7-Gli Sposi discepoli di Cristo

…e subito lasciate le reti lo seguirono (Mc 1,18) Gli Sposi discepoli di Cristo
…e subito lasciate le reti lo seguirono (Mc 1,18)
Gli Sposi discepoli di Cristo

 

 

Sintesi della relazione di Don Mario Cascone

…e subito lasciate le reti lo seguirono (Mc 1,18)

Gli Sposi discepoli di Cristo

 

 

Per meglio comprendere che significa  lasciare le nostre reti e seguire Gesù, vogliamo un attimo riflettere su due versetti sempre del Vangelo di Marco al cap. 3,13-15:

“Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche pe mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni”.

Questi due versetti ci indicano tutte le caratteristiche essenziali del discepolo di Cristo, vediamoli nel dettaglio.

Il monte, è il luogo della rivelazione di Dio.  Nell’antichità, tra i vari popoli, si dava ai monti un carattere sacro, perché erano considerati “dimora della divinità” o, secondo qualche indicazione biblica, come posti di maggiore vicinanza a Dio, perciò, nella Bibbia, abbiamo molti monti che hanno un importante significato spirituale i più importanti sono sette ne ricordiamo alcuni: il Tabor dove Gesù si trasfigura e si manifesta a Pietro, Giacomo e Giovanni in tutto il suo splendore, ma anche  il monte Oreb, luogo in cui, secondo il Libro dell’EsodoMosè fu chiamato da Dio attraverso il roveto ardente (Es 3,1) e molti anni dopo ricevette le tavole della legge del decalogo (Es 19,10); monte Calvario, il monte delle beatitudini ecc.

 

Gesù chiamò a sé i suoi discepoli dall’alto e chiamò quelli che voleva. Il termine volere non implica un atto di comando ma una chiamata per amore, una chiamata di desiderio, poiché Dio non costringe nessuno, in amore non c’è obbligo. Anche per noi è la stessa cosa, Dio ci chiama per amore e non per costrizione o per paura dell’inferno.

Alla chiamata di Gesù, viene corrisposta un’azione ben precisa: “ed essi andarono da lui”. Vediamo una risposta non a parole ma con i fatti, questo gesto ci ricollega al “subito” del capitolo uno che abbiamo come tema di questo  Convegno. Li costituì perché stessero con lui.

Alla luce di questi versetti vediamo di focalizzare l’attenzione su 4 caratteristiche essenziali del discepolo di Crsito:

     1. Essere chiamati e amati da Lui;

     2. Rispondere non a parole ma con i fatti;

     3. Stare con Lui;

     4. Andare ad evangelizzare.

Vogliamo adesso applicare queste 4 caratteristiche alla vita degli sposi:

1.      Gli sposi sono chiamati e amati da Gesù nella vocazione specifica del matrimonio come via ordinaria alla santità. Amare non è un sentimento, ma è un convincimento, quello che fa perdere la testa non è amore vero, ma solo fuoco di paglia. Gli sposi cristiani si amano sostenuti dalla grazia sacramentale e avendo la consapevolezza di essere chiamati, si vive di dialogo, perdono, complicità ecc. Se siamo quel che siamo, è solo per grazia di Dio (1 Cor 15,10). Di conseguenza dobbiamo sviluppare la consapevolezza e la coscienza di essere stati chiamati e se anche gli sposi dovessero attraversare gli immancabili momenti di crisi, tale consapevolezza potrebbe soffocare sul nascere le divisioni o pensieri del tipo: Io non ti amo più, ma riporto alla mia mente che Gesù mi ha chiamato e amato attraverso di te.

 

2.      Rispondere alla chiamata con i fatti: rispondere nel matrimonio non è solo il “SI” della celebrazione, ma il si di tutta la vita, proprio perché chiamati e amati da Gesù. Certamente è una risposta che costa una certa fatica continua e un impegno a santificarsi reciprocamente. Questo ha una base teologale poiché gli sposi sono i ministri del sacramento, infatti, si amministrano reciprocamente il sacramento, il sacerdote è solo un testimone qualificato. Tale risposta implica anche la reciproca santificazione così come scriveva S. Paolo in 1 Cor 7,12-14: “il marito non credente viene reso santo dalla moglie credente…” Quando entrambi i coniugi sono lontani dalla fede, sono guai, se uno è vicino e l’altro no, abbiamo una speranza di santità, se invece entrambi sono credenti allora possiamo cominciare  a parlare di vero cammino verso la santità. Il vero problema consiste nel chiedersi prima di sposarsi in Chiesa: Ma io ho la fede? Sono un credente ? Tutti quelli che si sposano in Chiesa sono veramente credenti, oppure si sposano nel tempio sacro per tradizione o per l’abito bianco. Allora se uno dei due coniugi non è credente, tocca all’altro credente pregare e questo sacrificio comunque si traduce in mezzo di santificazione per tutta la famiglia. Ma anche le nostre scelte di vita devono essere coerenti con la chiamata di Gesù, non si può essere discepoli quando si sceglie la convivenza, tanti si rifiutano di sposarsi perché forse hanno paura di fare sul serio, hanno paura di assumersi le proprie responsabilità. Come non si può sostenere l’aborto come risoluzione di certi avvenimenti. Non si può essere discepoli quando si vive nell’infedeltà che scaturisce dal chattare su internet, questa schiavitù è patologica tanto quanto l’alcol, la droga, il gioco. Ma è anche infedeltà quando si guarda con desiderio una persona che non sia il proprio coniuge, questo è già adulterio, il mondo dice: “Che male c’è è solo un caffè con un collega”. Ma la più frequente incoerenza al discepolato e apparentemente meno visibile, e quella più manifestata maggiormente dal popolo di Dio, è quella di educare i figli alla fede. I figli hanno diritto a ricevere l’educazione alla fede da parte dei genitori che sono i primi educatori, senza delegare tutto ciò al catechismo in parrocchia.

 

3.      Stare con Gesù: la coppia deve dimorare ai piedi del Maestro con momenti di adorazione silenziosa che fortificano poi il resto della giornata. Stare con Gesù possiamo dividerlo in 3 parti:

          Vivere l’ascolto della Parola di Dio un discepolo senza Parola di Dio è come un viandante senza bastone, per leggerla, memorizzarla, interiorizzarla e metterla in pratica;

          Vivere l’Eucaristia, riscoprendo la dimensione eucaristica della nuzialità, come Gesù si dona nell’Eucaristia, anche gli sposi si donano reciprocamente nel sacramento del matrimonio. L’eucaristia nutre gli sposi  e alimenta il loro sacramento, per tale motivo non è concepibile una coppia che non va  a Messa, poiché Eucaristia e sposi sono strettamente connessi tra loro.

          Vivere tutta la vita in Gesù poiché ogni avvenimento sia riportato a Gesù, figli lavoro, eventi critici o gioiosi, perché Lui è sempre con noi, se siamo veri discepoli non possiamo avere una doppia vita, ma tutte le aree della nostra vita devono essere sotto l’autorità di Gesù e nelle decisioni o atteggiamenti da assumere, dobbiamo chiederci: ”Che farebbe Gesù  in questa situazione”?  Tutto va riportato a Gesù.

4.      Andare ad evangelizzare subito dice la Parola di Dio, subito con prontezza e senza superficialità, con prontezza è necessario guardare avanti, senza ma e senza se, la missione è il grande mandato lasciatoci da Gesù per tutti i battezzati e non solo per i sacerdoti o religiosi, ma per tutti. Anche gli sposi sono chiamati ad uscire fuori e divenire portatori di speranza, così come scrive Papa Francesco nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium: “Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile. La Chiesa non cresce per proselitismo ma «per attrazione” (E. G. n 14)

“L’evangelizzazione obbedisce al mandato missionario di Gesù: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20). In questi versetti si presenta il momento in cui il Risorto invia i suoi a predicare il Vangelo in ogni tempo e in ogni luogo, in modo che la fede in Lui si diffonda in ogni angolo della terra.” (Evang. Gaudium n 19)

“La più grande minaccia” è “il grigio pragmatismo della vita quotidiana della Chiesa, nel quale tutto apparentemente procede nella normalità, mentre in realtà la fede si va logorando e degenerando nella meschinità” Si sviluppa “la psicologia della tomba, che poco a poco trasforma i cristiani in mummie da museo” (83). Tuttavia, il Papa invita con forza a non lasciarsi prendere da un “pessimismo sterile” (84). Nei deserti della società sono molti i segni della “sete di Dio”: c’è dunque bisogno di persone di speranza, “persone-anfore per dare da bere agli altri” (86). “Il Figlio di Dio, nella sua incarnazione, ci ha invitato alla rivoluzione della tenerezza” (88).

Caltanissetta 12-13 Luglio 2014 A.D.

Don Mario Cascone

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza