghiera serale, un ottimo sistema per inculcare negli spiriti e nei cuori le idee che levano, per pacificare e saldare le anime in un pensiero comune.

          Sviluppare lo spirito di fede nel fanciullo significa abituarlo a vedere Dio e a tenere conto in tutte le sue manifestazioni della vita. La mamma deve impregnare le giornate con la presenza divina. Bisogna assolutamente evitare di relegare i contatti con Dio all’inizio e al termine del giorno, bensì approfittare di ogni circostanza e disposizione dei bambini per innalzare a Dio l’anima perché lui il Creatore, che li vede comunicare e teneramente li ama, senta l’amore del loro cuoricino.

          Non si deve mai presentare Dio come un essere assai lontano, inaccessibile con gli occhi puntati sulle debolezze umane. E’ grande il male che si può fare a un piccolo quando gli si dice; “Hai disobbedito, sei caduto, ti sei fatto male. Bene, Dio ti ha punito”.

          Non si deve considerare mai la preghiera come un esercizio di recita. E’ un grande errore per esempio approfittare della visita di una persona amica per far ripetere al bimbo le preghiere come una fiaba: “Fa vedere alla signora come sai pregare”.

          I genitori cristiani devono proporsi l’educazione dei figli alla carità come elemento essenziale della propria missione. Il primo comandamento non è forse quello dell’amore? La carità è il segno distintivo del cristiano. “Da ciò riconosceranno che siete miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri come io ho amato voi”.

          Per sviluppare nel piccolo la carità e la bontà, non vi è niente di meglio che l’esempio dei genitori. Mostriamoci buoni, benevoli, generosi con i poveri, con quelli che soffrono. Prestiamo aiuto tutte le volte che ne abbiamo la possibilità e mostriamoci di essere cristiani.

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza