20-Cenni sulla Vita di Sant’Ignazio

Le 5 tappe della conversione di Ignazio di Loyola fondatore dei Gesuiti. I principali biografi ritengono che la conversione di Ignazio sia caratterizzata da cinque tappe: a) una battaglia persa che lo segna con una grave ferita esteriore ed interiore; b) due letture apparentemente innocue che lo “seducono” verso un modo nuovo di spendere la vita; c) la convinzione che chi segue Cristo lo deve fare in modo esclusivo; d) cercare il modo proprio per imitare Cristo nella concretezza della sua storia; e) accorgersi che la conversione non è un colpo di fulmine o la soluzione di un problema ma è l’inizio di una nuova responsabilità e di un lungo pellegrinare.
Le 5 tappe della conversione di Ignazio di Loyola fondatore dei Gesuiti.
I principali biografi ritengono che la conversione di Ignazio sia caratterizzata da cinque tappe:
a) una battaglia persa che lo segna con una grave ferita esteriore ed interiore;
b) due letture apparentemente innocue che lo “seducono” verso un modo nuovo di spendere la vita;
c) la convinzione che chi segue Cristo lo deve fare in modo esclusivo;
d) cercare il modo proprio per imitare Cristo nella concretezza della sua storia;
e) accorgersi che la conversione non è un colpo di fulmine o la soluzione di un problema ma è l’inizio di una nuova responsabilità e di un lungo pellegrinare.

 

Cenni sulla vita: educazione e inizi

 

Ignazio fu anzitutto un soldato, in qualche modo questa forma attraversa da un capo all’altro la sua vita, prima e dopo la sua decisione di totale dedizione a Cristo. Egli era in effetti un nobile votato per nascita, se non a una esclusiva professione delle armi, quantomeno a una continua disponibilità ad un loro uso, al servizio della Corona.

La sua famiglia era originaria dei Paesi Baschi, nel nord della Spagna, più esattamente di Azpeitia; il padre, Beltran Ibañez de Oñaz (1439-1507) combatté a fianco dei Re cattolici.

Ignazio, il cui nome di battesimo era Iñigo, nacque nel 1491 circa (mancano in effetti i dati del registro parrocchiale). I suoi contemporanei parlavano di lui come di «un giovane brillante e raffinato, molto amante di abiti sfarzosi» (cfr. Candido de Dalmaso, Il padre maestro Ignazio, tr.it. Jaca Book, p.45), e lui stesso affermava che «il suo diletto preferito era il maneggio delle armi» (ibi, p.49).

la svolta

A un certo punto, accade la svolta: nel 1521, a Pamplona, difendendo la città dai francesi, Ignazio viene gravemente ferito, da una palla di bombarda, alle gambe (una venne spezzata, l’altra malamente ferita). Si teme per la sua vita. Poi egli supera la crisi, ma il prezzo fu la necessità di una operazione chirurgica per rimediare alla cattiva saldatura delle ossa spezzate, che avevano reso quella gamba più corta dell’altra e con una escrescenza ossea brutta a vedersi.

Nel periodo di convalescenza Iñigo ebbe modo di leggere dei libri “spirituali”, tra cui la Vita Christi di Ludolfo di Sassonia e il Flos sanctorum di Giacomo da Varazze; si apre in lui una riflessione interiore, che lo porta a una decisione molto netta: dedicarsi totalmente a Cristo, abbandonando la mondanità che fino allora aveva seguito.

Ignazio decide di recarsi in pellegrinaggio a Montserrat, uno dei più celebri santuari mariani di Spagna. Lì vegliò in umile preghiera davanti alla Vergine “morena”, e da lì in poi si sentì dalla Vergine Maria sempre protetto in modo speciale. Lì sceglie di abbracciare una vita di castità, povertà e obbedienza totale.

Egli è talmente preso da questa scelta, da voler troncare nettamente ogni rapporto col passato, rendensosi per parecchio tempo irreperibile a familiari e conoscenti, per vivere come un “pellegrino povero”; fu un periodo, in gran parte passato a Manresa, aiutato dalla presenza di un convento di domenicani, di intensissima preghiera, con molti fenomeni di esperienza mistica, di dura povertà (passò una volta una intera “settimana senza toccare cibo”), e di missione tra la gente del posto, con cui amava parlare delle cose di Dio.

A Manresa sperimentò su di sé quel metodo che poi avrebbe codificato negli Esercizi spirituali.

a Gerusalemme

Dopo una sosta a Roma, si recò poi pellegrino in Terra Santa, nel 1523, affrontando molte difficoltà, non solo economiche, ma legate alla dilagante potenza turca nel Mediterraneo orientale (Rodi era caduta in mano turca nel 1522), che rendeva più arrogante e insidioso il loro atteggiamento nei luoghi santi; senza contare che Ignazio era ancora molto malmesso in salute («febbri violentissime» lo assalirono poco prima della partenza da Venezia).

A Gerusalemme comunque arrivò il 4 settembre di quell’anno, accolto dai francescani; lì egli fece una completa visita a tutti i luoghi della vita di Gesù in Giudea; invano egli chiese ai francescani di poter rimanere stabilmente presso di loro, anche solo come ospite: la mano della Provvidenza lo voleva altrove!

gli studi

Così, tornato in Europa (gennaio 1524) Ignazio si dà allo studio, per poter accedere al sacerdozio, prima a Barcellona, dove studiò latino e materie umanistico-letterarie (il trivio), poi ad Alcalà e Salamanca, dove avrebbe dovuto affrontare la filosofia, ma dove invece fu assorbito più che altro da “attività apostoliche”, cercando di conquistare discepoli; il che, non solo frenò il suo ritmo di studio, ma gli provocò anche delle noie con l’Inquisizione, perché la sua attività venne, erroneamente, accostata a quella (semiereticale) degli alumbrados, pseudomistici esaltati, che seminavano nella Spagna di quel periodo confusione e turbamento.

Furono addiritura otto i processi che Ignazio dovette subire, in qualche caso con carcerazione, ma da tutti venne poi assolto, diremmo oggi, con formula piena. Egli ebbe l’accortezza di farsi rilasciare ogni volta un documento scritto che attestava in modo inequivocabile il suo pieno proscioglimento: L’Inquisizione aveva più e più volte riconosciuto che egli non aveva niente a che fare con gli alumbrados, e che a spingerlo era solo una sincera volontà evangelizzatrice, che semmai suscitava l’invidia e la gelosia dei tiepidi.

Soltanto una cosa l’Inquisizione gli impose: completare gli studi teologici prima di riprendere a parlare di cose di fede. Così Ignazio dovette riprendere quel fardello, che lo zelo apostolico gli aveva fatto apparire fattore dilazionante di quello che egli percepiva come urgente compito. E così andò a completare gli studi a Parigi.

Parigi

La capitale francese era ancora il centro culturale più prestigioso della cristianità. Ignazio vi studiò, dal 1528 al 1535, con grande serietà, evitando gli errori di Alcalà e Salamanca, ma non di meno stringendo amicizie con altri studenti, conquistati dalla intensità della sua esperienza di fede, e che poi sarebbero diventati suoi seguaci: i primi gesuiti, o, come allora amavano chiamarsi, «gli amici del Signore» (Pietro Fabro, Simone Rodrigues, Francesco Saverio, Diego Lainez, Alfonso Salmerón, Nicolas Alonso detto Bobadilla).

I sei compagni, guidati da Ignazio, fecero voto di castità e povertà a Montmartre, la festa dell’Assunzione 1534.

A Parigi Ignazio ebbe altre noie per il suo metodo, ma l’Inquisitore, il domenicano Valentin Liévin, lungi dal trovare nei suoi Esercizi alcunché di riprovevole, non solo li approvò, ma li lodò, facendosene dare copia per uso personale.

a Roma

Dopo un breve soggiorno in patria, ad Azpeitia, Ignazio prende la via di Roma, dove lo raggiungono i sei compagni. Rivelatosi impraticabile il progettato trasferimento in Terra Santa, essi decidono di rimanere a Roma, per svolgere da lì la loro attività apostolica, e lì prende forma in modo ormai compiuto il nuovo ordine religioso, la Compagnia di Gesù.

Non si trattò di un progetto concepito a tavolino, ma dell’esito di una serie apparentemente casuale di eventi, che paradossalmente prese il via dall’ennesimo processo contro Ignazio e i suoi. Anche in questa circostanza, più ancora anzi che in passato, Ignazio rivela tutta la sua energia e la sua accortezza, non lasciando nulla di intentato per arrivare alla verità: scrive, fa visite, si premura di ottenere la documentazione più solenne e precisa e alla fine arriva l’ennesima sentenza favorevole, questa volta dal più alto tribunale della cristianità. Il 18 novembre 1538 le accuse contro Ignazio e i suoi compagni vengono totalmente smantellate e gli accusatori condannati.

la Compagnia di Gesù

Il Papa stesso, Paolo III, a cui Ignazio offrì speciale obbedienza, per i compiti che a lui fosse piaciuto assegnare, accettò di buon animo l’offerta, con il che era costituito il germe del “quarto voto”, e nel giro di poco tempo si arrivò alla delineazione di un vero e proprio ordine religioso (1539), approvato dalla Santa Sede nel 1540.

Il seguito della vita di Ignazio si fonde con gli inizi della Compagnia di Gesù, tutta volta a impegnare fino in fondo le proprie umane energie per la fede cattolica, sia dove era insidiata dalla tiepidenzza o dalla incorenza (ad esempio con opere assistenziali e benefiche nei paesi cattolici), sia dove era minacciata dall’eresia protestante, sia dove non era ancora diffusa (attività missionaria nei paesi recentemente raggiunti oltre Oceano).

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza