21-Spiritualità

PER VINCERE SE STESSO E PER METTERE ORDINE NELLA PROPRIA VITA SENZA PRENDERE DECISIONI IN BASE AD ALCUNA AFFEZIONE CHE SIA DISORDINATA [22] PRESUPPOSTO. Per maggiore aiuto e vantaggio, sia di chi propone sia di chi fa gli esercizi spirituali, è da presupporre che un buon cristiano deve essere propenso a difendere piuttosto che a condannare l'affermazione di un altro. Se non può difenderla, cerchi di chiarire in che senso l'altro la intende; se la intende in modo erroneo, lo corregga benevolmente; se questo non basta, impieghi tutti i mezzi opportuni perché la intenda correttamente, e così possa salvarsi.
PER VINCERE SE STESSO E
PER METTERE ORDINE NELLA PROPRIA VITA SENZA PRENDERE DECISIONI
IN BASE AD ALCUNA AFFEZIONE CHE SIA DISORDINATA
[22] PRESUPPOSTO. Per maggiore aiuto e vantaggio, sia di chi propone sia di chi fa gli esercizi spirituali, è da presupporre che un buon cristiano deve essere propenso a difendere piuttosto che a condannare l’affermazione di un altro. Se non può difenderla, cerchi di chiarire in che senso l’altro la intende; se la intende in modo erroneo, lo corregga benevolmente; se questo non basta, impieghi tutti i mezzi opportuni perché la intenda correttamente, e così possa salvarsi.

Spiritualità

 

L’uomo è creato per lodare, adorare e servire Dio nostro Signore e salvare cosi la propria anima; e le altre cose sulla faccia della terra sono create per l’uomo affinché lo aiutino al raggiungimento del fine per cui è stato creato. Da ciò consegue che l’uomo in tanto deve servirsene in quanto lo aiutino nel suo fine, e in tanto deve allontanarsene in quanto gli siano di impedimento nello stesso fine.

una accusa falsa

Viene spesso ripetuto che nella spiritualità gesuita la volontà umana ha un peso determinante, se non esclusivo, che relega in subordine l’iniziativa della Grazia divina.

Forse ciò può essere detto di certi gesuiti vissuti in epoche successive a Ignazio, ma in lui il ricorso a tutti i possibili mezzi umani (che pure è presente, come forse mai in altri santi prima di lui: si pensi alla insonne cura con cui leggeva e rileggeva le sue lettere prima di spedirle, si pensi al suo non lasciare intentata alcuna legittima via umana per risolvere i problemi in cui più volte si trovò impigliato) non è affatto alternativo alla più grande fiducia nella Provvidenza.

Ricordiamo solo qualche esempio: in occasione del suo viaggio a Gerusalemme, egli, accortosi prima dell’imbarco che gli erano rimaste alcune «monete in tasca» (Dalmases, Il padre maestro…, cit., p. 81) le lasciò su un banco. Dimostrando con ciò di voler riporre la sua fiducia solo in Dio.

Ancora, Ignazio e i sei compagni avevano fatto proponimento di recarsi a Gerusalemme, per stanziarsi lì, ma allorché si evidenziarono difficoltà a tale progetto, le accolsero di buon grado come segno della Provvidenza. Non così avrebbe fatto, osserviamo, chi avesse anteposto un proprio progetto volontaristico.

Più in generale, nella propria attività evangelizzatrice Ignazio impiegava sì con grande attenzione mezzi umani per difendersi dalle calunnie, ma si mostrava “semplice come colomba” nell’accettare, anche contro umani calcoli e prudenze, di parlare con chiunque si mostrasse interessato.

il baricentro della spiritualità ignaziana

È la Gloria di Cristo, visto come in lotta con il Nemico, il diavolo. La vita, e la storia sono una grandiosa, implacabile lotta tra Cristo e il Nemico dell’uomo: l’importante è schierarsi dalla parte giusta, con Cristo, che vuole il nostro bene e la nostra vera felicità.

Nel contesto di questa lotta grande importanza ha l’esame continuo dei propri pensieri e moti interiori:

[333] Quinta regola. Dobbiamo fare molta attenzione al corso dei nostri pensieri. Se nei pensieri tutto è buono il principio, il mezzo e la fine e se tutto è orientato verso il bene, questo è un segno dell’angelo buono. Può darsi invece che nel corso dei pensieri si presenti qualche cosa cattiva o distrattiva o meno buona di quella che l’anima prima si era proposta di fare, oppure qualche cosa che indebolisce l’anima, la rende inquieta, la mette in agitazione e le toglie la pace, la tranquillità e la calma che aveva prima: questo allora è un chiaro segno che quei pensieri provengono dallo spirito cattivo, nemico del nostro bene e della nostra salvezza eterna.

Non si tratta di uno psicologismo contorto, per un ripegamento ossessivo sulla propria soggettività, ma della consapevolezza che il Nemico è astuto e prima e più che tenderci insidie fuori di noi, ne tende dentro di noi; non deve perciò accadere che, credendo di combattere per una buona causa contro un nemico esterno, si abbia poi invece il nemico nella propria casa, dentro di sé, se non altro sotto la forma della superbia.

Non si tratta di una inquieta e includente ricerca: la natura umana, seppur ferita dal peccato originale, è buona ed ha in sé di che riconoscere che cosa la compie e che cosa invece la devasta:

[335] Settima regola. A coloro che procedono di bene in meglio, l’angelo buono si insinua nell’anima in modo dolce, delicato e soave, come una goccia d’acqua che entra in una spugna; al contrario, l’angelo cattivo si insinua in modo pungente, con strepito e agitazione, come quando la goccia d’acqua cade sulla pietra.

Certo, quanto più uno è immerso nel male, tanto più fatica farà, all’inizio, a percepirlo e a lasciarsi risollevare dalla Grazia:

Invece, in coloro che procedono di male in peggio, questi due spiriti si insinuano in modo opposto. La causa di questo è la disposizione dell’ anima, contraria o simile a quegli angeli: infatti, quando è contraria, entrano con strepito e facendosi sentire; quando invece la disposizione è simile, l’angelo entra in silenzio, come in casa propria che gli è aperta.

Ma il Nemico, per quanto astuto, ha un potere comunque delimitato:

[325] Dodicesima regola. Il demonio si comporta come una donna, perché per natura è debole ma vuole sembrare forte. […] è proprio del demonio indebolirsi e perdersi d’animo, e quindi allontanare le tentazioni, quando chi si esercita nella vita spirituale si oppone ad esse con fermezza, agendo in modo diametralmente opposto; se invece chi si esercita incomincia a temere e a perdersi d’animo nel sostenere le tentazioni, non c’è al mondo una bestia così feroce come il nemico della natura umana nel perseguire con tanta malizia il suo dannato disegno.

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza