30-I 7 mezzi di Purificazione del Discepolato

Dal Vangelo secondo Matteo (5,38-48) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
Dal Vangelo secondo Matteo (5,38-48)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.

 

I SETTE MEZZI DI PURIFICAZIONE DEL DISCEPOLO

Alla scuola del Maestro Gesù, 2000 anni fa in Israele, accadde una vera e propria rivoluzione del sistema di  insegnamento, chiamato discepolato.

 Gesù sembra essere uguale agli altri maestri perché insegna a vivere, ma, nei fatti è completamente diverso dagli altri, infatti è Lui che sceglie i suoi discepoli e non come avveniva per gli altri maestri che venivano scelti dai discepoli (Gv 15,16), il discepolato è per sempre (Lc 9,62),  Gesù non chiama i suoi discepoli servi ma amici (Gv 15,13-15), accoglie  donne e bambini (Lc 8,1ss; Mt 19,13ss) e i suoi discepoli soffrono persecuzioni e tribolazioni come Lui(Gv 15,20).

GESU’ E’ MAESTRO ITINERANTE CHE ANNUNCIA IL REGNO DI DIO: IL PIANO DI SALVEZZA CHE COINVOLGE OGNI UOMO IN TUTTO L’UNIVERSO E IN TUTTI I TEMPI.

Gesù estende la sua missione nel tempo e nello spazio:  sceglie i suoi collaboratori, forma i suoi discepoli (formatori di formatori) e li rende capaci con il dono dello Spirito Santo di formare altri, affinchè la Parola di Dio raggiunga le estremità della terra.

Prima si è discepoli (ESSERE), poi è Apostoli (FARE). (Ciò che è primo è primo. Prima si diventa discepoli=chiamati,  poi apostoli=inviati).

Il vero discepolo è colui che ascolta la Parola di Gesù, stando ai suoi piedi per conformarsi a Lui, e poi come il Maestro diventa missionario annunciando la Buona Novella per poi fare ritorno ai piedi della Croce.

Le condizioni per essere un discepolo così si enunciano:

  1. Accettare Gesù come unico Maestro esclusivo ed escludente, rinunciando agli altri idoli (moda, corpo, sesso, denaro, potere, successo, ecc.);
  2. La sequela di Gesù deve essere immediata e definitiva, perché Egli è esigente e il suo Aharaj (seguimi) è imperativo;
  3. Il discepolo deve eliminare gli ostacoli (legami familiari, beni materiali, i nostri progetti di vita);
  4. Prendere la propria croce, radicata nelle vicissitudini di ogni giorno (malattie,  tribolazioni, ecc.)

Il discepolo “è” come il suo Maestro: vive, prega, soffre, gioisce come Lui.

Il discepolo viene purificato dal Maestro perché ne ha bisogno, per acquisire purezza di intenzioni per la missione per cui è stato chiamato, viene mondato dalle motivazioni impure e possa seguirLo e servirLo senza ipocrisie farisaiche.

Lo Scultore, l’artista: lo Spirito Santo, lo modella  mediante i sette mezzi di purificazione vediamoli nel dettaglio:

  1. Persecuzione del mondo. Gesù ha detto: “hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 15, 18-20; Mc 10,29-30). Il discepolo spesso si trova ad affrontare battaglie spirituali non contro persone ma contro il mondo delle tenebre, con la ferma coerenza nel denunciare i disvalori antievangelici e non lasciarsi coinvolgere dalle strutture ingiuste di peccato che dominano il mondo. In questo combattimento il carbone  diventa un prezioso diamante.
  2. Persecuzione da parte dei buoni, da coloro che credono di dare culto a Dio (Gv 16,2). Spesso sono proprio le autorità religiose e lo stesso popolo di Dio i più implacabili osteggiatori dell’opera di redenzione universale:  per indifferenza, invidia o perfezionismo. Il discepolo ricordi sempre che Gesù  non è venuto per condannare, ma per cercare le pecore smarrite. La persecuzione della Chiesa, purifica il discepolo nell’ubbidienza a Cristo e alle autorità religiose.
  3. Fallimento, per non essere condizionati dal successo e riconoscere che tutto è opera di Dio: il discepolo lavora per un obiettivo, non per un risultato. Dio non vuole il fallimento di nessuno, ma permette il fallimento professionale, spirituale ecc. l’accrescimento della fede nella certezza che il vero protagonista dell’opera salvifica è lo Spirito Santo e solo Lui è guida. Si apprende dagli errori e mediante gli errori (J. Piaget).
  4. Problemi permanenti: essere discepolo non è facile, però essere discepolo glorioso lo è, poiché  sono le sfide e gli ostacoli che rafforzano la forza di volontà nel cammino verso la terra promessa (difficoltà di tipo materiale, economico e relazionale).
  5. Calunnia: felice il discepolo quando è ingiuriato e calunniato (Mt 5,11). Si tirano sassi solo all’albero che ha dei frutti per ostacolarne la missione, tuttavia se manca una solida autostima le calunnie possono distruggere, altresì le stesse se guardate con gli occhi di Dio diventano opportunità meravigliose, purché venga sempre riconosciuta la Sua opera. Il discepolo non lavora per essere gratificato e l’adulazione è più pericolosa della critica. La calunnia è permessa da Dio per purificarci dall’immagine sbagliata di noi stessi.
  6. Perdere i vantaggi che vengono dal ministero, come Paolo (1 Cor 9,15). Succede a volte che proprio perché si lavora nella vigna del Signore, il discepolo possa, in circostanze inaspettate, perdere tutto quello che è e quello che ha. Questo diventi forza nella certezza che può essere privato di tutto ma non dell’amore di Dio, tesoro vivo dentro di lui e che così viene purificato del sovrappiù. Così come Paolo aveva perso il prestigio ma anziché un perdente era diventato un vincitore, centrato sull’essenziale: il vignaiolo era importante, non la vigna.
  7. Peccato perdonato: rende umili come Davide (2 Sam 12,13; Sal 51). Solo quando il discepolo sperimenta la propria fragilità nel peccato può accostarsi a Dio con cuore contrito e umiliato, consapevole della misericordia divina non giudica e non condanna; così come Pietro, nominato pastore delle pecore, dopo essersi perduto tre volte nel palazzo del Sommo Sacerdote, potrà essere più misericordioso con le pecore smarrite. Si è tanto misericordiosi con gli altri, tanto quanto ci sentiamo perdonati da Dio.

Questi sette aspetti sopra considerati sono necessari poichè le difficoltà e le tribolazioni   purificano e rendono pure le di intenzioni permettendo al discepolo di seguire e servire il Signore non per ricevere ricompense ma per portare a termine la grande missione a cui è stato chiamato: instaurare il Regno di Dio nel mondo, con la testimonianza della propria vita, perché il mondo ha bisogno di testimoni e non di maestri e se ascolta i maestri è solo perché sono testimoni (Evangelii Nuntiandi – Paolo VI)

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