3-Giona-Riflessioni-seconda-parte

Il Profeta Giona, Mosaico della Basilica del Rosario a Lourdes, foto dell'autore di questo sito
Il Profeta Giona, Mosaico della Basilica del Rosario a Lourdes, foto dell’autore di questo sito

 

GIONA

Nella conversione di Dio la conversione dell’uomo

 (Dalla Lettera pastorale di Mons. Mario Russotto  Vescovo di Caltanissetta   –  2^ Parte)

Come abbiamo visto la volta scorsa, la prima parte del libro di Giona è segnata dalle  tre esperienze:

           la chiamata, la fuga, il naufragio.

Di fronte alla chiamata  di un Dio che rivolge la sua parola, così come ad Abramo, comunicando non solo un invito, ma dando se stesso in quella sua parola suscitatrice di vita e di azione, Giona fugge: la fuga dalla grande città: Ninive, la città della malizia e della perversione, la grande città pagana, è con insistenza presentata come un movimento lontano dal Signore (1,3.12).

Ma il libro di Giona è anche una grande provocazione per noi missionari che lavoriamo nella vigna del Signore.

Il libro è un magnifico racconto, un romanzo posto al cuore della Bibbia che ha il sapore di una fiaba di cui molti sono gli elementi: la descrizione della città di Ninive con le sue enormi dimensioni (Gn 3,3), il re che appare come seduto tutto il giorno sul trono in un ambiente da mille e una notte, l’ironia sottile con cui si descrive l’opera di Dio che in una notte fa sorgere una pianta di ricino che fa ombra a Giona, invia in seguito un verme a roderla e poi fa soffiare il vento caldo d’oriente ad opprimere il profeta fin quasi a fargli perdere i sensi.

Giona è profeta che pretende di piegare Dio alle sue vedute: non segue la chiamata a partire secondo le indicazioni di Dio e ad andare verso la grande città, piuttosto si dirige decisamente verso la direzione opposta. Tutto il racconto non parla tanto della conversione di Ninive, ma della conversione a cui Dio intende condurre Giona. Mentre egli è chiuso nella sua concezione di una salvezza riservata solo ad Israele e indisponibile agli altri popoli, i marinai della nave prima, gli abitanti di Ninive poi, si aprono ad un’azione di Dio che li raggiunge in modi nuovi e inediti. La scenetta finale del racconto presenta un Dio con i tratti del paziente educatore che non rinuncia a voler recuperare anche Giona ad un nuovo modo di intendere la sua vita religiosa: “Ti sembra giusto essere sdegnato così?‟… „Tu ti dai pena per quella pianta di ricino per cui non hai fatto nessuna fatica e che  tu non hai fatto spuntare, che in una notte è cresciuta e in una notte è perita; e io non dovrei aver pietà di Ninive, quella grande città, nella quale sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere tra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali” (Gn 4,10-11)

Dio si prende cura dei vicini e dei lontani –  ci dice questo libro –  “non vuole la morte del peccatore ma che si converta e viva‟ e la sua grande fatica è condurre anche il religioso e fondamentalista Giona  –  il profeta renitente  –  ad aprirsi ad un incontro nuovo con Dio che immediatamente implica un modo diverso di guardare gli altri, i lontani. E’ il segno che conduce al discorso finale del racconto, discorso che si chiude con una domanda: il libro si chiude infatti non con una conclusione edificante ma con una domanda sospesa. Dio chiede a Giona di aprirsi ad accettare la sua misericordia e la pietà: la presenza di Dio nella grande città, non sta nella punizione e nel rifiuto, ma nella comunione ritrovata e nella pazienza dell’amore:

Ninive è passata dalla violenza ad un modo nuovo di intendere l’esistenza, che dice la comprensione della presenza di Dio come Colui che dà vita e senso all’esistere stesso; Dio si volge e si china. E’ un libro che si chiude con una domanda, non con un’affermazione. Forse è uno spazio aperto perché ciascun lettore possa riempire lo spazio aperto dalla domanda per poter scrivere una finale nuovo a questo racconto, affascinante e inquietante come tutti  i grandi racconti. Giona è l’uomo sconcertato, smosso dalla imprevedibilità e dalla novità dell’agire di Dio. Il grande protagonista del libro è Dio che si china e si rivolge continuamente (è questo il senso della ‘conversione’) verso qualcuno: il racconto mostra come Dio si intrattenga con Giona e come il suo sguardo sia rivolto contemporaneamente alla città.

Giona diviene così paradigma di una scoperta che ad ogni tempo può essere rinnovata e che nel nostro tempo è forse la sfida di fondo di fronte alla quale  ci troviamo:  la sfida di accogliere l’alterità e di rapportarsi all’altro nel tempo del pluralismo, nel tempo in cui prevale la paura e la ricerca di chiudersi in una identità senza l’altro. Giona è ‘uomo chiamato ad ascoltare in modo nuovo la Parola, in rapporto alla grande città’, ci parla innanzitutto dell’Alterità di Dio: è una sfida ‘religiosa’ quella che sta davanti a noi oggi.

Siamo anche oggi chiamati ad imparare a cercare Dio, a divenire cercatori di trascendenza, al di là di schemi rassicuranti e che talvolta rinchiudono Dio solo in costruzioni umane. Ma siamo anche chiamati a scoprire Dio al di là di appartenenze esclusive. Giona è testo attuale per il suo porsi  di fronte all’alterità dello straniero. E’ possibile instaurare un rapporto con chi è diverso, nemico e lontano? Giona ci dice di sì, ma presenta anche la complessità del cammino che ciò  comporta. La  vita  si connota come apprendimento, imparare ad incontrare in modo nuovo. Il nostro oggi è tempo dello spaesamento e dello sconcerto. Proprio nello sconcerto Giona si apre alla novità di Dio e a lasciarsi cambiare nella sua visione di esclusione e di pensiero del disprezzo.

Oggi siamo chiamati a fare i conti anche in modi nuovi con l’alterità del nostro io, con sentimenti, con le vicende delle nostre fughe e ritorni. Come Giona forse non al di fuori di esse, ma al di dentro, c’è da scoprire la voce incessante di una Parola che ci invita, ci spinge e rinnova la chiamata ad una missione. C’è un altro tratto del libro di Giona ricco di interrogativi per noi: tratta infine della sfida dell’alterità delle cose, della natura. Il mare, il grosso pesce, la terra arida, la pianta di ricino, il deserto, gli animali della grande città, sono l’ambiente in cui Giona percorre il suo viaggio, un percorso che rimane aperto sulla domanda finale presentata da Dio.

 


 SPUNTI PER LA RIFLESSIONE

Giona missionario senza passione

“Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: “Alzati e va a Ninive la grande città e annunzia loro quanto ti dirò”(3,2)

La storia riprende come se non fosse mai iniziata. A Dio interessa non solo Ninive ma anche Giona. Dio pazientemente gli riaffida la missione non rinfacciandogli nulla. Ma Giona si erge a profeta di sventura e proclama la distruzione di Ninive. Egli pretende di interpretare Dio e dire più di quanto Lui comanda e desidera. Vive la sua vocazione senza passione, senza entusiasmo, senza gioia; è un missionario per forza.

Anche noi come Giona molte volte ci arrendiamo alle prime difficoltà. Come evangelizzatori non dovremmo essere tristi e scoraggiati ma annunciare la buona novella nella gioia del Cristo risorto mettendoci  in gioco affinché il Regno di Dio sia annunciato nel cuore del mondo.

Domanda

Riusciamo ad essere testimoni di speranza e di amore per coloro che sono lontani da Dio?

La conversione- deschuba

Tutta la città di Ninive, alla predicazione di Giona si converte.

“Chi sa che Dio non cambi” – dice il re di Ninive. La speranza del re viene esaudita perché incontra  il cuore misericordioso di Dio.

Conversione significa fare ritorno a Dio, cambiare vita, andare oltre la propria mentalità e il proprio modo di pensare; si tratta di uscire dal cuore duro e irrigidito dalle proprie idee e desideri e trasformarsi in un cuore aperto e pronto all’accoglienza di Gesù.

La conversione riguarda tutti noi cristiani-peccatori che abbiamo bisogno di un costante ritorno- conversione a Dio. Egli ci invita tutti alla deschuba come cammino costante nella fede.

“Giona ne provò  grande dispiacere”

Ed è questa, tante volte la tragedia dei credenti che  non accettano la conversione- misericordia di Dio.

Domanda

Riesco a vedere la misericordia di Dio nei miei confronti e accetto la sua misericordia per gli altri?

Il credente insuperbito

Dopo la conversione dei non credenti è Giona –credente che sta a cuore a Dio e vuole salvarlo dal suo egoismo.  Spesso non vogliamo accettare che Dio è libertà e non è possesso di nessuno. Per  Dio non ci sono credenti e non credenti. Perché siamo tutti in cammino verso una verità più grande di quella che già possediamo. E spesso noi cristiani siamo alla ricerca di vendetta e non di misericordia. Perché la misericordia  più difficile da avere è quella con noi stessi.

Accettare Dio Amore nella nostra vita significa non solo vivere d’amore, ma anche lasciarci amare fino in fondo, anche là dove ci sentiamo niniviti, peccatori lontani da Dio, anche là dove ci sentiamo come Giona.

Domanda

Riusciamo a perdonare i torti subiti?  Cosa ci blocca?  Come viviamo il perdono di noi stessi? Come affrontiamo il perdono in famiglia?

Dio risponde: “Ti sembra giusto essere sdegnato così”

Ancora una volta il profeta non risponde,  si chiude nel silenzio, va in collera e si allontana. E il Signore pazientemente ricomincia da capo donandogli la pianta di ricino non per ripararlo dal sole ma per guarirlo interiormente; Dio è il medico del credente.

Finalmente Giona sente una grande gioia. Ma il giorno dopo Dio invia un verme che distrugge la pianta e la gioia del profeta.

Nella vita basta poco per gioire e poco per rattristirsi. Solo allora possiamo convertirci all’essenziale, abbandonare l’effimero e puntare a ciò che dà senso pieno alla vita.

Dobbiamo perciò seriamente interrogarci sulle profondità delle nostre radici, sulla serietà delle nostre motivazioni, sulla solidità delle nostre scelte, della nostra fede, del nostro amore.

Domanda

La mia fede ha radici profonde o basta poco per scoraggiarmi completamente?

 

La risposta di ognuno di noi

“Tu ti dai pena per quella pianta di ricino per cui non hai fatto nulla…..ed io non dovrei avere pietà di Ninive”?(Gn 4,10)

Ancora una volta il profeta preferisce morire anziché accettare il Dio misericordioso che abolisce la distinzione tra credenti e non credenti . Eppure i lontani da Dio pregano (marinai e niniviti) Giona no.

Il libro si chiude con la domanda che Dio pone a Giona ma anche a tutti noi. La risposta la deve dare ciascuno  di noi.

Domanda

Il Giona che è in noi risponderà a Dio? Oppure ancora una volta si darà alla fuga nel silenzio, mettendo a tacere la sua coscienza?

(Sintesi di Maria Rosa, Miriam, Rosetta e Pinella)

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