34-Conclusioni

Il Cantico dei Cantici, canta in un susseguirsi di poemi l'amore reciproco di un amato e di un'amata, che si raggiungono e si perdono, si cercano e si trovano. Il Cantico non segue un piano prestabilito. E' una raccolta di canti, uniti solo dal loro soggetto comune, cioè l'amore.
Il Cantico dei Cantici,
canta in un susseguirsi di poemi l’amore reciproco di un amato e di un’amata, che si raggiungono e si perdono, si cercano e si trovano.
Il Cantico non segue un piano prestabilito. E’ una raccolta di canti, uniti solo dal loro soggetto comune, cioè l’amore.

 

LE NOZZE DEL CANTICO

Memoria e profezia

La conclusione del cantico dei cantici evoca l’immagine della fuga dei due innamorati verso il monte dei profumi. Questa tensione verso il monte dei profumi  è come se rilancia il racconto in un nuovo itinerario che non trova una reale conclusione ma chiama a guardare in alto, come se l’Amore ricominciasse ogni volta: da inizi a inizi che non hanno mai fine.

Un’avventura dell’Amore continua che nel racconto vede momenti in cui i fratelli cercano di proteggere la purezza della sorella, con l’intenzione di preservare la futura sposa nelle migliori condizioni (quindi con un intento di per sé positivo) per il matrimonio. Chiaramente i fratelli sono mossi dal grande affetto per la sorella che ai loro occhi appare troppo piccola e non capace di difendersi (<<Non ha ancora i seni>>).

Significativa è la risposta della ragazza che riprendendo le immagini utilizzate dai fratelli rivendica di essere una muraglia perfettamente in grado di proteggere la propria intimità, di non poter essere considerata ancora una bambina, come mostrano i suoi seni slanciati come due torri. La ragazza mostra una forte coscienza di sé. A renderla tale è stato l’incontro con l’amato: è l’esperienza di innamoramento che l’ha condotta a prendere consapevolezza di essere diventata donna.

A questo punto entra in scena lo sposo che con tono sicuro rivendica il suo diritto a essere custode della sposa, ricorrendo all’immagine della vigna che Salomone aveva affidato ai custodi mentre lui la sua vigna la guardava da se. Inoltre il giovane in questo episodio esalta l’unicità della sua sposa: Salomone si tenga pure i suoi guadagni, la sua ricompensa è l’amata stessa, suo unico bene.

Infine lo sposo manifesta il desiderio di poter riascoltare la voce dell’amata di colei cioè << che abita i giardini>> definizione che richiama  l’ immagine della creazione descritta nella genesi: <<Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden>>. In quel giardino risuonò il primo grido d’amore a cui ha risposto la sposa del Cantico. Lo sposo chiede ora che il loro incontro di amore possa continuare sempre senza interrompersi mai. All’invito risponde la donna (così come enunciato prima) facendo non solo  sentire la propria voce ma chiedendo allo sposo di fuggire via.

Fuggire è per lo sposo uscire fuori da sé e indirizzarsi verso un orizzonte di tenerezza dove si celebri l’ebrezza dell’Amore, un Amore senza tramonto, oltre la stessa morte.

Il Cantico allora rimanda ad un’avventura che continua, in cui l’essenziale consiste nello scegliersi liberamente l’un l’altro, giorno dopo giorno. Una figura di coppia quindi che riunisce il principio e la fine.

Chiaramente il libro non deve essere interpretato come un romanzo in cui individuare la struttura narrativa ma si deve cogliere il dinamismo di fondo, il dinamismo di un Amore tenero. Infatti nell’uso liturgico del Cantico (sia nella tradizione giudaica che in quella cristiana), il libro più che spiegato va annunciato come un racconto sempre in atto: memoria degli inizi, figura dell’oggi, profezia della fine. Ricordo, attualizzazione e annuncio profetico si fondono in un tutt’uno trasformandosi nel preludio di un itinerario. Se per un verso quindi gli amanti del cantico  richiamano la coppia degli inizi Adamo-Eva raffigurata in Gen 2 (l’ approdo di perfezione  a cui Dio aveva destinato l’amore umano prima che l’uomo ne scegliesse la deformazione col peccato), per un altro verso anticipa la coppia nuova che scaturisce dallo sposalizio pasquale di Cristo con la Chiesa, aprendo alla comprensione del matrimonio come mistero nuziale di Dio nella storia. Quindi nella lettura semantica la vicenda dei due evoca non solo l’amore di per se ma il loro essere innestati nel grande mistero di Cristo e della chiesa.

Coppia del cantico

                                   Il mistero nuziale                                        Il mistero nuziale della parusia

                                        delle origini

                                                           il <<grande mistero>>

                                                         di Cristo e della Chiesa

Il mistero nuziale di coloro che si sposano <<nel Signore>>

La coppia uomo-donna quindi creata da Dio (a sua immagine e somiglianza “uomo e donna li creò”) invero in sé la coppia Cristo- Chiesa (in cui Cristo è lo sposo e la chiesa è la sposa).

 L’uomo e la donna sono immagine di Dio insieme nella reciprocità della loro esistenza relazionale e nel mutuo riconoscimento. La benedizione di Dio riguarda l’uomo e la donna in tutte le dimensioni del loro essere (compresa la sessualità). Infatti in Gen 2,4-5 si mette in risalto la solitudine, l’unità e la nudità originaria che corrispondono alle dimensioni dell’attrazione, comunione e rispetto. La solitudine iniziale dell’uomo vista come una condizione non in linea con la sua natura (“non è bene che l’uomo sia solo”). Il fatto che Dio abbia creato la donna durante il sonno dell’uomo sottolinea che la donna è stata data all’uomo come dono. L’immagine del sogno attesta che la formazione della coppia è intesa come un mistero (un segreto). La solitudine quindi è premessa di un incontro, premessa dell’ unità ( i due saranno una sola carne) in una comunione data non dal <<io-tu>> ma dal noi. Il linguaggio della sessualità appartiene a questa relazione di comunione da cui scaturisce la nudità, la consapevolezza di non provare vergogna perché non c’è bisogno di nascondersi perché non c’è il rischio di essere usati come strumento. Da ciò ne scaturisce la spiegazione del matrimonio innanzitutto monogamico, unico e indissolubile. L’essere maschile e femminile come vocazione e comunione di vita. Il peccato delle origini aveva sconvolto questo ordine ma la venuta di Gesù proclama l’inizio di un incontro nuziale nuovo tra uomo e donna; un incontro che sconfigge le degenerazioni della storia e riconduce la loro unione alla bellezza originaria.

Gesù non si limita a portare il matrimonio alla bellezza originaria ma esso entra a far parte del suo sposalizio con la Chiesa. Gesù stesso lo fa quando risponde ai farisei che lo interpellano sul digiuno: << possono forse essere in lutto gli invitati a nozze mentre lo sposo è con loro?verranno giorni quando lo sposo sarà tolto e allora digiuneranno>>.(Mt 9,14-15). Gesù inoltre descrive la natura del suo regno come una grande festa nuziale:<<il Regno dei cieli è simile ad un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio>>.(Mt 22,2) Quindi abbiamo visto Gesù sposo ma nelle scritture si parla anche della Chiesa sposa: <<chi possiede la sposa è lo sposo>>. Cristo, infatti, ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa. Riprendendo i costumi dell’antico oriente quando la fidanzata veniva lavata e ornata per essere presentata al fidanzato , il sacrificio di Cristo ha lavato e purificato la chiesa per presentarla al cospetto dello Sposo. Un accadimento pasquale che oggi si manifesta nel bagno battesimale è in esso infatti che la chiesa viene continuamente rigenerata come sposa. Quindi il matrimonio non riguarda solo l’uomo e la donna, esso richiama le origini (Adamo-Eva) e rimanda alla pienezza dei tempi, (Cristo-Chiesa).

Dalla resurrezione di Cristo, vi è ancora un tempo, il tempo fra le due venute che è il tempo della chiesa proteso alla parusia (ritorno di Gesù alla fine dei tempi) che vedrà la celebrazione delle nozze del Cristo (Sposo) con la Gerusalemme celeste (la Chiesa Sposa). Il dinamismo interno dell’ultimo libro della Bibbia, infatti, è proteso alle nozze dell’Agnello con la Chiesa. La conclusione della Scrittura è dunque segnata dalla figura di una coppia.

Guardando la coppia uomo-donna in relazione alla coppia Cristo-Chiesa è chiaro che l’uomo e la donna si devono amare come Cristo ha amato la Chiesa offrendosi in sacrificio di soave odore. Gli sposi sono chiamati a mettersi in servizio reciproco rispettandosi  come si rispetta il Signore (amore donante e accogliente).

matrimonio

no singola persona ma coppia

interezza(intellettiva, affettiva, fisica, spirituale)

partecipe dello Sposalizio di Cristo con la Chiesa

cammino verso la Gerusalemme celeste.

Il Cantico dei cantici è un libro che manifesta che recupera il progetto  di Dio fin dalle origini e un’anticipazione delle nozze volute da Dio per la nostra salvezza, proclamando le nozze di Cristo con la Chiesa. Cristo che riporta l’amore uomo-donna alla bellezza originaria, dando se stesso per lei. A partire da quel momento ogni sposo è impegnato ad  amare la sposa come Cristo ama la Chiesa. La tenerezza inscritta nel cuore degli innamorati è la conseguenza della tenerezza di Cristo per la chiesa. Quindi tutti gli sposi di tutti i tempi sono chiamati a guardare:

  • La tenerezza sponsale nostalgia di carezze;
  • La tenerezza sponsale come amabilità;
  • La tenerezza sponsale per ri-innamorarsi ogni giorno;
  • La tenerezza sponsale per un’intimità felice;
  • La tenerezza sponsale come incanto del corpo;
  • La tenerezza sponsale come amicizia;
  • La tenerezza sponsale come gioia di amarsi.

La tenerezza gratuita senza condizione rompe qualsiasi circolo vizioso (“ti amo se tu mi ami”- “ti perdono se mi perdoni”). In questo itinerario nuziale di tenerezza l’esempio più esaustivo è quello della Vergine Maria, donna dell’attesa e della dolcezza. A lei gli sposi possono volgere il loro sguardo, con serena fiducia, sicuri che ella come alle nozze di Cana, attenta ai loro bisogni interviene presso il Figlio Gesù, perché la festa continui e non abbia mai fine.

(Sintesi a cura di Alessandra Benvenuto)

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