27-Il Discepolato

Nella conclusione del suo Vangelo, Giovanni fissa "il discepolo che Gesù amava" nel verbo "rimanere": "se io voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te?" (Gv 21,22).
Nella conclusione del suo Vangelo, Giovanni fissa “il discepolo che Gesù amava” nel verbo “rimanere”: “se io voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te?” (Gv 21,22).

 

IL DISCEPOLATO

CHI E IL DISCEPOLO DI GESÙ

 

“Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera.  Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere” (Gv 21,24-25)

Il discepolo è un apprendista, uno che vuole imparare. Per esempio lo è chiunque segue o imita l’insegnamento di qualcun’altro. Ciò implica un’accettazione delle idee del maestro. Un discepolo di Gesù Cristo è dunque uno che vuole imparare da Lui e che deve essere disposto a lasciarsi guidare. “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore..”.

(Mt 11, 25-30)

Un discepolo è anche un seguace. Il discepolo segue il suo maestro dove egli insegna. Per fare ciò il discepolo deve dunque essere disponibile. Egli decide di non curarsi dei sacrifici e che niente lo dissuaderà dal seguire il suo maestro.

Dobbiamo seguire Gesù ovunque egli insegni, a qualunque costo. (Mt. 10, 38 e Lc. 14, 27). Egli è l’unico maestro e non ce ne sono altri da cui mutuare verità. (Mt 23,8.10)

Il discepolo è uno che è chiamato ad abitare con il maestro, e nel caso di Gesù che era un maestro itinerante, a stare con lui comunque, in qualunque luogo, e in qualunque situazione, fino ai piedi della croce.

Essere un discepolo di Gesù Cristo equivale ad essere in continua trasformazione. Non significa dunque essere “arrivati” o “maturi”. Il processo comincia con la conversione e continua per tutto il resto della nostra vita.

Essere discepoli non vuol dire semplicemente accettare delle verità intellettuali da capire, ma condividere profondamente un modo di pensare e di vivere: la fede. l’abbandono all’amore del Padre, la compassione per i poveri, gli ammalati e i peccatori, la certezza del regno di Dio, le beatitudini, la prospettiva della croce e della resurrezione, la missione di salvezza per tutti gli uomini, il dono dello Spirito Santo.

Il discepolo è sottomesso all’autorità di Cristo. Come Gesù è sottomesso al Padre così noi dobbiamo essere sottomessi a Gesù Cristo. Egli diventa l’autorità delle nostre vite e deve essere superiore ai nostri sentimenti, alle circostanze e ai nostri desideri.

Il discepolo raccoglie le confidenze del maestro: «Non vi chiamo più servi… ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi.» (Gv 15,15) E così il rapporto di fiducia e di intimità che il maestro da ai suoi discepoli supera quello del rapporto parentale: «Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre». (Mc 3,35)

Il discepolo è chiamato per diventare apostolo, cioè per essere mandato. Egli non può edificare una tenda sul monte Tabor: deve scendere e impegnarsi nel ministero, e il suo servizio non è quello di chi lavora per la ricompensa, ma di chi si impegna per amore di Colui che l’ha chiamato.

Il discepolo di Gesù cerca la guida dello Spirito Santo, quella «forza … che scenderà su di voi» (At 1,8) proprio per rendere efficace l’evangelizzazione.

 

COSA PUÒ DISTRUGGERE IL RAPPORTO TRA DISCEPOLO E MAESTRO ?

  1. La vergogna, (vedi Giuseppe di Arimatea, Nicodemo e Gv 12,42-43)
  2. La paura. Si ha paura dei condizionamenti del mondo (cosa dice la fidanzata, il marito o la moglie ecc.). Tutto ciò ti fa diventare discepolo occulto, mentre Gesù ci vuole discepolo dichiarato aperto.

IL DISCEPOLO SEGUE IL MAESTRO

Gesù è l’unico che può trasmettere “Piantare”, e “far crescere”, nei nostri cuori i suoi stessi sentimenti; Gesù è l’unico che può farci vibrare il cuore con il suo amore. Gesù è l’unico che può contagiarci con la sua passione per il  Regno,  Gesù è l’unico Maestro. “Se Lui e i suoi sentimenti sono l’obiettivo finale della formazione, solo lui potrà essere il vasaio, del quale parla il profeta Geremia, che lavora con una pazienza infinità e  con ostinazione la sua argilla. Fino a modellarla “come meglio gli sembra” (Ger 18, 4)”. In ogni aspetto della nostra vita, ma molto più nel campo della formazione, si fa realtà

Seguire Cristo (fine ultimo della vita cristiana) è molto differente da ammirare un modello, anche nel caso che abbiate una buona conoscenza delle Scritture e della teologia. Seguire Cristo è qualcosa di essenziale. Vuole dire imitarlo fino al punto da lasciarsi configurare con Lui, assimilarsi a Lui, fino al punto di essere come un’altra sua umanità” (Giovanni Paolo II, Messaggio alle Religiose, Zaire-Kishasa, 3-5-1980).

Il discepolo vero, chiamato all’annuncio del Regno, è un sanato, un guarito dal proprio “io” e dalla sete di servire se stesso. Egli serve restando sempre discepolo senza la voglia di superare il maestro Gesù. Con Gesù non c’è il sorpasso! Si resta discepoli per fare come lui.

Giovanni vuole offrire ai suoi lettori i tratti caratteristici dell’essere discepolo, cioè la fede come esperienza vissuta nell’incontro e nell’adesione alla persona del Cristo. Gesù è il Rivelatore che il discepolo accoglie nella fede (cfr Gv 1,12; 20,29-31).

Il discepolo deve collocarsi a partire da questo luogo (cfr Gv 12,26); deve “dimorare” presso Gesù. L’uso del verbo “dimorare” nel vangelo di Giovanni indica la condizione essenziale per entrare gradualmente nel mistero di Cristo. L’incontro dei primi discepoli con Gesù è decisivo e avvia una presenza durevole, indicata dall’ora decima, che è “l’ora perfetta della storia del mondo” l’ora del compimento, in cui si conclude la ricerca dei discepoli: l’incontro con Gesù.

I discepoli ora seguono Gesù non per impulso di altri, ma perché affascinati da un’esperienza personale. Da questo momento, essi incominciano a chiamare altri a seguirlo. Il loro annuncio è la comunicazione di una certezza: Gesù è il Messia. Ogni chiamata riproduce sempre il loro itinerario spirituale di vita: annuncio, conoscenza ed esperienza diretta di Gesù. Così Andrea si fa guida del fratello Simone verso Gesù. Egli, prima testimonia la sua fede, comunicando l’esperienza avuta con il Messia, poi stimola il fratello a vivere in prima persona l’esperienza che lui ha vissuto.

Il discepolo è colui che mangia e beve la carne e il sangue di Gesù. In altre parole, è colui che riconosce l’origine di Gesù e il suo significato di salvezza e di conseguenza, l’accoglie e la condivide.

Nel Vangelo secondo Marco la chiamata indica “l’inizio” del cammino di Gesù e del suo discepolo, soprattutto di quel cammino spirituale e interiore che entrambi percorrono fino alla croce, il cammino del compimento della volontà del Padre. Indica pure “l’inizio” della chiamata dei discepoli, che Marco colloca proprio nelle primissime battute del suo vangelo (vedi Mc 1,14-20).
I discepoli non esitano a lasciare tutto per divenire i comunicatori della “buona notizia” che è Gesù stesso, il Maestro di Nazaret che passa lungo il mare di Galilea, dove essi sono pescatori, e li chiama : “Passando lungo il mare della Galilea vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori… Andando un poco oltre vide sulla barca anche Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti.  Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedeo sulla barca con i garzoni, lo seguirono “ (Mc 1,16.19-20).

L’inizio  della loro trasformazione da pescatori del mare a “pescatori di uomini”: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini” (Mc 1,17). Questa trasformazione è stata possibile perché i discepoli hanno saputo vedere in Gesù di Nazaret il Messia/Cristo e il Figlio di Dio, che ad essi si rivela proprio nella loro regione della Galilea e proprio sul litorale del mare dove si svolge la loro vita quotidiana.

Un richiamo, questo, anche per l’uomo distratto del nostro tempo, incapace di cogliere “l’inizio” del suo cammino di discepolo di Gesù, perché non sa riconoscere che egli si rivela, come ai discepoli storici, proprio nella concretezza e nella quotidianità della sua esistenza e del suo lavoro, della sua città e della sua famiglia.

Oggi incontriamo tanti credenti ma pochi discepoli, ci sono tante di quelle persone che si convertono, professano alcune cose buone, magari frequentano gli incontri della chiesa, ma non  viene di chiamarli discepoli.  Perché no?  Perché, tristemente, questi credenti non crescono.

Non importa se diamo la colpa alla chiesa che cercava di fare solo convertiti invece di discepoli  (Mt 28,19) o se diamo la colpa alla persona che ha scelto di non crescere.  Il risultato è comunque lo stesso: l’infanzia spirituale.

Noi, invece, sappiamo che non basta essere credenti (anche i demoni sono credenti!  Giacomo 2,19).  Gesù vuole qualcosa di più da noi, qualcosa di meglio, qualcosa che ci fa assomigliare a Lui.  Gesù ci chiede di fare ed essere discepoli (Matteo 28,18-20).

COSA MANCA  PER LA NOSTRA CRESCITA?

Se chiediamo ad un biologo, “Quali sono gli elementi essenziali della vita?”, è probabile che risponda “aria, cibo, acqua e luce”.  Quando viene a scarseggiare uno di questi elementi essenziali, la pianta o l’animale non cresce come dovrebbe o, addirittura, muore.

Esistono anche degli elementi essenziali per la nostra vita come essere spirituali ed emotivi. Senza questi 5 elementi, possiamo magari sopravvivere e tirare avanti, ma non è la vita abbondante e fiorente che Dio vuole per noi. Vediamoli in dettaglio indicandole con le  5 “P”:

  1. POTERE per vivere –  l’adorazione a Dio
  2. PERSONE con cui vivere – la comunione fraterna
  3. PRINCIPI secondo i quali vivere – il discepolato
  4. PROGETTO  da vivere – il servizio
  5. PROPOSITO per cui vivere –  l’evangelizzazione

Un discepolo è uno che segue, imita ed assomiglia al suo padrone, il suo signore.  Vogliamo essere seguaci di Cristo, conoscendoLo attraverso la lettura e lo studio della Sua Parola, attraverso la preghiera, attraverso l’adorazione e l’evangelizzazione.  E mentre leggiamo quella Parola e parliamo con il nostro Maestro attraverso la preghiera, poniamo delle domande importanti a cui solo Lui può rispondere:

Siamo quindi stati progettati per il piacere di Dio; questo si chiama adorazione. E se siamo anche stati formati  per la famiglia di Dio; questo si chiama avere comunione fraterna. Ecco la terza ragione per cui Dio ci ha creato: noi siamo stati creati per divenire simili a Cristo, e questo si chiama essere discepolo (O DISCEPOLATO). Dio ci ha creato per trasformarci a somiglianza di suo Figlio: Gesù Cristo. Dio vuole che noi abbiamo cura degli altri. Questo si chiama evangelizzazione. Noi non porteremo la nostra carriera nell’eternità, ma porteremo il nostro essere discepoli.

UNA MISSIONE PER LA COPPIA

Se vogliamo che Dio benedica la nostra vita di coppia, dobbiamo avere a cuore le cose che Dio ha più a cuore! Riportare figli perduti a Gesù”. Questo è ciò che desideriamo per la nostra vita: che quando moriremo la gente dica: “Loro hanno servito i propositi di Dio nella loro generazione.

I discepoli fanno discepoli come i cani fanno cagnolini ed i gatti fanno gattini.  Gli viene spontaneo!  Non basta essere un discepolo, dobbiamo farne altri! Abbiamo mai pensato di assistere il nostro  gruppo nel fare discepoli? Siamo stati creati per essere simili a Cristo, Dio vuole che noi cresciamo:

Al contrario vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui che è il capo, Cristo. (Ef 4,15)

Milioni di credenti invecchiano senza crescere.  Questo  perché non avevano mai l’intenzione di crescere.  Dobbiamo voler crescere, decidere di crescere,  impegnarci per crescere, continuare a crescere. Il proposito del  Padre Celeste è che noi possiamo maturare e sviluppare le caratteristiche di Gesù Cristo, vivendo una vita d’amore e di umile servizio.  Purtroppo, milioni di credenti invecchiano senza crescere.  Sono bloccati in un’infanzia spirituale perpetua, rimanendo sempre piccoli, perché non avevano mai intenzione di crescere. Il discepolato (il processo di diventare come Cristo) parte sempre da una decisione.

“Andando via di là, Gesù vide un uomo seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse:”Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì”(Mt 9,9)

Quando i primi discepoli scelsero di seguire Gesù, non comprendevano tutte le implicazioni della loro scelta. Risposero semplicemente all’invito di Gesù.  Questo è tutto ciò di cui necessitiamo per cominciare: scegliere di diventare un discepolo come singolo/a e come coppia.

Nulla influenza tanto la nostra  vita quanto gli impegni che decidiamo di prenderci. Gli impegni che  prendiamo possono farci sviluppare o distruggerci, ma in qualunque modo ci influenzino, definiranno il nostro  essere, verso cosa ci siamo impegnati, saremo tra vent’anni. Diventiamo ciò per cui ci impegniamo.

È a questo punto di impegno che la maggior parte della gente perde il proposito che Dio ha per le loro vite.  Molti temono di impegnarsi per qualunque cosa, e passano la vita in una specie di deriva. Altri si impegnano a metà per diversi valori contrastanti, e passano così una vita di frustrazione e mediocrità. Altri ancora si impegnano interamente per valori mondani, quali la ricchezza o la fama, e si ritrovano alla fine delusi e con il cuore amaro. Ogni scelta ha conseguenze eterne, per cui  conviene scegliere con saggezza. La somiglianza a Cristo deriva dall’impegnarsi in cose simili a quelle che fece Gesù. Dobbiamo impegnarci a vivere il resto della vita per i cinque propositi creati da Dio. Gesù riassunse questi propositi nel Grande Comandamento e nel Grande Mandato.

Un grande impegno  al Grande Comandamento e al Grande Mandato ci renderà un grandi credenti.

Quando abbiamo deciso seriamente di diventare come Cristo, dobbiamo cominciare ad agire diversamente. Dovremo abbandonare vecchie routine, sviluppare nuove abitudini, e scegliere di cambiare il nostro modo di pensare, così come Paolo scriveva ai filippesi: “Attendete alla vostra salvezza con timore e tremore. E’ Dio infatti che suscita in voi il volere e secondo i suoi benevoli disegni” (Fil 2,12b-13)

Questo versetto mostra i due aspetti della crescita spirituale: C’è la tua responsabilità (“attendete, adoperarsi”) e c’è l’opera di Dio (“è Dio che produce”).  La crescita spirituale è uno sforzo comune nostro e dello Spirito Santo. Lo Spirito di Dio lavora con noi, non soltanto in noi.

Questo versetto, scritto a dei credenti, non tratta la salvezza, ma la crescita. Non dice “operare per” la salvezza, perché non è possibile aggiungere qualcosa a ciò che Gesù ha già fatto! Quando facciamo attività fisica, ci esercitiamo per sviluppare il nostro corpo, non per ottenerne uno. Dio ci ha dato una nuova vita; ora abbiamo la responsabilità di svilupparla “con timore e tremore”. Questo significa prendere seriamente la nostra crescita spirituale, perché determinerà il nostro ruolo nell’eternità. Quando la gente è leggera relativamente alla loro crescita nel somigliare a Cristo, dimostrano di non comprenderne le implicazioni.

Perché la nostra vita cambi, è necessario che cambi il nostro modo di pensare. Dietro a ciascuna nostra azione c’è un pensiero.  Ogni comportamento è motivato da una convinzione, e ogni azione è data da un atteggiamento. “Trasformatevi rinnovando la vostra mente” (Rm 12,2b)

Il primo passo nella crescita spirituale è di cominciare a cambiare il proprio modo di pensare. Il cambiamento ha sempre inizio nella mente. Il nostro modo di pensare determina il modo in cui ci sentiamo, e il modo in cui ci sentiamo influenza il nostro modo d’agire: “Dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l’uomo nuovo”. (Ef 4,22-24)

Per essere come Cristo dobbiamo sviluppare una mente come quella di Cristo. Il Nuovo Testamento chiama questo spostamento della mente “pentimento”, che, dal greco, significa letteralmente “cambiare la propria mente.” Pentirsi significa cambiare il proprio modo di pensare – relativamente a Dio, a noi stessi, al peccato, alle altre persone, alla vita, al nostro futuro, a tutto, insomma.

Abbiate in voi gli stessi sentimenti  che furono di Cristo Gesù.(Fil 2,5)

“Il pensare come Cristo…implica smettere di fare ragionamenti immaturi, egoistici”.
Il pensare come Cristo si divide in due parti. La prima metà di questo spostamento della mente implica smettere di fare ragionamenti immaturi, egoistici.  I bambini, per natura, sono assolutamente egoisti. Pensano solo a sé stessi. Questo è un modo di pensare immaturo.

Fratelli, non comportatevi come bambini nei giudizi; ma siate come bambini quanto a malizia, ma uomini maturi quanto ai giudizi”(1 Cor 14,20)

La seconda metà del pensare come Gesù risiede nel cominciare a pensare in maniera matura, concentrandosi sugli altri, non su sé stessi. Nel suo grande passo sulla natura del vero amore, Paolo concluse che il pensare agli altri è indice di maturità: “Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era bambino l’ho abbandonato” ( 1 Cor 13,11)

Oggi, molti suppongono che la maturità spirituale si misuri con la quantità di conoscenza biblica e dottrinale. Sebbene la conoscenza è parte del metro di misura della maturità, non è tutto. La vita cristiana è molto più che semplice credo e convinzione; include condotta e vita pratica. Le nostre azioni devono essere coerenti con il nostro credo e le nostre convinzioni devono avere come supporto un comportamento che imiti quello di Cristo.

Il cristianesimo non è una filosofia, ma un rapporto e una vita, quando ci “esercitiamo” a vedere gli altri come li vedeva Gesù: Ciascuno di noi cerchi di compiacere il prossimo nel bene per edificarlo (Rm 15,2.3)

E ancora: “Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri (Fil 2,3-4)

“L’unico modo per imparare a pensare in questo modo è riempiendo le nostre menti della Parola”.

Il pensare agli altri è ci rende  simili a Cristo, ed è il proposito della crescita spirituale.  Questo tipo di pensiero è innaturale, anti-culturale  e raro. L’unico modo per imparare a pensare in questo modo è riempiendo le nostre menti della Parola di Dio.

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