9-Consigli pratici per Evangelizzare

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CONSIGLI PRATICI PER EVANGELIZZARE

L’Evangelizzazione è il compito primario della Chiesa: “La Chiesa esiste per evangelizzare”(Evangelii Nuntindi n° 14 Paolo VI).

Evangelizzare significa presentare non una dottrina o una filosofia, ma solo e sempre Gesù Morto, Risorto e Glorificato.

Evangelizzare significa testimoniare i prodigi che Gesù ha compiuto nella tua/vs vita personale e di coppia. Raccontala con il cuore e non preoccuparti di seguire un filo predeterminato.

Non bisogna moralizzare e accusare nessuno, i fratelli che visitiamo sono anch’essi amati da Dio quanto noi, non mostriamo superiorità verso di loro, non assumendo una posizione contrapposta, ma mettiamoci accanto a loro per accompagnarli. Quando qualcuno cerca di deviare il discorso sui mali di questi tempi, usali per introdurre il bisogno di salvezza nelle famiglie, Dio non centra niente con la morte dei bambini o dei disastri, guerre e distruzione, tutto questo proviene dal peccato dell’uomo.

Se dicono di saper tutto non è vero perché nessuno conosce Cristo se non dalla perfetta conoscenza delle Sacre Scritture, allora si dirà che tutti siamo in cammino, ma dobbiamo crescere sempre più.  Se dicono qualcosa di sbagliato o non completo, non dire mai:” no stai sbagliando, non è così, scusa ma non hai capito niente, perché in tal caso la persona si chiude e non è più ricettiva.

Ma bisogna dire : si, hai ragione però ascolta la mia testimonianza, si hai ragione, però guarda cosa sta scritto nella Bibbia.

Non discutere mai della religione. Dobbiamo presentare il messaggio del Vangelo gentilmente. Ricorda, la salvezza è un’offerta da Dio, non un obbligo.

Ricorda, il tuo obiettivo è di guidare i tuoi amici a comprendere che la morte di Cristo sulla croce li ha salvati – ha pagato il debito dei loro peccati in pieno. Attraverso la fede devono ricevere Cristo come il loro personale Salvatore.

Vediamo l’A B C  della testimonianza che dev’essere:

A = Allegra= Gioiosa, un cristiano triste non è una bella notizia;

B= Breve= senza dilungarsi o raccontare la ns. testimonianza, senza partire dal nostro nonno ecc.

C=Cristocentrica= il centro della ns. conversione non sono io, ma Dio (Io ho fato questo, io ho detto, no, Dio mi ha condotto, Dio mi ha fatto incontrare, Dio ha cambiato la mia vita, prima ero così adesso……. ecc.

Entrando in una casa

Pregare prima durante e dopo l’incontro invocando l’artefice dell’evangelizzazione: Lo Spirito Santo.

Se è un cenacolo già organizzato prima, si arriva nella casa sorridenti e gentili senza mai mancare di tatto o di invadenza, ci si presenta, singolarmente e come coppia, inviati dal parroco, facenti parte del Gruppo Aquila&Priscilla ecc.

Superando tali preliminari si passa alla motivazione per cui ci troviamo inviati: perché Gesù ha cambiato la nostra vita e siamo qui per testimoniare l’amore che Lui ha per noi, e siccome Dio ama tutti i suoi figli quello che ha fatto con noi, lo vuole fare anche per voi, perché? Perché Dio ti ama oggi e ci ha inviato oggi qui per dirvelo.

Si legge un breve brano della Bibbia (si consiglia il cap. 9 degli atti degli apostoli, la conversione di Saulo di Tarso che poi dopo l’incontro di Gesù sulla via di Damasco diventa il grande Paolo apostolo di Gesù.)

Sulla scia del brano inizia la testimonianza di personale / coppia, mentre uno parla l’altro/a tace e prega senza dilungarsi nei fatti ma è necessario arrivare ben presto al centro della testimonianza: il nostro incontro personale con Gesù.

Prima eravamo già una bella famiglia, ma erano le nostre sole fragili forze a portare avanti la famiglia, adesso è Gesù al timone della ns. famiglia, e le cose sono capovolte in meglio.

Se le persone dicono di saper già tutto, o fanno già un cammino bisogna elogiarli, ma insistiamo con tenerezza a permettere a Gesù di vistare la nostra famiglia con la preghiera finale.

Pochi sanno perdonare veramente, pochissimi pregano marito e moglie (capire dove sono manchevoli e sottolinearne l’importanza di iniziare.

Se qualcuno dirà di pregare a casa quindi basta, allora si dirà: Hai ragione, è cosa buona pregare a casa, ma una persona ha due gambe: 1 gamba è la preghiera personale fatta a casa, l’altra è la preghiera comunitaria servono ambedue, a questo serve la Chiesa, cioè spiegare l’importanza della preghiera comunitaria.

Chiedere se pregano marito e moglie e insieme con i figli. Solitamene non si prega insieme, in questo punto si può inserire l’importanza del cammino che stiamo facendo, l’importanza della trasmissione della fede ai figli.

Se invece vengono fuori dei bisogni, di coppia, di malattie ecc e si capisce che sono già disarmati del proprio senso di autodifesa, allora si comincerà a pregare benedicendo quella casa e tutti i suoi abitanti, invocando senza modi eclatanti lo Spirito Santo, sui presenti, assenti, ammalati, sui figli, nipoti facendoli pregare se necessario con un lumino (portarlo dalla Chiesa).

Dopo aver testimoniato, esortato e incoraggiato e pregato, lasciate una parola che Dio darà in quel momento scrivendola su un foglietto o immaginetta.

Se è una parola incoraggiante o edificante, la proclamate dicendo che Dio realizza in questo momento quello che dice. Se è una parola pesante o di correzione non proclamatela, tenetela da parte per altro discernimento. Al primo impatto non è bene correggere nessuno, ma è necessario creare un clima di amicizia, semplicità e accoglienza.

Prima di uscire invitateli a venire domenica alla messa e al gruppo. Max 1 ora e poi uscite da quella casa pregando lo Spirito Santo che li converta (noi non convertiamo nessuno chi convince e converte è solo lo Spirito Santo.)

Qualsiasi sia il risultato a noi non interessa, a noi tocca solo seminare, Dio farà crescere a suo tempo dove vuole e quando vuole, consapevoli che ad evangelizzare si impara evangelizzando.

                                                                                         Carmela e Michele Miraglia

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza