1-Evangelizzazione con Potenza

GESU ' RISORTO si accosta e cammina con noi, ma il nostro sguardo è rivolto alle nostre tristezze e delusioni, e fatichiamo a comprendere quella che è la nostra fede, e dove sia la speranza, e la carità. -
GESU ‘ RISORTO si accosta e cammina con noi,
ma il nostro sguardo è rivolto alle nostre tristezze e delusioni, e fatichiamo a comprendere quella che è la nostra fede, e dove sia la speranza, e la carità. –

EVANGELIZZANDO CON POTENZA

San Luca afferma che gli apostoli evangelizzavano “con grande potenza” (At 4,33). Ciò suscita molte inquietudini: si può evangelizzare senza potenza? Che cosa distingue una evangelizzazione che ha efficacia da un’altra che ne è carente? La Chiesa di oggi sta evangelizzando con la potenza degli apostoli? Evangelizzare in modo differente da quello della Chiesa primitiva non è già tradimento dello stesso Vangelo?

Gesù inviò i suoi discepoli a proclamare la Buona Novella a tutta la creazione. Per compiere questa missione che superava le capacità umane mandò dal cielo la forza dello Spirito Santo. Dopo cinquanta giorni dalla sua resurrezione, mentre le porte erano chiuse per paura dei giudei, un vento impetuoso riempì

la casa dove si incontravano e tutti furono pieni di Spirito Santo. Immediatamente Pietro e gli undici scesero dal piano superiore e testimoniarono nella piazza della città la morte e la resurrezione di Cristo Gesù che era stato costituito Signore e Messia.

La messe dello Spirito fu meravigliosa quella mattina: tremila convertiti, grazie ad una predicazione di tre minuti. Padre Emiliano Tardif sottolineava questo fatto con un sagace commento: “Pietro con un discorso nè convertì tremila anime e noi con tremila discorsi non convertiamo nessuno”. La differenza sta nel fatto che la predicazione di Pietro, quella mattina, era unta dallo Spirito di Dio e perciò fu capace di trafiggere tremila cuori.

Immediatamente dopo San Luca ci trasporta alla spianata del tempio di Gerusalemme dove ci presenta un invalido che da più di quaranta anni stava seduto all’ombra della porta Bella del tempio e che si accontentava con le elemosine degli altri. In tutto quel tempo Gesù passò decine di volte accanto a lui, perché non lo curò, e non ebbe compassione di lui?

Un pomeriggio Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera vespertina. Quando Pietro vide il paralitico invocò il nome di Gesù risorto, gli diede la mano destra e lo sollevò davanti allo stupore di tutti. L’uomo guarito, che saltava e lodava Dio per la sua guarigione totale, metteva in evidenza in modo inequivocabile che il crocifisso era risorto. Quel pomeriggio si convertirono altre duemila persone che non erano state raggiunte dal discorso unto dallo Spirito il giorno di Pentecoste.

Perché nel tempio di Gerusalemme si convertirono quelli che non si erano convertiti nella piazza della città la mattina di Pentecoste, se la predicazione ed il predicatore erano gli stessi? L’unica differenza sta nella strabiliante guarigione di quell’uomo che nacque ed era condannato a morire storpio.

Le autorità supreme di Gerusalemme si allarmarono e chiamarono gli apostoli e proibirono loro di annunciare “in qualunque modo”, non solo con parole e discorsi, il nome, la dottrina e la vita di Gesù di Nazaret. Avevano capito che una guarigione miracolosa è un modo potente ed incontestabile di annunciare il Vangelo e proibirono loro di compiere miracoli e guarigione che provocavano tante conversioni.

La piccola comunità primitiva era minacciata di morte dalle supreme autorità e sembrava che i suoi giorni erano contati. Potevano ripiegarsi, trascinarsi o affrontare la guerra ormai iniziata. Tuttavia, invece di rinchiudersi un’altra volta nel cenacolo, invocarono più potenza per compiere più miracoli e guarigioni nel nome di Gesù di Nazaret. Avevano scoperto dove si trovava l’efficacia e la forza dell’evangelizzazione e chiesero rinforzi proprio su questa linea.

Racconta San Luca che quando fini quella preghiera comunitaria, il luogo tremò e scese la potenza dello Spirito su tutti loro. Allora uscirono ad annunciare Gesù di Nazaret come unico Salvatore e Signore con grande coraggio e potenza.

Gesù non curò il paralitico, diede invece il potere di farlo ai suoi apostoli affinché loro lo guarissero e così si convertissero duemila persone. Le infermità e le sofferenze non sono per glorificare Dio, visto che Gesù se le è addossate sulla croce, sono invece l’opportunità di mostrare il potere della resurrezione di Gesù e di far sì che possano convertirsi migliaia di persone. Il dolore non è per manifestare la croce ma l’opportunità di dimostrare il potere della croce. Una sola guarigione può essere l’occasione di migliaia di conversioni. Quindi, se si vuole arrivare a nuove persone, occorre aggiungere all’unzione dello Spirito Santo il suo potere che compie segni, prodigi e miracoli.

Si evangelizza con grande potenza quando l’annuncio della morte e resurrezione di Gesù non si riduce alla comunicazione di una verità o al racconto di una storia, ma si mostra con fatti portentosi che Gesù è risorto ed è capace di ristabilire, curare quelli che la scienza umana e le istituzioni religiose sono incapaci.

Che la Parresia (coraggio e unzione dello Spirito) e la Dynamis (il poter di fare miracoli) giungano ad essere elementi normali nella vita dei credenti nell’annuncio del Vangelo, in modo che non ci sbalordiamo quando accadono guarigioni miracolose, ma che ci preoccupiamo quando non si producono, pechè ciò ridurrebbe l’evangelizzazione a semplice trasmissione di verità e racconto di storie del passato.

Che la Parola di Dio corra veloce, con prodigi e segni che mostrano che Gesù è vivo e da vita a quelli che credono nel suo nome.

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza