12-Tenerezza Sociale

I bambini rappresentano la curiosità, la tenerezza, la dolcezza, oltre alla gioia del bambino dentro noi e che curiamo in modo da rendere migliore la nostra vita.
I bambini rappresentano la curiosità, la tenerezza, la dolcezza, oltre alla gioia del bambino dentro noi e che curiamo in modo da rendere migliore la nostra vita.

 

TENEREZZA SOCIALE

Nelle linee guida della Spiritualità della Tenerezza sono indicati i vari aspetti per coltivare la teologia della tenerezza nei suoi molteplici livelli. Tenerezza naturale, teologale, cristologica, staurologica, ecclesiale, nuziale, educativa, ecologica e sociale. (pag. 6-7 Linee Guida dei GsT).

Ci soffermiamo su quest’ultimo aspetto cioè:  la “Tenerezza sociale” per poter meglio mettere a fuoco il suo significato.

Per tenerezza sociale si intende l’impegno socio-politico (polis-città) per testimoniare nella comunità umana una concreta cultura dell’amore e della vita, di cui la famiglia è il segno e il primo spazio vitale e ogni battezzato un testimone orientato al bene comune.

La Dottrina Sociale della Chiesa invita tutti i singoli battezzati ma in particolare la famiglia ad uscire fuori dai propri recinti di un cristianesimo individualista, ma è necessario divenire strumenti di carità con gesti di prossimità e iniziative tendenti a creare attività produttive in qualsiasi ambito: sociale, politico, economico che ridanno vita a coloro che in certi momenti si trovano in difficoltà. Appare chiaro che per bene comune non si intende solamente offrire alimenti o beni di prima necessità ai più bisognosi, ma con creatività avviare quelle iniziative che andrebbero a risolvere il disagio alla radice. In termini pratici, non ci limiteremmo a fornire alle famiglie bisognose solo generi alimentari, ma anche a provvedere a trovare un lavoro che possa riconsegnare alla famiglia la giusta dignità, la dignità di figli di Dio. Infatti il Compendio della Dottrina sociale ci viene in aiuto:

Il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro. (Compendio Dottrina sociale della Chiesa n° 164)

Il bene comune impegna tutti i membri della società: nessuno è esentato dal collaborare, a seconda delle proprie capacità, al suo raggiungimento e al suo sviluppo. (167)

Appare chiaro che il bene comune è ostacolato dal consumismo e dalla bramosia dell’avere, dilatando sempre più le esigenze proponendo delle mete spesso irraggiungibili. Infatti così il Compendio definisce tale fenomeno:

“Il fenomeno del consumismo mantiene un persistente orientamento verso l’« avere » anziché verso            l’ «essere». Esso impedisce di «distinguere correttamente le forme nuove e più elevate di soddisfacimento dei bisogni umani dai nuovi bisogni indotti, che ostacolano la formazione di una matura personalità ». Per contrastare questo fenomeno è necessario adoperarsi per costruire « stili di vita, nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti ». È innegabile che le influenze del contesto sociale sugli stili di vita sono notevoli: per questo la sfida culturale, che oggi il consumismo pone, deve essere affrontata con maggiore incisività, soprattutto se si considerano le generazioni future, le quali rischiano di dover vivere in un ambiente naturale saccheggiato a causa di un consumo eccessivo e disordinato. (Compendio Dottrina Sociale della Chiesa, 360).”

Alla luce di quanto sopra, il cristiano sa di poter trovare nella dottrina sociale della Chiesa i principi di riflessione, i criteri di giudizio e le direttive di azione da cui partire per promuovere un umanesimo integrale e solidale. Diffondere tale dottrina costituisce, pertanto, un’autentica priorità pastorale, affinché le persone, da esse illuminate, si rendano capaci di interpretare la realtà di oggi e di cercare appropriate vie per l’azione: “L’insegnamento e la diffusione della dottrina sociale fanno parte della missione evangelizzatrice della Chiesa…”

Fare della solidarietà uno strumento di amore e di vita,  baluardo per il bene comune da parte delle famiglie cristiane che non vivono la loro fede solo nelle sacrestie delle nostre chiese, ma si protendono verso la strada, luogo dove Dio incontra le miserie dell’uomo. Analizziamo sempre dal compendio il significato profondo di solidarietà:

La solidarietà deve essere colta, innanzi tutto, nel suo valore di principio sociale ordinatore delle istituzioni, in base al quale le « strutture di peccato », che dominano i rapporti tra le persone e i popoli, devono essere superate e trasformate in strutture di solidarietà, mediante la creazione o l’opportuna modifica di leggi, regole del mercato, ordinamenti.

La solidarietà è anche una vera e propria virtù morale, non un « sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siamo veramente responsabili di tutti».

La solidarietà assurge al rango di virtù sociale fondamentale poiché si colloca nella dimensione della giustizia, virtù orientata per eccellenza al bene comune, e nell’ impegno per il bene del prossimo con la disponibilità, in senso evangelico, a “perdersi” a favore dell’altro invece di sfruttarlo, e a “servirlo” invece di opprimerlo per il proprio tornaconto (cf. Mt 10,40-42; 20,25; Mc 10,42-45; Lc 22,25-27)». (Compendio Dottrina Sociale della Chiesa, 193).

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza