2.2 – Il Desiderio dello Spirito Santo

IGv 20, 19-23  Correte al cuore di Gesù e lì adorate lo Spirito Santo; correte al cuore di Maria che ne fu il cielo vivo e pensate che in quei due cuori lo Spirito d’infinita purezza ebbe il suo tempio. Lo Spirito Santo che è nel cuore del Padre, era nel cuore di Gesù e della Vergine.
IGv 20, 19-23
Correte al cuore di Gesù e lì adorate lo Spirito Santo;
correte al cuore di Maria che ne fu il cielo vivo e pensate che in quei due cuori lo Spirito d’infinita purezza ebbe il suo tempio.
Lo Spirito Santo che è nel cuore del Padre, era nel cuore di Gesù e della Vergine.

IL DESIDERIO DELLO SPIRITO SANTO

Prima di approfondire i criteri, gli ostacoli per ricevere il dono dello Spirito Santo, occorre dare alcuni cenni storici, sull’importanza del Divin Maestro nella nostra vita. La Chiesa non si dà pace e non dà pace finché i suoi figli non avranno conosciuto lo Spirito Santo.

Fin dal 1895 un’umile suora, Elena Guerra, scriveva a Leone XIII:

“Oggi si raccomandano tutte le devozioni, ma quella che dovrebbe essere la prima è dimenticata. l predicatori parlano della Madonna e dei Santi, ma dello Spirito Santo tacciono. Ah se il Veni Sancte Spiritus sia conosciuto quanto l’Ave!”.

Il Papa accolse questo invito e nel 1897 lanciò un caloroso appello con l’enciclica “Divinum illud munus”. Purtroppo questo appello trovò scarso eco nei cristiani. Fu soltanto un seme gettato nel solco della storia: il seme della devozione allo Spirito Santo.

Paolo VI nel 1973 ebbe a dire: “La Chiesa oggi ha bisogno dello Spirito Santo. Egli è la sua anima, il suo spirito, il vento delle sue vele”.

Tutto il magistero di San Giovanni Paolo Il è pervaso da richiami e da impulsi di vita nuova nella Chiesa “particolarmente affamata di Spirito Santo”.

Oggi, con viva soddisfazione, possiamo dire che i Vicari di Cristo non hanno pregato invano; difatti nella Chiesa si notano i segni evidenti di una ripresa nella devozione allo Spirito Santo. Lo Spirito Santo ci riempia il cuore della Sua grazia.

IL GRANDE SCONOSCIUTO

Ogni tanto qualcuno chiede: “Chi è lo Spirito Santo?” Non è facile rispondere. Si tratta di una realtà soprannaturale, che sfugge alla percezione immediata. Difatti lo Spirito Santo non si manifesta con l’aspetto di un volto umano. Quando parliamo di Dio Padre possiamo presentarlo come un buon papà; quando parlo di Gesù, leggendo il Vangelo, non abbiamo difficoltà a presentarlo come un uomo in carne ed ossa. E’ difficile presentare lo Spirito Santo.

Si legge negli Atti degli Apostoli che S. Paolo, mentre era di passaggio ad Efeso, chiese ad alcuni cristiani: “Avete ricevuto lo Spirito Santo, quando siete venuti alla fede?”.

Gli risposero: “Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno  Spirito Santo!” (At  19,2). Evidentemente nessuno gliene aveva parlato.

Oggi, molti cristiani potrebbero rispondere allo stesso modo a una simile domanda … e la colpa non è tutta loro! E’ penoso pensare che vi siano cristiani, che hanno ricevuto la cresima e non sappiano chi sia lo Spirito Santo e non si curino di saperlo!

Di fronte a tanta indifferenza, si può pensare che per tutti la Terza Persona della SS. Trinità rimanga un Dio lontano, dimenticato, quasi sconosciuto e poco invocato.

Fino a un secolo fa, teologi e laici impegnati, parlavano dello Spirito Santo come del grande sconosciuto. Un teologo francese, con un’espressione più pittoresca che devota, lo chiamava “il parente povero della Trinità”.

Oggi si parla molto dello Spirito Santo ma, soltanto pochi sanno chi sia Egli realmente. Insegniamo, giustamente, che Gesù è presente in mezzo a noi nell’Eucarestia, nella persona del Papa, dei poveri… Dovremmo insegnare di più che Egli è presente anche in noi mediante la potenza dello Spirito Santo, che costituisce una delle realtà più consolanti della nostra fede. Oggi nel mondo c’è molta scienza e poco amore. E’ lo Spirito Santo che parla il linguaggio dell’Amore. Compito più ambito  di ogni battezzato sacerdote e ogni famiglia, oggi, dovrebbe essere di far conoscere lo Spirito Santo e di dare ai cristiani il senso vivo del suo possesso. Gesù è presente e opera nella Chiesa per mezzo dello Spirito Santo.

lreneo, nel li secolo diceva: “Là ove è la Chiesa, ivi è lo Spirito di Dio e ove è lo Spirito di Dio è presente la Chiesa e ogni sua grazia” (Adversus haereses, 111, 24,1). Anche oggi lo Spirito Santo assiste la Chiesa e lo fa con grande delicatezza e sollecitudine. E’ significativo l’episodio che si legge nella vita di Papa Giovanni. Il Papa buono, dopo avere indetto il Concilio Vaticano Il, per la grande preoccupazione, la notte non riusciva a prendere sonno. Diceva a se stesso: “Giovanni, perché non dormi? Sei forse tu che governi la Chiesa? Sai che è lo Spirito Santo che governa la Chiesa!…E allora? Dormi tranquillo Giovanni!”.

ABITA IN NOI

Lo Spirito Santo abita in noi come in un tempio. Ce lo ricorda S. Paolo: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito Santo abbia in voi?” (1 Cor 3,16). Ammirando la bellezza e la perfezione del corpo umano, ci si convince che la sublime architettura lo colloca al di sopra di tutti i capolavori e che è stato voluto così perfetto per ospitare il suo Creatore.

Lo conferma S. Agostino: “Le membra del nostro corpo sono le colonne del tempio, la cupola vivente che copre lo Spirito Santo”.

Lo Spirito Santo è venuto in noi nel giorno del battesimo; in quel giorno ha preso possesso della nostra anima, l’ha trasformata e resa sua stabile dimora.

Già nel Vangelo Gesù aveva detto: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui, prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23). S. Paolo attesta che questa promessa è stata mantenuta: “L’Amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci è stato dato” (Rom 5,5).

La “inabitazione” dello Spirito Santo in noi è autentica, intima e personale; costituisce un fatto esaltante ed è una delle meraviglie più grandi. Solo in cielo capiremo quanto sia stata preziosa la sua presenza in noi. Nella liturgia, lo Spirito Santo viene chiamato comunemente “dolce ospite” dell’anima; per  noi cristiani è più di un ospite: è “padrone” di casa. Un ospite, anche se persona gradita, resta sempre un estraneo. Lo Spirito Santo, invece, prende pieno possesso di noi; non resta inattivo, ma si pone a piena disposizione di chi intende aprirsi alla sua azione. Nostro compito è di custodire la “casa”, di tenerla pulita; soprattutto è doveroso ascoltare la voce del “padrone”, che è l’amico e benefattore.

La presenza dello Spirito Santo in noi è confermata anche da episodi che si leggono nella vita dei santi. Ne riferiamo due:

  • Durante la persecuzione di Diocleziano, una giovane fu arrestata e condotta davanti ai Le fu ordinato di adorare le divinità pagane. Essa si rifiutò energicamente:

“Non temo- disse- perché so che lo Spirito Santo mi proteggerà. Egli l’ha promesso!”. Le chiese il giudice: “Abita forse in te lo Spirito?”. Sì,- gli rispose -lo Spirito Santo è in me e io sono un tempio!”.

“Farò in modo – le disse il giudice – che lo Spirito Santo ti abbandoni!”. Fu condannata e morì tra atroci tormenti. La giovane era S. Lucia.

  • La beata Angela da Foligno, terziaria francescana, un giorno si recò in pellegrinaggio sulla tomba di Francesco.

Mentre pregava udì una voce: “Hai fatto bene a ricorrere al mio servo Francesco, ma anch’io posso darti un appoggio. lo sono lo Spirito Santo che abita in te. Se tu mi amerai io sarò sempre in te, non ti abbandonerò. Parlerò al tuo cuore e ti darò una gioia che ancora non hai gustato!”.

S.Ambrogio, già vescovo di Milano ci dice: “Custodisci questa “casa”, purificane l’interno. Divenuta perfettamente pulita, lo Spirito Santo abiti in essa”.

Ecco riflessione, che è anche esortazione: Lo Spirito Santo è amico e benefattore. La sua presenza in noi diventi realtà familiare e la sua amicizia influenzi tutto il nostro comportamento.

Se qualcuno ci chiedesse: “Perché, nonostante la crisi di valori che incombe, non siamo pessimisti?”, risponderemmo: “Perché in noi abita lo Spirito Santo e noi confidiamo in Lui!”.

S.Ilario, patrono di Parma, ha per ognuno parole di augurio e di incoraggiamento: “Lo Spirito Santo abiti in te e gonfi le vele della tua fede!”

C’E’ CHI SENTE LA PRESENZA  DELLO SPIRITO SANTO

Sente la presenza dello Spirito Santo in sé, chi possiede una certa sensibilità ed è intenzionato a vivere il suo battesimo  praticando soprattutto la carità.

Lo conferma S. Agostino: “Se ami tuo fratello, sta tranquillo poiché in te abita lo Spirito Santo!”.

Segni evidenti di questa presenza sono: l’entusiasmo nell’agire, il dominio di sè, il desiderio di fare il bene, la contentezza per il bene operato, soprattutto una grande serenità e costanza nell’agire.

Chi vive in familiarità con lo Spirito Santo ha l’animo invaso dalla gioia, gusta la Parola di Dio, nutre amore all’Eucarestia e grande devozione alla Madonna, ama i poveri e sente il bisogno di esternare la propria contentezza.

La presenza dello Spirito Santo in noi è autentica, personale e intima; è simile all’alito del vento, che “soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va” (Gv 3,8). S. Giovanni per proporci lo Spirito Santo usa il termine “vento”, perché tra le realtà sensibili è il più adatto ad esprimere qualcosa di immateriale. Infatti il vento “soffia dove vuole” e noi ne avvertiamo la voce; può soffiare con forza e diventa potenza di Dio; quando soffia con dolcezza, penetra come brezza nei cuori; potremmo dire che una mano invisibile ci accarezza.

S.Teresina del Bambin Gesù, a proposito, ha parole meravigliose: “Considerando il corpo mistico, compresi che la Chiesa ha un cuore: un cuore bruciato dall’amore. capii che solo l’amore spinge all’azione e che, spento questo amore, gli apostoli non avrebbero annunciato il Vangelo, i martiri non avrebbero versato il sangue” (Manoscrits autobiographiques, 228-229). L’esperienza insegna che lo Spirito Santo si manifesta attraverso le azioni che compie. Solo prestando attenzione agli effetti del suo agire si può percepire la sua presenza.

Cerchiamo di chiarire questa affermazione con un episodio.

Un giorno un bambino con un quaderno e una matita in mano chiedeva al proprio papà cosa potesse disegnare. Era un bambino intelligente e bravo. Il papà gli suggerii di disegnare il vento. Il bimbo rimase alquanto perplesso; guardò suo padre quasi per rimproverarlo. Poi si chinò sul quaderno e incominciò il lavoro. Poco dopo glielo consegnò e gli disse: “Ecco! Guarda!”. Aveva disegnato un filo e sul filo della biancheria, mossa dal vento e tutta volta nella stessa direzione. Il bimbo aveva capito che il vento non si vede e non si può disegnare. Tuttavia si può intuire la sua presenza, osservandone gli effetti. Così è dello Spirito Santo: il suo volto non si vede, è impercettibile; tuttavia la sua presenza si può avvertire prestando attenzione alle sue manifestazioni e aprendosi alle sue meraviglie.

I Santi sentivano in loro la presenza dello Spirito Santo.

San Francesco possedeva la pienezza dello Spirito Santo (FF 1071) e per gustare gli effetti di questa presenza “cercava luoghi solitari e si ritirava nelle selve e nelle chiese abbandonate” (FF 1179).

Santa Teresa d’Avila attesta: “una vigilia di Pentecoste, mi trovavo in un luogo solitario e stavo pregando, quando avvertii la presenza dello Spirito Santo in me. Lungi dal turbarmi, il mio spirito si raccolse in grande pace in compagnia di un Ospite così amorevole e per rimando rapida, cominciai a godere quiete e serenità” (Autobiografia, c. 18).

Santa Veronica Giuliani, nel suo diario spirituale scrive: “Da alcuni giorni avverto nel mio cuore una certa azione dello Spirito Santo, ma non so cosa sia. Solo descriverò gli effetti che in me sta lasciando: Appena avverto in me questa misteriosa azione mi sento così trasformata e ripiena di tale energia che, nella più grande aridità, ogni opera mi riesce agevole, anche la più difficile” (Un Tesoro nascosto, VIli, 629-630).

Lo Spirito Santo parla nell’intimo e agisce sempre con discrezione: il suo intervento non è mai clamoroso.

UNA NUOVA PENTECOSTE

Con viva soddisfazione, oggi si notano nella Chiesa segni evidenti di ripresa nella devozione allo Spirito Santo.

Lo affermava San Giovanni Paolo Il: “Viviamo un momento privilegiato dello Spirito”. Lo stesso Pontefice, il 21 novembre 1981, durante un’udienza, dopo avere posto in risalto il mistero della “inabitazione” di Dio in noi, ha invitato i presenti “ad aprirsi all’azione dello Spirito Santo”. Si è potuto constatare quanto fosse stato accorato il suo appello e come tutti i presenti sentissero l’esigenza di questa apertura allo Spirito Santo.

San Giovanni XXIII, fin dal 1961, alla vigilia del Vaticano Il, aveva auspicato per la Chiesa una “Nuova Pentecoste” e aveva invitato i cristiani a leggere gli Atti degli Apostoli per rivivere i tempi in cui i discepoli si erano riuniti per ricevere lo Spirito Santo, “assidui e concordi nella preghiera con Maria, madre di Gesù” (At 1,14).

A pochi giorni da tale invito, il Papa buono proclamava beata Elena Guerra, l’apostola dello Spirito Santo, che aveva offerto la sua vita per il rinnovamento della Chiesa mediante il “ritorno allo Spirito Santo”.

Il 21 dicembre 1973, Paolo VI ebbe a dire: “‘Il soffio ossigenante dello Spirito Santo è venuto a svegliare nella Chiesa energie assopite a suscitare carismi dormienti, a infondere quel senso di vitalità e letizia, che ad ogni epoca della storia definisce la Chiesa giovane ed attuale”.

Tutto il magistero di Giovanni Paolo Il è pervaso di richiami ed impulsi di vita nuova nella Chiesa “oggi particolarmente affamata di Spirito Santo”.

UOMINI  LIBERI

“Dove c’è lo Spirito Santo, lì c’è la libertà” {2 Co r 8,31).

Chi si lascia guidare dallo Spirito Santo e si rende disponibile ai suoi impulsi interiori, vive la vera libertà. Purtroppo la parola libertà è una di quelle parole “disgraziate” alle quali uno può dare il senso che vuole: c’è chi la identifica con il proprio tornaconto, chi la riduce a capriccio, a pretesto, ecc…

Per noi cristiani esiste una sola libertà: quella di fare il bene. Tanto più si fa il bene, tanto più si è liberi e si realizza se stessi.

Chi si allontana dalla legge morale, attenta alla propria libertà.

Facciamo qualche esempio: l’egoismo non è libertà, perché chiude l’io in se stesso e lo rende debole; l’invidia non è libertà perché ci spinge a guardare l’orto del vicino invece di coltivare il proprio; la collera non è libertà; anche  il troppo mangiare e bere non sono vere libertà, sono piuttosto un’esigenza per mantenere la vita che Dio ci ha donato per il bene nostro e dei fratelli. Ce lo ricorda S. Paolo: “Voi fratelli siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non diventi un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri” {Gal 5,13).

La vera libertà si conquista lottando giorno per giorno, ora per ora. Le difficoltà non mancheranno, ma il cristiano ha un caro amico che lo aiuta: lo Spirito Santo. Egli indica la strada da percorrere: “Se rimanete fedeli alla mia Parola, sarete davvero miei discepoli e la verità vi farà liberi” (Gv 8,31).

l Santi nel Vangelo  hanno trovato  la vera  libertà e nella  libertà hanno conquistato la perfetta  letizia.

San Francesco e Santa Chiara erano giovani e ricchi. Mossi dalla grazia abbracciarono il vangelo, rinunciarono a tutto per donarsi al Signore e ai fratelli. Si accorsero con stupore di avere trovato la vera libertà.

Benedetta Bianchi Porro, nata a Dovadola {FO}, a soli 15 anni divenne muta, cieca e poi completamente paralizzata. Era devotissima allo Spirito Santo, che chiamava suo consolatore. Ad una amica confidava: “Ho tanta luce in me. Come è bella la vita! Tutto è grazia!” E’ morta all’età di 28 anni.

La strada che hanno percorso questi santi è stata l’osservanza del Vangelo. Nel Vangelo hanno trovato la vera libertà e nella libertà la perfetta letizia.

Chi legge gli Atti degli Apostoli, si accorge che manca l’ultima pagina.

L’autore interrompe bruscamente il suo racconto lasciando un po’ delusi. Ma, forse, è meglio così. Un libro che propone la “pentecoste” non può avere una fine: le realtà perenni non possono essere imprigionate. Gli Apostoli sono ancora vivi e li vediamo ogni giorno al nostro fianco: Pietro è ancora fermo davanti al Cenacolo per dirci: “Fate penitenza e riceverete il dono dello Spirito Santo!” (At 2,38}.

Paolo è sempre in giro per il mondo a predicare il Cristo Risorto.

Gli altri Apostoli sono accanto al gregge che lo Spirito Santo ha loro affidato.

Con gioia, notiamo che lo Spirito Santo sta aggiungendo nuove pagine ogni giorno per mezzo dei “veri” cristiani••• e il linguaggio è sempre lo stesso: il linguaggio dell’Amore.

Caro fratello/sorella, anche tu sei invitato a scrivere la tua pagina. E lo Spirito Santo che lo chiede. Se accogli il suo invito, potrai gustare fin d’ora sulla terra, la gioia che ti attende in paradiso.

In sintesi, urge un ritorno allo Spirito Santo. Per attuarlo si richiedono, come condizioni indispensabili, la preghiera e la valorizzazione della propria cresima.

Nella preghiera l’anima si apre all’azione dello Spirito Santo. Ricorda S. Paolo: “Senza l’aiuto dello Spirito Santo non sappiamo neppure dire che Gesù Cristo è il Signore” (Rom 8,26}.

Anche la cresima va valorizzata. C’è chi la definisce sacramento della maturità cristiana; o più esattamente definirlo il sacramento della maturazione cristiana. La cresima non è un traguardo, ma un punto di partenza: una pista di lancio.

Da molti, purtroppo, la cresima è ricevuta per tradizione; come se si trattasse di una cosa che il cristiano deve ricevere solo perchè l’hanno tutti. Così il giorno della cresima, che dovrebbe essere il giorno dell’arruolamento nell’esercito di Cristo e l’inizio di una nuova vita, diventa una pagina di ricordi dell’in­ fanzia da archiviare: il giorno del congedo.

Abbiamo dei doveri verso lo Spirito Santo:

  • lnnanzitutto dobbiamo Questo oltre che un dovere è un atto di delicatezza, perché Egli abita in noi.
  • Poi dobbiamo avere fiducia in Egli chiede di accoglierlo e lo fa con discrezione, senza forzare la nostra libertà.
  • Infine dobbiamo amarlo come si ama un amico

Chi ama teneramente lo Spirito Santo, sentirà il bisogno di pregare, di lodare e ringraziare il Signore; la sua vita si allargherà in una dimensione infinita e diventerà una meravigliosa avventura.

OSTACOLI AL DONO DELLO SPIRITO

“Se non abbiamo intenzione di abbandonare il peccato grave, non possiamo ricevere lo Spirito Santo. Pre-condizioni sono il pentimento e la fede in Gesù.” (Ralph Martin)

Vi sono ostacoli che impediscono alla gente di ricevere lo Spirito promesso da Gesù. Eccone alcuni:

  1. Una fede intellettuale – Uno dei problemi più comuni a molti cristiani è una fede che opera principalmente a livello La giusta credenza dottrinale è molto valida, ma non è la pienezza di fede di cui parla la Scrittura. É l’intera persona, con tutte le sue necessità, i desideri, le ferite e le speranze che deve rivolgersi a Gesù. Avere il giusto il tipo di fede nello Spirito Santo non basta certo a riceverlo: occorre una fame ed una sete che bramano Dio e che Lo raggiungono nella fede. É lo Stesso Spirito a suscitare questo tipo di fede, ancor prima che diventi liberamente attiva nella nostra vita.
  2. Una fede vaga – Molti cristiani hanno “fede in Dio”, ma sanno pochissimo Chi Egli Con una tale fede vaga, dilatata e generale non possono né chiedere, né ricevere ciò che Dio ha in serbo per loro. Se solo sapessimo cosa ci può dare, chiederemmo e riceveremmo il dono di Se Stesso e del Padre, mediante l’Acqua Viva dello Spirito.
  3. Problemi col peccato e con la colpa – Se non intendiamo abbandonare il peccato grave non possiamo ricevere lo Pre-condizioni sono il pentimento e la fede in Gesù. Tuttavia, se col cuore abbiamo abbandonato il peccato e lo abbiamo confessato, anche se continuassimo a peccare e a ricadere possiamo ricevere lo Spirito. Esso, infatti, è un dono per iniziare la vita cristiana ed aiutarci a superare il peccato nella vita. La colpa deve portarci al pentimento e alla confessione della stessa per riceverne il perdono. Male è quando ci siamo già pentiti. Se in questo settore abbiamo problemi per ricevere il perdono di Dio, potremmo parlarne con un cristiano più maturo, che potrebbe aiutarci per aver già affrontato problemi simili, sebbene dopo aver ricevuto lo Spirito Santo siano in molti a sperimentare la pienezza dell’amore di Dio e del Suo perdono.
  4. Sensi di inadeguatezza – Alcuni, per la loro povertà e ipocrisia, si sentono inadeguati proprio nelle cose Tali sentimenti sono un serio ostacolo alla relazione piena che il Signore vuole. Ricordiamoci che il Signore ci vuole, ci desidera e vuole dare a tutti il Suo Spirito. Per molti ciò significa cambiare l’immagine di noi stessi, rinunciare ai nostri preconcetti. Dio ci chiama tutti: vuole dare a tutti il Suo Spirito. Non ho mai visto una persona che, dopo aver chiesto di riceverlo, non abbia sperimentato lo Spirito, se dawero desiderava esplorare e risolvere i possibili blocchi che le impedivano di accoglierlo. Sono convinto che nessuno, che sinceramente desideri ricevere in misura più piena lo Spirito Santo, resterà deluso, se ha intenzione di lavorare con altri cristiani per eliminare gli ostacoli.
  5. Il timore di ciò a cui si dovrà rinunziare. Alcuni sono impediti dal timore di ciò a cui Dio chiederà loro di rinunziare. Talvolta è un timore vero e proprio, nel senso che Dio chiede loro di rinunziare ad alcune cose definite che Egli considera ostacolo alla vita cristiana. In quel caso ci aspettiamo che sia Lui ad aiutarci a rinunziare: farà molto meno male di quanto si immagini. Tuttavia, più spesso di quanto non si pensi i nostri timori sono infondati. In genere è opera di Satana che cerca di esagerare ciò che Dio potrebbe chiederci per impedirci di andare a Lui. In genere il Signore ci chiede semplicemente di aprirGli la nostra vita. Assai di rado chiede subito grandi sacrifici.
  6. Non sono il tipo – A volte ci può sembrare che la nostra personalità non sia adatta a ricevere lo Nei sette anni di esperienza in cui ho aiutato diverse persone ad appropriarsi del dono dello Spirito Santo, posso dire che lo Spirito desidera agire in tutti itipi di personalità. Di fatto, sarà la nostra personalità a cambiare. I più esuberanti scopriranno che la loro esuberanza sarà mitigata e controllata dall’opera dello Spirito; i timidi scopriranno un nuovo spirito e il coraggio, e vedranno la fiducia agire in loro per cambiarli.
  1. Falsa rassegnazione alla volontà di Dio – Quanto alla disponibilità a ricevere una maggiore effusione dello Spirito Santo nella loro vita, molte persone rispondono: “Qualunque cosa Dio vuole”,come se non sapessero cosa Dio Continuano a pregare per ricevere guida e ignorano la guida che si trova nella Scrittura. Molti hanno sentito bene che Dio li chiama a qualcosa di più, che desidera toccarli in modo nuovo. Persistere nel pregare per chiedere guida o esprimere rassegnazione alla volontà di Dio è semplicemente perverso, ed è una tattica per sfuggire, per quanto inconscia.

AVERE SETE

Sete o paura? “Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò: chi ha sete venga a me e beva” (Gv 7,37). La prima condizione per ricevere lo Spirito Santo non sono i meriti e le virtù, ma il desiderio, il bisogno, la sete.

Il problema pratico con lo Spirito Santo risiede proprio qui. Abbiamo sete dello Spirito Santo o abbiamo un’inconsapevole timore di esso? Noi avvertiamo che se lo Spirito Santo viene, non può lasciare le cose come le trova. Potrebbe anche farci fare cose “strane” che non siamo pronti ad accettare. Tutto quello che lo Spirito Santo tocca, lo Spirito Santo cambiai La nostra preghiera per ricevere lo Spirito Santo a volte assomiglia alla preghiera di Agostino prima della sua conversione.: “Donami la castità e il dominio di me, ma non subito” Siamo tentati di dire, “Vieni Spirito Santo…. ma non ora, e soprattutto niente stranezze!” Non è forse Dio ordine, decoro, compostezza e equilibrio?

Se gli apostoli avessero potuto scegliere per sé stessi il modo in cui lo Spirito avrebbe dovuto manifestarsi, non avrebbero mai scelto di parlare in lingue sconosciute, di esporsi al ridicolo di fronte alla gente che diceva “Hanno bevuto troppo vino nuovo” (Atti 2,13). Quindi, domandiamo allo Spirito Santo di toglierei la paura di lui. Diciamo “Vieni, Spirito Santo!” Vieni ora, come tu desideri.”

Ricevete lo Spirito Santo! La sera di Pasqua Gesù alitò sui suoi discepoli e disse: “Ricevete lo Spirito Santo,” quasi pregandoli di accettare il suo dono. In questo gesto si compie la grande profezia di Ezechiele riguardo le ossa aride: “Dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano” (Ez 37,9).

Il figlio dell’uomo adesso non è più Ezechiele, un profeta, ma colui che è anche il Figlio di Dio. Egli grida allo Spirito, lo invoca e lo alita. Egli non lo chiama dal di fuori di sé, “dai quattro venti”, ma dal suo intimo. Anche oggi egli sta davanti ai discepoli e alla chiesa e ripete il suo pressante invito: “Ricevete lo Spirito Santo!”

Volgiamo inostri volti e le nostre anime a questo soffio di vita e lasciamo che ci ravvivi e ci rinnovi. Anche oggi, se tutta la chiesa ricevesse questo potente soffio, se lo Spirito penetrasse tutte le sue realtà, essa “si alzerebbe e camminerebbe” e sarebbe nuovamente “un grande esercito senza fine.”

Il fatto è che si può avere qualcosa di veramente prezioso e non saperlo. E non la si può godere, perché non si capisce quanto è preziosa. Come la storia di un agricoltore che lavorò nel suo piccolo appezzamento di terreno per tutta la vita. Per decenni arò il terreno sassoso, vivendo in povertà ed infine morendo scontento. Alla sua morte, la fattoria passò a suo figlio. Un giorno, mentre arava, il figlio trovò una pepita d’oro. La fece valutare e gli fu detto che era d’oro puro. Il giovane presto scoprì che la fattoria era piena d’oro. Istantaneamente divenne un uomo ricco. Eppure suo padre non aveva mai sfruttato quella ricchezza, sebbene fosse stato su quel terreno per tutta la vita. Lo stesso vale per lo Spirito Santo. Molti di noi vivono ignorando ciò che hanno, la potenza che risiede in noi. Alcuni cristiani vivono tutta la vita pensando di avere lo Spirito Santo, ma non lo hanno veramente ricevuto in pienezza e potenza. Egli non sta realizzando in loro l’opera eterna che è stato mandato a compiere.

Non stiamo parlando di manifestazioni. Spesso alcuni credenti cercano lo Spirito solo quando sono nei guai e lo vogliono vedere manifestato. Sperano che venga e spazzi via i loro problemi. Ma Pietro dice che questa non è la verità sullo Spirito. Secondo Lui, noi abbiamo un tesoro dentro di noi: “La sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la propria gloria e virtù” (2 Pietro 1:3).

DESIDERARLO   ARDENTEMENTE

Vediamo secondo la Beata Elena Guerra quali sono le condizioni principali per ricevere lo Spirito Santo:

  • Desiderarlo e invocarlo con fervente preghiera;
  • Togliere dal nostro cuore ogni affetto che non tende a Dio;
  • Umiliarsi e riconoscere il nostro peccato e il bisogno che abbiamo di questo Divino Maestro;
  • Promettergli obbedienza, prepararsi a patire tutto quello che a Dio piacerà, perché Egli sia in noi e da noi glorificato nel tempo e nell’eternità;
  • Abbandono con docilità alle sue mozioni;
  • Non resistere alla luce interiore delle sue ispirazioni, ma è necessario assecondarle;
  • Non permettere mai alle creature o alle cose materiali di occupare neanche poca parte del nostro cuore che è il Suo tempio;
  • Cogliere le occasioni di praticare le virtù e fare opere di santo zelo;
  • Procurare di meglio conoscerlo e farlo conoscere, adorarlo, amarlo e pregarlo sempre;
  • Non rattristarlo (Ef 4,30) con le nostre decisioni contrarie alle sue mozioni;
  • Obbedienza pronta ed esatta alle sue indicazioni, unione e concordia con perfetto distacco dalle cose mondane;
  • Fervida orazione e

SVUOTARE IL NOSTRO CUORE

Nel Vangelo di Matteo 12,43 troviamo come è necessario svuotare il nostro cuore, ma è altrettanto importante riempirlo subito dello Spirito Santo al fine di evitare che la nostra condizione divenga peggiore di prima. C’è bisogno di un battesimo e una effusione: uno che riguarda il passato e uno che riguarda il futuro.

  • Il battesimo in acqua serve a purificare il passato: vi purifica dal passato e mette fine al passato, ma poi restate vuoti anche se puliti, e avete bisogno di riempire la vostra vita con qualcos’altro.
  • L’effusione dello Spirito Santo purifica il futuro e lo riempie di cose buone, e dare a una persona un battesimo senza l’altro, non è certo una
  • Gesù è venuto a fare le due cose, come disse Giovanni Battista: a spazzare via il peccato dal mondo e a battezzarci con il Questo è il vangelo completo: non solo perdere i peccati, ma trovare qualcosa di molto meglio che li rimpiazzi.
  • Dobbiamo essere svuotati del peccato e riempiti di Spirito Santo, che ci comunica una vita nuova, alla quale sono necessari sia l’acqua, sia lo

Per sperimentare la nuova nascita, come disse Gesù, è indubbiamente necessario nascere da acqua e da Spirito. Quando Nicodemo chiese: “Come può un uomo nascere di nuovo? Non può rientrare nel corpo di sua madre e uscire di nuovo!” Gesù rispose: “A meno che un uomo non nasca da acqua e da Spirito ….”­ Come nella prima nascita è uscito dal corpo della madre, nella seconda esce fuori dall’acqua e dallo Spirito.” Ma non puoi uscire fuori da qualcosa se prima non vi sei stato immerso dentro. Così sei sommerso in acqua per poi uscire dall’acqua, e sommerso nello Spirito per noi uscire dallo Spirito.

Ed è proprio a questi che si riferisce Gesù quando dice che dobbiamo “nascere da acqua e da Spirito.” Il battesimo di Gesù, nostro modello:

Giovanni 3,5 ha un parallelo con Tito  3,5, che  parla  di  due  cose:  di  un bagno di  rigenerazione e  di una effusione    dello   Spirito   Santo.

Troviamo ancora una volta tutte    le   tappe  del    nostro insegnamento: pentimento, credere, essere battezzati, e ricevere lo Spirito Santo.

È ciò che successe allo stesso Gesù: fu battezzato nell’acqua del fiume Giordano- non per purificarsi dai peccati perché non ne aveva, e per questo non aveva certo bisogno di essere battezzato o giustificato. Eppure ha insistito: “È giusto fare ciò che è giusto”. Per questo: non ci chiederà mai di fare qualcosa per Lui che Egli non abbia già fatto. Non ci chiederà mai di fare un sacrificio che Lui Stesso non abbia già fatto. Ha detto: “Seguimi. lo passo per primo e poi voi mi seguite.” Per questo Si fece battezzare.

Ma quando riemerse dall’acqua aveva bisogno di un’altra effusione, di essere unto dallo Spirito Santo.

La Bibbia ci dice che quando uscì dal Giordano Gesù rimase in riva al fiume a pregare, e lo Spirito Santo scese su di Lui. Giovanni Battista, che non era stato battezzato in acqua, sapeva che quella Persona avrebbe battezzato gli altri nello Spirito Santo, e che lo Spirito sarebbe disceso su di Lui perché potesse trasmetterlo ad altri, è indispensabile per la nuova nascita

Non è giusto né leale lasciare che un nuovo convertito viva la vita cristiana senza la potenza dello Spirito Santo. Battezzarlo in acqua non è sufficiente: deve e conoscere e amare lo Spirito Santo.

Nel Nuovo Testamento il metodo usato è imporre le mani sulla gente per chiedere una nuova effusione dello Spirito Santo. È una forma forte di preghiera, che viene istintiva quando si vuole aiutare qualcuno. Gli mettiamo la mano sulla spalla o sul braccio, ed è naturale farlo con i malati o con i morenti.

Ma nel Nuovo Testamento lo facevano anche con i sani. In genere, dopo che erano stati battezzati si pregava su di loro imponendo le mani affinché ricevessero lo Spirito Santo. Questo  è il momento migliore per pregare: dopo che una persona si è pentita, ha creduto ed è stata battezzata. Allora è un bel momento per dire: “Signore, ora riempila col Tuo Spirito Santo!

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