6-19-febbraio-2015-Quaresima tempo di Conversione

QUARESIMA TEMPO DI CONVERSIONE

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Il cammino di Gesù Cristo verso Gerusalemme.

E’ a Gerusalemme che Gesù affronterà con estremo coraggio e amore sconfinato la grande sofferenza che ci acquista la Vita per sempre. Con gli occhi rivolti al Padre e il cuore totalmente donato a noi uomini, va incontro senza esitazione al supplizio atroce della Croce. Lungo tutto questo cammino, Egli ha al suo fianco i suoi discepoli e il vuoto della sofferenza causata dall’incomprensione del suo popolo viene colmato dalla consolazione per la presenza e la fedeltà dei suoi amici. Ora Gesù riprende per noi il suo cammino… ora incomincia anche per noi il tempo favorevole! Il Signore Gesù ci chiama al suo fianco a fargli compagnia, ad alleviare le sofferenze che gli procura questa umanità lontana da Dio, a combattere con Lui la lotta per la Vita, a combattere senza posa il peccato nostro e il peccato del mondo, a ridare all’ uomo la sua vera dignità di Figlio di Dio. E la nostra compagnia si trasforma nella sua presenza al nostro fianco, che è l’unica a donarci la forza per la battaglia.

Per combattere come soldati di Cristo al suo fianco, abbiamo tre armi invincibili che ci occorrono per la conversione e revisione della nostra vita e quella degli altri:   la preghiera, la penitenza, la carità.

Vediamoli nello specifico:

Preghiera:

  1. partecipiamo sempre alla S. Messa, alla liturgia quaresimale e alla vita del gruppo, consapevoli dell’importanza della preghiera comunitaria, e invitiamo anche gli altri a parteciparvi;
  2. Chiediamo perdono dei nostri peccati senza mai rimandare la Confessione;
  3. Riserviamo un tempo ogni giorno per stare con Dio nella preghiera di coppia e di famiglia, pregando con i figli specie prima dei pasti insegnando loro con l’esempio la preghiera di ringraziamento e di lode a Dio.

Preghiere consigliate:

    1. misteri dolorosi
    2. via Crucis (anche solo le stazioni)
    3. lettura del Vangelo: Mt 26, 17-27, 66 / Mc 14, 12-15 / Lc 22, 7-23, 56 / Gv 13, 1-19, 42
    4. salmi penitenziali: 6, 31, 37, 50, 101, 129, 142
    5. visita a Gesù Eucaristia
    6. un fiore al Tabernacolo
    7. valorizzare le ore 15
    8. partecipare ogni giorno alla Comunione
    9. lettura del Catechismo della Chiesa Cattolica

Penitenza:

  1. il venerdì non mangiamo carne, in memoria della morte di Gesù;
  2. compiamo il nostro dovere a casa e nello studio con precisione, amore e spirito di sacrificio;
  3. viviamo con pazienza in unione con il Signore le inevitabili contrarietà della giornata;
  4. scegliamo una piccola penitenza rinunciando a qualcosa (dolci, bibite, etc) o nel divertimento (rinunciando ad un programma in TV) o nelle spese superflue (contrastando la spinta al consumismo);
  5. impegniamoci a correggere un nostro difetto o a valorizzare una virtù;

 

Carità:

  1. Guardiamo gli altri, soprattutto quelli a noi più vicini, con occhi nuovi, come se li avessimo conosciuti da poco e mettiamo amore in tutti gli incontri. Così tra genitori e figli, tra fidanzati, tra amici, parenti, compagni di scuola potremo vivere il comandamento dell’amore;
  2. Chiediamoci spesso “cosa posso fare per le persone che incontro?”…. “di cosa ha bisogno chi mi sta di fronte?”….(partendo ovviamente dal coniuge, fidanzata/o, figli ecc);
  3. Facciamo agli altri ciò che vorremmo venga fatto a noi;
  4. Perdoniamo coloro che ci hanno fatto del male, compiendo noi il primo passo verso di loro e asteniamoci da critiche e pettegolezzi;
  5. Abbiamo cura delle persone sole, deboli e sofferenti: talvolta anche una telefonata può illuminare la loro giornata;
  6. Avviciniamo i nostri amici e familiari al Signore, invitandoli alla Messa e alla Confessione, regalando loro il Vangelo e il Rosario, parlando con loro della nostra fede e della nostra amicizia con Gesù, invitandoli al gruppo come cammino di rinascita alla fede matura;
  7. Dando consigli agli altri, pensiamo a come li consiglierebbe il Signore.

Il tempo della quaresima è un tempo propizio per rivedere il nostro cammino personale e di coppia, e  aiutare i genitori a percorrere con i loro figli questo itinerario sino alla Pasqua; il racconto dell’Esodo che è la sintesi di tutta la storia della salvezza ci offre il modello primordiale per raccontare la fede. Nel racconto dell’Esodo, Dio si rivela, Lui prende l’iniziativa, elegge, manda, libera, salva, si mostra paziente, apre cammini nella morte, guida e protegge.

E’ nostro dovere aiutare le famiglie e i genitori a trovare nell’Esodo la trama per raccontare i prodigi che Dio ha operato nella loro vita così che i figli potranno conoscere chi è il “Dio di mio padre”.

Occorre lavorare per la Famiglia che è ai sensi dell’art 29 della Costituzione la  società naturale fondata sul matrimonio, e ancora di più è per noi la famiglia cristiana fondata sul Sacramento. Il matrimonio cristiano, ha un vincolo indissolubile, in cui la forza vivificante, la linfa vitale è Dio costantemente presente in mezzo ai coniugi prima alla coppia e a i figli dopo. La famiglia è un bene  umano fondamentale, dal quale dipendono l’identità e il futuro delle persone e della comunità sociale, per questo motivo in questo tempo forte di quaresima vagliando la nostra fede con la preghiera, la penitenza e la carità, abbiamo a cuore le altre famiglie che ancora non hanno avuto un’incontro personale con Gesù che cambia la vita e per ogni famiglia che avremo portato a Gesù ci sarà festa in Cielo, allora sarà veramente Pasqua, a questo siamo chiamati, nonostante i nostri limiti, peccati e difetti.

Dio infatti, non vuole persone perfette, poiché sa che non ve ne sono, ma vuole persone autentiche, vere, trasparenti e coerenti con la fede che professano.

Per essere persone autentiche, c’è bisogno di tanta conversione. Volendo dare una definizione di conversione, possiamo dire che è: cambiare mentalità, invertire rotta, passare dalla morte alla vita, dalle tenebre alla luce.

Per convertirsi è necessario cambiare modo di:

  1. Pensare: dal modo di pensare egoistico, mondano, gretto, al modo di pensare di Dio che è Amore e Misericordia;
  2. Agire: le nostre azioni si asterranno da ogni sorta di male, per essere ispirate a saggia mitezza, per la gloria di Dio e solo per il bene altrui;
  3.  Essere: passare dall’ambiguità, ipocrisia e menzogna, alla libertà, autenticità e alla coerenza di vita.

Perché è necessaria la conversione ? Senza la conversione non possiamo ottenere le vita eterna, infatti la Sacra Scrittura contiene tanti eventi di conversione, che sono arrivati anche a noi oggi come esempio di vita: Paolo di Tarso, Pietro, Matteo, Zaccheo ecc.

Anche per noi vale la stessa cosa, siamo chiamati a conversione ogni giorno con fatica, ma con l’aiuto dello Spirito Santo tutto è possibile.

Noi siamo sulla via della conversione ?  Stiamo cambiando il nostro modo di pensare, agire ed essere, per passare a quello di Dio ?  Quante volte dobbiamo convertirci ? una volta per tutte oppure è un cambiamento radicale in continua evoluzione ?

La conversione è un cambiamento radicale della nostra vita in un continuo dinamismo, in continua evoluzione, poiché è un cammino faticoso che oltre alla grazia di Dio, richiede anche la nostra collaborazione compiendo dei passi verso la vera conversione.

I cinque passi della Conversione

 

Tanti credenti sono tratti in inganno perché per il solo fatto di andare a messa la domenica o partecipare ad un cammino di fede, si sentono già convertiti senza sapere che la conversione è un processo lungo che richiede tanta umiltà e impegno per passare dalla porta stretta e vincere le tentazioni di questo mondo. La parola del Nuovo Testamento che traduciamo con “Conversione” in greco è metànoia, che significa “cambio di mente”. La conversione-metànoia richiede un cambiamento di mentalità e di vita. Non possiamo essere cristiani con la mentalità del “mondo”: <Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto> (Rm 12,2).

Possiamo allora, distinguere cinque passi fondamentali della conversione che sono:

  1. Dalla non fede o alla non pratica della fede, alla fede vissuta : alla fede vera, autentica, che può avvenire in tanti modi, attraverso un invito, un evento di sofferenza o un momento di gioia, una chiamata personale di Gesù che richiede una nostra risposta ad una nuova vita di fede. Questa è la conversione basilare che tutti dobbiamo aver fatto. Magari non frequentavamo la chiesa, oppure frequentavamo saltuariamente la domenica e nelle feste, un fatto solo per dovere, per mettere a posto la nostra coscienza e la nostra immagine davanti agli altri. Poi all’improvviso mediante un invito o un avvenimento particolare della nostra vita, abbiamo riscoperto una fede viva, intensa, una fede vissuta, gustando la Parola di Dio, vivendo la vera vita cristiana in tutti i suoi molteplici aspetti.
  1. Dal peccato al non peccato: questo secondo passa può essere chiamato 2^ conversione,  deve essere un cambiamento radicale, senza compromessi, senza ambiguità dobbiamo evitare di stare con un piede nella vecchia vita e nei suoi vizi e un piede in Gesù e nella sua chiesa. Con fermezza è necessario rifuggire e respingere le occasioni prossime di peccato che si presenteranno sempre innanzi a noi. Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva (Ez 18, 31-32); vuole rigenerarci, esige che non pecchiamo più almeno consapevolmente, ma respingiamo con forza le opere infruttuose delle tenebre. Nel Vangelo di Giovanni al cap. 8,1-11 troviamo l’episodio dell’adultera perdonata da Gesù: “Va e non peccare più”. Gesù non condanna la donna, ma gli da un preciso comando: non peccare più. Ciò significa superare gli aspetti negativi della nostra esistenza spirituale, far scomparire certi atteggiamenti peccaminosi, vizi, schiavitù, bestemmie ecc. per far posto all’ordine interiore, al distacco di tante pratiche sbagliate, insomma si assume l’impegno forte, vero, sentito di non peccare più.

 

  1. Dalla fede abitudinaria, legalista, calcolata, alla fede viva e libera: questo terzo passo è quello più comune, cioè il sentirsi a posto per aver compiuto bene i propri doveri, vado a messa, faccio un cammino di fede, quindi sono perfetto. Questo atteggiamento segna la fine della conversione, infatti è la più grande menzogna che satana possa sussurrare alle nostre orecchie. Una fede abitudinaria, che non vive della spontaneità e dello stupore dello Spirito Santo che fa sempre cose nuove, una fede calcolata, quella di fare qualcosa per ottenerne i benefici, fare digiuni, pellegrinaggi per ottenere una grazia da Dio, senza però vivere una vita sacramentalmente e moralmente sana, non è questa vera conversione. Questo tipo di fede-baratto, non serve proprio a nulla è arida e infruttuosa per la vita eterna. La disposizione giusta è quella di fare le cose per maggior gloria di Dio (S. Ignazio di Loyola), affinchè Gesù possa essere conosciuto e amato da tutti, e non per i propri interessi, ma quelli del Regno di Dio. Coloro che entreranno in questa disposizione d’animo, saranno sicuri che in quanto figli, hanno un Padre Celeste amorevole che si prende cura di loro e chiedendo a Dio una grazia concludono dicendo : “Non sia fatta la mia volontà ma la tua volontà” andando comunque avanti nel cammino al di la delle risultanze positive o negative della preghiera, perché sanno di essere figli amati dal Padre.
  1. Da una fede soggettiva a una fede oggettiva: spesso la fede a cui aderiamo è la nostra fede, la fede della nostra sensibilità, schematicità, del nostro modo di vedere le cose, e non appena qualcosa non rientra nei nostri parametri ecco che allora la nostra fede vacilla, ci scoraggiamo e pensiamo che Dio non agisce e non ascolta le nostre preghiere. Dio non si piegherà mai ai nostri capricci, ai nostri schemi mentali o ad una fede personale, perché non corrispondono con i suoi progetti. Infatti i pensieri e i progetti di Dio, non corrispondono quasi mai con i nostri (cfr. Isaia 55,8). E’ necessario allora scoprire con la preghiera e il discernimento la volontà di Dio che solitamente è sempre fuori di noi e poi metterla in pratica. Se non abbiamo il coraggio di mettere in discussione la nostra fede, noi stessi, le nostre convinzioni anche buone, se non abbiamo il coraggio di aprirci al confronto con gli altri, rischiamo di restare in una fede soggettiva, che ci auto-gratifica, ma non ci assicura una conversione realista, per cui potremo trovarci un giorno davanti al Signore che può dirci: “Non ti conosco”. Questo 4° passo allora è importantissimo per coloro che vogliono convertirsi veramente, confrontandosi e mettendosi continuamente in discussione, tenendo conto che spesso Dio parla anche attraverso gli altri (genitori, moglie, marito, figli, fratelli e sorelle ecc.). Se manca questo passaggio dalla fede soggettiva a quella oggettiva, la conversione rimane sempre limitata, infantile ed egocentrica. E’ necessario allora passare da una fede soggettiva seppur elevata, ad una fede oggettivamente verificata. I direttori di spirito consigliano questa verifica che avviene attraverso la direzione spirituale e  attraverso la vita comunitaria.

La direzione o guida spirituale è necessaria per una conversione vera, proprio per l’umiltà di accettare le correzioni più dolorose e indigeste per la nostra volontà. La direzione spirituale, differisce dalla semplice confessione sacramentale poiché è una verifica progressiva sempre con lo stesso sacerdote, preventivamente scelto secondo il proprio discernimento, con il quale mediante colloqui periodici, si matura nel cammino di santità sforzandosi di superare gli ostacoli e le tentazioni con il suo aiuto e la preghiera personale. Talvolta, guide spirituali possono essere anche dei laici preparati e maturi nella fede, che accompagnano i fratelli e le sorelle verso una fede oggettiva e matura.

La vita comunitaria è altrettanto importante per una conversione continua, attraverso il colloquio con i fratelli dello stesso cammino, possiamo verificare la nostra conversione, ovviamente non cercando solo quei fratelli che ci danno ragione, cadremmo nuovamente nel soggettivismo.

  1. Dalla morte alla vita: la morte di chi ? Del nostro “IO” passando dall’IO a DIO. Anche quest’ultimo passo è importantissimo, poiché ci porta a far morire questa bestia che è dentro di noi: il nostro egoismo e la nostra superbia, affinchè la nostra vita sia completamente sotto la Signoria di Gesù. Si tratta della conversione dell’abbandono pieno e fiducioso nelle braccia del Padre, dopo ovviamente aver fatto quanto era nelle nostre possibilità. Questo 5° passo è quello più difficile a far morire dentro di noi e anche i santi hanno dovuto lottare fino alla morte con il loro “IO”. Infatti S. Ignazio di Loyola affermava che : il nostro “IO” muore tre giorni dopo la nostra morte”. Infatti l’IO sussiste anche dopo la morte pensando alle risonanze che i parenti, amici avranno del defunto. Il nostro “IO” è tremendo, siamo attaccati alle nostre opinioni, al nostro modo di vedere le cose che ci ostiniamo con testardaggine a perseguire quella via che sicuramente provoca non pochi danni. Il passaggio dalla morte alla vita prevede di acquisire da Dio il dono dell’arrendevolezza, che non è arresa passiva, ma la capacità di ascolto degli altri e degli avvenimenti della vita che ci devono portare a mettere in discussione con umiltà i nostri sentimenti. La condizione per una autentica conversione è quella della semplicità d’animo, cioè far guerra al nostro “IO” che si insidia ovunque, in maniera incorreggibile. A volte ci sembra di aver sottomesso il nostro “IO” e invece e li che torna al momento inaspettato.

 

GLI ALIMENTI DELLA CONVERSIONE

 

Questi cinque passi devono essere nutriti e alimentati con un cibo spirituale che il mondo pagano e secolarizzato non può comprendere:

  • LA PREGHIERA PERSONALE DI COPPIA, PREGHIERA COMUNITARIA,

VITA SACRAMENTALE E MORALE SANA ;

  • LA VERIFICA CORAGGIOSA MEDIANTE LA GUIDA SPIRITUALE;
  • L’ASCOLTO ATTENTO DELLA PAROLA DI DIO;
  • LA MISSIONE EVENGELIZZATRICE PERSONALE, DI COPPIA E

                       COMUNITARIA.

Buon Cammino Quaresimale

Carmela e Michele

Caltanissetta 18 febbraio 2015  Le Sacre Ceneri

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza