Sintesi della Lettera Pastorale del Card. Montenegro

Cardinale Mons. Montenegro
Cardinale Mons. Montenegro

“CORAGGIO! ALZATI, TI CHIAMA!” (Mc 10,49)

(Lettera Pastorale del Card. Francesco Montenegro)

La speranza del nostro vescovo è che a tutti gli uomini arrivi il messaggio più bello che il Signore ci ha dato: “Dio ci ama e per noi ha mandato il suo Figlio, il quale – morto e risorto- è con noi sempre!”
Il lavoro pastorale che ci attende è molto stimolante e costituisce un’opportunità per essere CHIESA che vive la comunione, annuncia con franchezza il Vangelo a tutte le Creature e si lascia sempre formare da Cristo Maestro.

Un lavoro che è in sintonia con tutta la Chiesa, in grado di creare sinfonia tra di noi se sapremo affrontarlo con umiltà, nell’obbedienza della fede e spirito di fraternità, senza preoccuparci di fare molte cose, ma di crescere insieme come CHIESA.
Il nostro Vescovo ci invita a meditare sull’episodio della “Guarigione del Cieco di Gerico” (Mc 10, 46 – 52).

Con la sua narrazione Marco ci guida a una graduale scoperta dell’identità del Messia e, quindi, ad una conseguente adesione a Lui.

È il Vangelo del primo annuncio, destinato a persone che non credono, affinchè desiderino andare al cuore del mistero di Colui che pende dalla Croce e risorge.
E giunsero a Gerico.

E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare, costui, al sentire che c’era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”.

Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: ”Figlio di Davide, abbi pietà di me!”.

Allora Gesù si fermò e disse: ”Chiamatelo!”.

E chiamarono il cieco dicendogli: “Coraggio! Alzati, ti chiama!.

Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: “Che vuoi che io ti faccia?”.

E il cieco a lui: “Rabbunì, che io riabbia la vista!”. E Gesù gli disse: “Va, la tua fede ti ha salvato”.

E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada.
“….Sedeva lungo la strada a mendicare…..cominciò a gridare….”
Tale episodio è l’ultimo miracolo di Gesù prima del suo ingresso messianico a Gerusalemme, dove vivrà gli ultimi giorni della sua vita terrena.

Come spesso avviene nei Vangeli, alla pura dimensione storica dei fatti è coniugata quella simbolica, in modo che ogni lettore si riconosca nell’episodio narrato, entri nel testo e capisca il messaggio in esso racchiuso per il proprio cammino ecclesiale. Tutti dobbiamo sentirci parte del Vangelo, per meglio gustarlo e assaporarlo.
Immaginiamoci dentro quella scena.
Gerico era una cittadina caotica, poiché era una delle tappe preferite dai pellegrini che si recavano alla Città Santa e vi sostavano dopo lunghi viaggi.

Gesù è in città, la attraversa senza alcun coinvolgimento umano, quasi invisibile alla folla, probabilmente hanno sentito parlare del Messia, dei suoi miracoli, ma nessuno lo riconosce “Lui c’è, ma tanti non Lo riconoscono, a causa della calca e del disordine.”
Questa è la prima tappa: “Il figlio di Timeo, Bartimeo, sedeva lungo la strada”.

I più bisognosi stavano al di fuori della città, quasi in disparte, sul ciglio della strada perché sapevano che da li passavano molti pellegrini e avrebbero potuto ricevere qualche elemosina.

E lì stava Bartimeo.

Quest’uomo ha un padre, un’identità precisa e un nome, che non è il proprio nome, ma indica la relazione filiale nei confronti del padre che si chiama Timeo: infatti, in ebraico, “bar” significa “figlio”, dunque è il figlio di Timeo che siede lungo la strada, un uomo senza identità propria, ma riconosciuto solo perché figlio di……
La strada diventa protagonista; è la strada della Missione.
Il Papa spesso ci esorta ad essere Chiesa di strada: il Signore non ci vuole Chiesa da salotto o Chiesa museo, ma Chiesa che sa attraversare la strada, anzi che la sa abitare, riconoscerla come suo luogo privilegiato e preferito per fare esperienza del Risorto e per dimostrarsi non solo esperta di umanità, ma immessa in essa, che sa leggere la strada per capire i bisogni della gente e trovare le soluzioni più opportune.
“Molti lo rimproverano…Gesù si fermò e disse: Chiamatelo!”
Molti lo rimproveravano perché urlava, infastidendo la folla.

Il debole deve fare silenzio, perché da fastidio. Gesù, nonostante il rumore, sente quelle parole: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”. Gesù non soffoca le nostre parole, ma le riconosce, le ascolta e le accoglie; Lui distingue sempre la persona, anche tra una moltitudine.
Se vogliamo essere come Lui, dobbiamo riconoscere i suoni veri che provengono dal cuore dell’uomo anche in mezzo al chiasso.

Ogni comunità deve vivere la dimensione della strada e dell’uscita come stile missionario, solo quando si avrà chiaro ciò che ogni comunità vive, allora insieme si potrà comprendere cosa il Signore ci dice e cosa voglia da noi e alla luce del suo amore, quali soluzioni adottare per essere più vicino “all’ultimo”.
“Coraggio! Alzati, ti chiama!”
La folla prende coscienza che Gesù vuole parlare con il figlio di Timeo. La folla non ostacola più, ma diventa comunità che aiuta.

Gesù rende vedenti coloro che non si erano accorti di quell’uomo: è questa la prima guarigione e ci aiuta a capire che prima viene l’uomo e poi i programmi.
Non possiamo essere comunità che ostacola l’incontro con Cristo, ma essere famiglia che favorisce l’incontro con Lui, il Padre non vuole che nessuno sia sul ciglio della strada, ma che tutti affrontino il cammino della vita. La Chiesa è chiamata a evangelizzare, non ad organizzare.
Il Signore ci chiede di cambiare atteggiamento, come la folla dobbiamo avere il coraggio di fermarci ed ascoltare la parola di Gesù, che chiama per ridire le Sue parole, la Sua misericordia.
“Coraggio!”
Rappresenta l’invito a partire dal cuore, ad affrontare la vita con il cuore. Dio ha a cuore tutti ed è nel cuore di tutti.
“Alzati!”
La conseguenza del coraggio, è rimettersi in piedi per affrontare la vita. Dobbiamo guardare il cieco, perché probabilmente, anche noi lo siamo, ci siamo adagiati su posizioni comode e questo ci ha fatto perdere di vista tutto ciò che c’è al di là.

Alzarsi è il verbo della risurrezione e, perciò, della vita. Dio vuole cristiani che stanno in piedi, che sanno affrontare le sfide, che sanno dire no all’indifferenza e a qualsiasi proposta di male.
“Ti chiama!”
Dobbiamo capire in che direzione andare. Gesù ci indica la direzione, ci dà un orientamento chiaro,  ci fa sentire unici, vivi, speciali. Quando Gesù ci chiama ci fa sentire amati, preziosi e il velo che copriva i nostri occhi sparisce e tutti siamo chiamati a far sentire ognuno prezioso agli occhi di Dio, unico, speciale.
“Và, la tua fede ti ha salvato…. E lo seguiva lungo la strada”
Bartimeo chiede a Gesù di ridargli la vista e Lui non compie alcun gesto, ma lo invia riferendosi alla sua fede che lo ha salvato. Nelle parole di Gesù si nota il passaggio dalla guarigione alla salvezza.

A chi chiede guarigione Gesù dà la salvezza, che è molto di più della guarigione: chi crede in Lui è salvo, chi si affida a Lui è salvo. Bartimeo riacquista la vista e decide di seguirLo, si mette alla sua sequela.
Questa è l’unica risposta che si aspetta Gesù dopo una Sua chiamata.

Seguire Gesù significa mettersi dietro di Lui per percorrere le sue orme. La strada, quindi, assume un doppio valore: all’inizio del brano è luogo di rassegnazione, abbandono, emarginazione; alla fine diventa luogo di ripartenza.
Gesù ci chiede una Chiesa in cammino, non perfetta, non impeccabile nelle strutture e nell’organizzazione, ma una Chiesa umile che sappia camminare con coraggio per seminare speranza.
Spunti per la Riflessione
“CIECO, SEDEVA LUNGO LA STRADA A MENDICARE”

Al tempo di Gesù un cieco è una persona totalmente emarginata che non può imparare, non può lavorare, può solo sedersi in un luogo di passaggio a mendicare.

Così fa anche Bartimeo, seduto sul ciglio della strada di Gerico, dove passano i pellegrini diretti alla città santa di Gerusalemme e sente che stava per passare Gesù. La sua fede lo spinge a pregarlo.

Domanda
•    Noi abbiamo deciso di rimanere ai margini della fede accontentandoci di vivere ai margini di un cristianesimo di facciata, oppure abbiamo scelto di stare nella strada per seguire Gesù?
•    Nel momento della nostra cecità, abbiamo fede e coraggio per chiedere aiuto a Gesù?

•    Abbiamo la forza di aiutare chi, nella sua cecità, non sa, non può, non si sente o non vuole chiedere aiuto al Signore?

“FIGLIO DI DAVIDE, GESU’, ABBI PIETA’ DI ME”
Malgrado la folla voleva che tacesse, lui urlava sempre più forte e con insistenza continuava a invocare Gesù.

La tenacia di Bartimeo nella preghiera è stata premiata. A volte noi ci stanchiamo subito di pregare e di chiedere a Gesù le cose che ci stanno a cuore. Bartimeo ci insegna a essere pazienti e perseveranti nella preghiera.

Domanda
•    Siamo noi così tenaci nelle nostre preghiere o ci stanchiamo sperando di ottenere subito quanto chiediamo?
•    Ci facciamo distogliere da altre tentazioni (idolatrie, schiavitù) che ci allontanano dalla via maestra?

“CORAGGIO! ALZATI, TI CHIAMA!”
La folla che prima era di ostacolo e con le sue urla copriva le invocazioni di Bartimeo, ora, dopo la chiamata di Gesù, si converte e lo spinge ad andarGli incontro.
Domanda
•    Abbiamo il coraggio di far attenzione a quello che ci circonda e cambiare i nostri atteggiamenti d’indifferenza verso i più deboli?
•    Ci facciamo sordi o ciechi quando il Signore ci chiede di essere Suo strumento verso i più bisognosi?

“EGLI, GETTATO VIA IL MANTELLO, BALZO’ IN PIEDI E VENNE DA GESU’”
Il mantello, per un povero mendicante, costituisce il suo riparo, la sua ricchezza, la sua casa, ma nonostante ciò Bartimeo se ne spossessa perché ha capito che la vera ricchezza è incontrare Gesù.
Bartimeo non ha esitazione ad alzarsi, anche se cieco e con difficoltà a muoversi, bensì balza in piedi con grande fede, sapendo di incontrare chi può guarirlo.  Per questo abbandona subito ogni paura e ogni incertezza (mantello) e si dirige, con gioia e con slancio verso Gesù. per non perdere tempo gettò per sempre il suo mantello ingombrante che gli rendeva difficile il cammino.
Per Bartimeo non è sufficiente solo andare da Gesù, ma anche arrivarci velocemente, perché c’era poco tempo e non poteva lasciarsi scappare quella strabiliante opportunità. Quel mantello pesante ed ingombrante gli avrebbe potuto far perdere secondi importanti e determinanti… Se il mantello è quel peso che, pur permettendoci di camminare, ci impedisce di correre verso Gesù, allora dobbiamo in primo luogo chiederci se vogliamo essere uno fra i tanti che seguono il Maestro o se invece abbiamo bisogno di un incontro personale per il quale siamo disposti a lasciare qualsiasi cosa che ci impedisca di andare velocemente.
Anche noi per andare a Gesù dobbiamo lasciare per sempre il nostro mantello, che potrebbe essere rappresentato dai nostri rancori, così come dalle nostre paure ed insicurezze, angosce e pressioni, dal vuoto o dalla mancanza di significato della vita, dalle amarezze e dai dubbi, dalla mancanza di fiducia, dalle ferite, dai mascheramenti, dalle bugie ed inganni. O ancora da idee stereotipate come: “Dio non mi ama, non lo merito perché sono un povero mendicante; il Signore è molto occupato ed ha fretta; ce ne sono tanti che lo cercano e lo trovano, per me non ha tempo”. Oppure: capita tutto a me !!
Domanda
•    Noi abbiamo identificato oggi il mantello che ci impedisce di correre speditamente verso Gesù? (Idolatrie, schiavitù, attaccamento al denaro ecc)
•    Noi siamo pronti a rinunciare alle nostre agiatezze, alle nostre certezze, alle nostre comodità per andare incontro a Gesù?

“CHE VUOI CHE IO TI FACCIA?”
Bartimeo chiede di riavere la vista. Gesù nell’esaudire la sua preghiera gli dice che è stata la sua fede a salvarlo. Gesù fa notare che la fede porta alla salvezza: dono più grande della guarigione fisica.
Domanda
•    Ci siamo mai chiesti perché le nostre richieste, a volte, non vengono esaudite?
•    Quello che chiediamo rientra nel piano di salvezza di Dio?
•    Ci siamo rivolti con piena fiducia al Signore?

“E SUBITO RIACQUISTO’ LA VISTA E PRESE A SEGUIRLO PER LA STRADA.”
Bartimeo, riacquistata la vista, decide di seguire Gesù per la strada verso Gerusalemme. Questa è stata una sua libera scelta senza nessuna esitazione. La strada che l’ha visto cieco, al margine, diventa il luogo di partenza della sua missione. Bartimeo, illuminato dalla luce di Gesù, ha sentito il bisogno di seguirlo.
Domanda
•    Siamo pronti, come Bartimeo, a seguire, senza indugio, le orme di Gesù?

•    Come “chiamati” a far parte del “Gruppo della Tenerezza” ci stiamo impegnando a seguire gli insegnamenti di Gesù per essere veri e propri profeti di tenerezza?

•    Percorrendo la nostra “strada” qual’ è la nostra “missione”? Chi stiamo evangelizzando in questo tempo?

•    Il nostro vissuto matrimoniale è di esempio per le altre famiglie in particolare quelle in difficoltà:cioè quelle che stanno ai margini della strada a mendicare?

(Sintesi a cura di Pina, Patrizia, Antonella, Graziella e Rosalia – Gruppo di Canicattì)

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza