4.3-Sintesi-di-Giuseppina-&-Adriano

VI CONVEGNO DI TENEREZZA

12-13 Luglio 2014

OASI CRISTO RE

“ …e subito, lasciate le reti lo seguirono” (Mc 1,18)

GLI  SPOSI , DISCEPOLI  DI  CRISTO

4.3
Gesù annuncia il Regno e chiama discepoli

 

Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. 14Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli -, perché stessero con lui e per mandarli a predicare 15con il potere di scacciare i demòni. (Mc 3, 13-15).

Nonostante la grande folla che lo insegue e lo attornia Gesù si apparta con i  suoi,  “sale” sul monte e invita i suoi a prendere le distanze dalla massa ambigua ed esitante.

Il “monte” a differenza del mare che in Marco indica il luogo della prova, indica il luogo della rivelazione e della prossimità con Dio.

Egli chiama i discepoli col duplice obbiettivo

  • Prima di tutto per averli con sé e formare con loro una comunità;
  • E poi per mandarli a proseguire la sua opera di evangelizzazione e liberazione.

I –  E’ IL SIGNORE CHE CHIAMA.

E’ importante  sapere  che ogni vocazione sorge dal cuore del Padre., dalla sua volontà. È Lui la fonte unica di ogni chiamata.

La vocazione è un atto d’amore di Dio che viene rivolto al singolo non è un ordine il verbo greco che viene usato è “Kalèo”: una chiamata nell’amore che presuppone la libertà della risposta.

La vocazione si esprime nel concreto della vita cristiana attraverso le ministerialità, le diaconie, i carismi  (doni) e le operazioni (potenze).

Tutte le vocazioni sono ordinate alla santità e alla gloria di Dio.

I cristiani collaborano con Dio, secondo la loro vocazione, alla manifestazione del disegno salvifico di Dio.

Tutte le vocazioni vanno ricondotte al mistero della fede in Cristo.

 

I CONIUGI RISPONDONO ALLA CHIAMATA

 CON LA PROPRIA VITA

Il cammino della coppia deve attuarsi in un cammino vivo e vissuto del Vangelo per lasciarsi plasmare dal suo annuncio e dalla radicalità di vita che esige.

“…e subito lasciate le reti subito lo seguirono…”

Il cammino spirituale dei coniugi è un cammino ascetico, in salita.

Quel “subito”, quella prontezza nel seguire il Signore, per i coniugi non significa superficialità, ma significa fare delle concrete scelte di vita:

  • Significa lasciare l’orgoglio per sapere perdonarsi e perdonare….
  • Significa lasciare il rispetto umano che tante volte impedisce la testimonianza della propria fede in Cristo…..
  • Significa lasciare tutte le preoccupazioni mondane che impediscono l’abbandono filiale nelle mani di Dio…
  • Significa lasciare la sete delle ricchezze, del potere del successo…
  • Significa lasciare quei legami affettivi e amicali che ci impediscono un sereno rapporto col Signore…
  • Significa lasciare tutti quei lacci che tengono avvinti nel peccato…

Questo itinerario ascetico, fatto in ascolto della Parola di Dio, quotidianamente, concretamente nel proprio vissuto,  non è uno sforzo da compiere solo con le proprie potenzialità umane, ma è sostenuto dalla presenza di Cristo e del suo Spirito dimoranti  all’interno della comunità dei coniugi,  e che si fonda  sul vincolo permanente del matrimonio, che fa dei due “una sola carne”, e rimanda al dono di grazia effuso dal sacramento nella vita dei coniugi.

“La Famiglia deve essere attirata anche dalla Famiglia di Nazareth: da essa dobbiamo imparare soprattutto la semplicità di vita; ogni famiglia deve essere una comunità di amore e di riconciliazione. Le tre parole chiavi da ricordare nella vita della famiglia sono “Permesso”, “Grazie ” e “Scusa”: “chiedere il permesso” significa essere rispettosi dell’altro senza invadenza; “imparare a dire grazie” significa abbandonare ogni forma di egoismo; “chiedere scusa” significa imparare a riconciliarsi: solo così la famiglia avrà pace e gioia”

 

2 – IL SIGNORE CHIAMA “PER STARE” CON LUI

“….perché stessero con lui….”

Ogni vocazione da parte del Signore  porta colui che è chiamato a condividere la Sua vita, i Suoi gesti e i Suoi sentimenti.

La frequentazione con Gesù dona ai coniugi  lo spessore giusto per  svolgere la loro missione familiare, sociale, ecclesiale.

Gesù è l’unico Maestro che i coniugi devono guardare.

Stare con Gesù significa avere vita ecclesiale e sacramentale, significa avere vita di preghiera individuale e comunitaria.

  • In questo cammino è necessaria la preghiera di “ lui  per lei”, e  di “lei per lui”.  Un Amore che deve essere stabile senza lasciarsi vincere dalla cultura del provvisorio;
  • Il matrimonio è riuscito non solo se dura ma anche nella sua qualità, nelle sue relazioni;
  • Sapersi amare per sempre è la sfida degli sposi cristiani;
  • Signore dacci oggi il nostro amore quotidiano, perché l’amore è l pane ed è ciò che sostiene per andar avanti.

(Papa Francesco)

 

Gli sposi cristiani per santificarsi devono mettersi nell’ascolto della Parola, devono partecipare  all’Eucarestia ogni domenica e se possibile anche ogni giorno.

Devono partecipare all’adorazione eucaristica almeno mensilmente, e finanche intrattenersi con lui ogni giorno per effondere al Signore il proprio cuore e presentare a Gesù la propria famiglia, i propri cari, le loro preoccupazioni,  ansie,  sofferenze,  speranze sia della propria famiglia che di tutti quelli che gravitano attorno ad essa…

I coniugi devono sapere che c’è:

  • una dimensione sponsale dell’Eucaristia e
  • una dimensione eucaristica nella Nuzialità

     DIMENSIONE SPONSALE DELL’EUCARISTIA

L’Eucaristia è il sacramento dell’alleanza sponsale di Cristo e la Chiesa.

Il mistero pasquale, che è l’eucaristia, è mistero sponsale, infatti come afferma San Giovanni Paolo II nella Mulieris dignitatem:

“Il mistero pasquale rivela fino in fondo l’amore sponsale di Dio. Cristo è lo sposo perché  “ha dato se stesso”: il suo corpo è stato “dato”, il suo sangue è stato “versato”. In questo modo egli “amò sino alla fine”. Il “dono sincero” contenuto nel sacrificio della croce, fa risaltare in modo definitivo il senso sponsale dell’amore di Dio. Cristo è lo sposo della Chiesa, come redentore del mondo (MD 26).

L’opera dello Spirito Santo in favore degli sposi consiste nel renderli partecipi del dono sponsale della pasqua come evento in cui si è realizzato, una volta per sempre, lo sposalizio di Cristo con la Chiesa. Grazie a questa partecipazione gli sposi sono come configurati a Cristo sposo della Chiesa  e sono posti in un particolare stato di vita entro il popolo di Dio”.

LA DIMENSIONE EUCARISTICA DELLA NUZIALITÀ

Il matrimonio tra battezzati è “il simbolo reale della nuova ed eterna alleanza sancita nel sangue di Cristo” (FC 13)

L’aggettivo “reale” evoca il fatto che non significa “come se” ma significa che la coppia stessa  è sacramento, evento di alleanza, segno di grazia. La coppia uomo-donna , nella sacramentalità del matrimonio, non si limita, cioè, a far riferimento all’alleanza di Cristo e della Chiesa, e a farla conoscere, ma la contiene realmente, la rende realmente presente, gli sposi entrano realmente, vitalmente e  ontologicamente nell’unione sponsale di Cristo e della Chiesa e la rivivono in sé come contenuto profondo della loro coniugalità.

3 – IL SIGNORE CHIAMA PER ANNUNCIARE LA PAROLA CHE SALVA….

“…..e per mandarli a predicare…..”

Poiché il matrimonio cristiano è attuazione efficace dell’alleanza nuziale Cristo-Chiesa, la vocazione coniugale entra, a pieno titolo, a far parte del disegno salvifico di Dio e ne diviene il simbolo vivente e un dono (carisma) a servizio della comunità ecclesiale.

Dal “sacramento della coppia” sgorga così la ministerialità della coppia  come attuazione e prolungamento del dono ricevuto e della Parola ascoltata. Gli sposi, infatti, in forza del sacramento del matrimonio, sono resi partecipi della missione stessa che la Chiesa ha ricevuto dal suo Salvatore avendo:

  • “il proprio dono in mezzo al popolo di Dio” (LG 11);
  • la comunità coniugale è chiamata a “rendere manifesta a tutti la viva presenza del Salvatore nel mondo e la genuina natura della Chiesa”

(GS 48).

Per far questo la coppia deve trovare la propria forza e intelligenza nell’ascolto perseverante della Parola di Dio, per edificarsi quotidianamente.

I cristiani collaborano con Dio, secondo la loro vocazione, alla manifestazione del disegno salvifico di Dio.

I coniugi pertanto secondo la loro chiamata collaborano alla missione di salvezza degli uomini a somiglianza del Maestro.

Senza il contatto quotidiano con Gesù, è facile perdere di vista il mistero e trasformarsi in annunciatori vani.

I coniugi devono innanzitutto evangelizzare se stessi e quelli che sono vicini, devono cioè svolgere un effettivo apostolato come “cooperatori della grazia e testimoni della fede, reciprocamente e nei confronti dei figli e degli altri familiari” (AA 11).

Devono ancora evangelizzare tutti senza escludere nessuno perché Tutti hanno diritto a ricevere il Vangelo.

“Partecipe della vita e della missione della Chiesa, la quale sta in religioso ascolto della Parola di Dio e la proclama con ferma fiducia, la famiglia cristiana vive il suo compito profetico, accogliendo e annunciando la parola di Dio: diventa così, ogni giorno di più, comunità credente ed evangelizzante” (FC 51).

“La Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione: il cristiano è missionario nella misura in cui è attratto da Cristo Gesù. In molti ambienti dove i sacerdoti non riescono a penetrare possono farlo i laici cristiani ed in particolar modo la famiglia “(Esortazione apostolica  Evangelii Gaudium)

Paolo VI ha osservato che «l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o, se ascolta i maestri, è perché sono dei testimoni». È soprattutto ai testimoni che, nella Chiesa, è affidato il tesoro della famiglia: a quei padri e a quelle madri, figli e figlie, che attraverso la famiglia hanno trovato la strada della loro vocazione umana e cristiana, la dimensione dell’«uomo interiore » (Ef 3,16) –(lettera alle famiglie di S. Giovanni Paolo II)

4 – IL SIGNORE CHIAMA PER LIBERARE DAL MALE, GUARIRE,      SANARE…...

“…….con il potere di scacciare i  demòni. “ 

I coniugi cristiani non possono chiudersi e vivere il loro amore tra le sole mura domestiche.

L’amore per definizione è apertura all’altro.

Dalle proprie difficoltà la famiglia ne emerge più forte e può rendere partecipe gli altri dei doni ,della grazia ricevuta….

La fecondità del sacramento del Matrimonio attinge alla sua pienezza, infatti

“Lo Spirito che il Signore effonde dona il cuore nuovo e rende l’uomo e la donna capaci di amarsi come Cristo ci ha amati”

 e trasforma il loro amore reciproco in carità:

”L’amore coniugale raggiunge quella pienezza a cui è interiormente ordinato, la carità coniugale, che è il modo proprio e specifico con cui gli sposi partecipano e sono chiamati a vivere la carità stessa di Cristo che si dona sulla croce”(FC 13) .

Si tratta di una carità che congiunge al Dio-trinitario e chiama a riviverne la logica di comunione, di dono di accoglienza verso gli altri.

La missione della famiglia allora si concretizza, in molteplici opere di servizio sociale :

  • aiutare le famiglie che versano in gravi difficoltà economiche;
  • dare ospitalità a chi manca della casa;
  • aiutare chi ha famiglia numerosa ;
  • aiutare chi ha difficoltà ad accettare una nuova vita;
  • aiutare i giovani a potersi costruire una famiglia.

I coniugi cristiani sono chiamati così alla missione regale o di servizio.

“Diversamente le famiglie sono le prime vittime di quei mali, che si sono limitate ad osservare con indifferenza. L’appello del Concilio Vaticano II a superare l’etica individualistica ha perciò valore anche per la famiglia come tale”(FC 44).

San Giovanni Paolo II fonda così la responsabilità sociale e politica  della famiglia, responsabilità che discende dal sacramento del matrimonio, Sacramentum Ecclesiae, dal quale discende un imperativo morale al quale i coniugi non possono sfuggire, e dall’altro lato una grazia speciale proveniente da Dio che li guida in questa direzione.

Solo così le famiglie cristiane possono testimoniare una dedizione generosa e disinteressata ai problemi sociali, attraverso soprattutto un’opzione preferenziale in favore dei poveri e degli emarginati.

“Perciò essa progredendo nella sequela del Signore mediante una speciale dilezione verso tutti i poveri, deve avere a cuore specialmente gli affamati, gli indigenti, gli anziani, i drogati, i senza famiglia” (FC 45).

Nelle famiglie vanno aiutati i disabili :

 “ La dignità di una persona non si riduce alle sue facoltà e non viene meno quando queste facoltà vengono meno o si riducono, non abbiate paura della fragilità, aiutatevi gli uni gli altri con amore e sentirete la presenza consolante di Dio”                                                                           

                                                                                                     (Papa Francesco)

Vanno aiutate le famiglie che trovano difficoltà ad accogliere una nuova vita:

“La vita umana è sacra, ogni diritto civile, poggia sul primo grande diritto che è il diritto alla vita, che non si fonda su nessun fondamento economico o ideologico. Questa economia uccide perché considera ogni essere umano un bene di consumo, abbiamo dato origine alla economia dello scarto, una cosa viene promossa e una scartata, e così abbiamo fatto anche della vita”

                                                                                                        (Papa Francesco).

“Bisogna accompagnare anche le persone che hanno visto il fallimento del loro amore, “accompagnare” non significa giudicare:

   Aiutare ancora le Famiglie che vivono in situazioni di povertà e di guerra, i   

   giovani che hanno bisogno di lavorare.

Il Signore conosce le nostre fatiche e i pezzi della nostra vita ma conosce anche  la nostra gioia di trovare il ristoro, perché la nostra gioia sia piena, Egli continua a dire “venite a me famiglie di tutto il mondo e io vi darò ristoro perché la vostra gioia sia piena”-                                                                    (Papa Francesco)

 

Così ammoniva nella lettera alle Famiglie il Santo Padre Giovanni Paolo II:

“mi avete accolto…”

“Coniugi e famiglie di tutto il mondo, lo Sposo è con voi!

«Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore» — ha scritto san Giovanni della Croce.

Sarà lui il giudice, ma in quel modo che lui stesso ha indicato parlando del giudizio finale (cfr Mt 25,31-46). Il suo sarà un giudizio sull’amore, un giudizio che confermerà definitivamente la verità che lo Sposo era con noi, senza che noi, forse, lo sapessimo.

Il giudice è lo Sposo della Chiesa e dell’umanità. Per questo giudica dicendo:

« Venite, benedetti del Padre mio (…). Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito… » (Mt 25,34-36). Naturalmente quest’elenco potrebbe allungarsi e in esso potrebbe comparire un’infinità di problemi, che interessano anche la vita coniugale e familiare. Potremmo trovarci anche espressioni come queste: « Ero bambino non ancora nato e mi avete accolto permettendomi di nascere; ero bambino abbandonato e siete stati per me una famiglia; ero bambino orfano e mi avete adottato ed educato come un vostro figlio ». E ancora: « Avete aiutato le madri dubbiose, o soggette a fuorvianti pressioni, ad accettare il loro bambino non nato e a farlo nascere; avete aiutato famiglie numerose, famiglie in difficoltà a mantenere ed educare i figli che Dio aveva loro donato ». E potremmo continuare con un elenco lungo e diversificato, comprendente ogni specie di vero bene morale ed umano, nel quale si esprime l’amore.

Parlo con la potenza della sua verità all’uomo del nostro tempo, perché comprenda quali grandi beni siano il matrimonio, la famiglia e la vita; quale grande pericolo costituiscano il non rispetto di tali realtà e la minor considerazione per i supremi valori che fondano la famiglia e la dignità dell’essere umano.

La Santa Famiglia, icona e modello di ogni umana famiglia, aiuti ciascuno a camminare nello spirito di Nazaret; aiuti ogni nucleo familiare ad approfondire la propria missione civile ed ecclesiale mediante l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera e la fraterna condivisione di vita. Maria, Madre del bell’amore, e Giuseppe, Custode del Redentore, ci accompagnino tutti con la loro incessante protezione! (S: Giovanni Paolo II – lettera alle famiglie).

Caltanissetta 12-13 Luglio 2014 A.D. VI Convegno di Tenerezza

Sintesi a cura di

Giuseppina e Adriano Musumeci

(GST di San Cataldo)

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LG = Lumen Gentium – Conc. Vat. II

GS = Gaudium et Spes – Conc. Vat. II

FC = Familiaris Consortio Esortazione apostolica di S. Giovanni paolo II

EG = Evangelii Gaudium – Santo Padre  Francesco

AA = Apostolicam Actuositatem – Conc. Vat. II

Lettera alle Famiglie = S. Giovanni Paolo II

 

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