1.11-Intimidazione: Cap. 4 Una Fede Complicata

“Andate in tutto il mondo, e annunciate il messaggio del Vangelo all’umanità intera.”(Mc. 16,15) È stata questa la missione affidata da Cristo agli undici apostoli, quando è apparso loro dopo la risurrezione. Oggi sembrano parole scontate, fuori moda, soprattutto tra i giovani, perché è contro ogni tendenza che un ragazzo si interessi alla religione, né ancor meno che tra le ipotesi di un suo futuro sia stimata anche quella di entrare nell’ambito ecclesiastico.
“Andate in tutto il mondo, e annunciate il messaggio del Vangelo all’umanità intera.”(Mc. 16,15)
È stata questa la missione affidata da Cristo agli undici apostoli, quando è apparso loro dopo la risurrezione.
Oggi sembrano parole scontate, fuori moda, soprattutto tra i giovani, perché è contro ogni tendenza che un ragazzo si interessi alla religione, né ancor meno che tra le ipotesi di un suo futuro sia stimata anche quella di entrare nell’ambito ecclesiastico.

 

Riassunto dei temi precedenti

Cap 4

UNA FEDE COMPLICATA

Chiediamoci onestamente: “ la nostra fiducia è riposta in ciò che Dio ha detto o in ciò che vediamo e sperimentiamo?

Se la nostra fede si basa solo su quello che ci è accaduto nel passato o vediamo che accade agli altri, rischiamo di valutare il nostro livello di fiducia in base alla fedeltà degli altri, complicandoci la vita cercando di spiegare i fallimenti passati sviluppando una fede complicata che non uccide i giganti, ma ci rende prigionieri dei “perché” che non possiamo capire esitando nel contempo a fare qualsiasi mossa.

Dobbiamo semplicemente credere senza farraginosi meccanismi di ragionamenti spesso animati dalla razionalità. Vogliamo che Gesù venga nella nostra vita, ma trova un cuore colmo di domande, abbiamo reso la nostra fede talmente difficile che ci porta a dimenticare cos’è la vera fede:

“ credere che Dio farà quello che ha detto che farà”.

Gesù ci dato potere e autorità su tutta la potenza del nemico, dobbiamo semplicemente credergli e camminare con potere e autorità spirituali per noi e per coloro che Dio ci ha affidato.

Non dobbiamo complicare il nostro cammino con la paura, il dubbio o il ricordo del passato e dei nostri fallimenti, se lo facciamo veniamo privati di quell’audacia e i doni di Dio rimarrebbero inattivi, rendendo felice il nemico.

E’ FACILE ESSERE FIDUCIOSI FINCHE’ DIO FA CIO’ CHE NOI CI ASPETTIAMO

Camminare liberi dall’intimidazione non ha nulla a che vedere con l’essere estroversi, alcune persone più espansive spesso coprono la loro timidezza con la loro esuberanza lottando nel loro intimo.

Chiudersi in sé stessi può essere uno dei segnali dell’intimidazione, ma anche l’eccessiva esuberanza può essere tale, perché ci sono persone che più sono a disagio e più parlano.

Possiamo essere espansivi, forti, coraggiosi e persino unti dallo Spirito Santo e combattere contro l’intimidazione, non per mancanza di personalità o forza fisica, ma per una finta audacia di cui spesso possiamo essere muniti, perché non tutta l’audacia è motivata dall’amore.

Come san Pietro che prima mostrò il suo coraggio sfidando i soldati colpendo il servo del sommo sacerdote recidendogli l’orecchio (Gv 18,3 e 10) per poi farsi piccolo davanti a una giovane serva, si proprio così, fu una giovane serva a intimidirlo:

“ Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse:

“ Anche tu eri con Gesù, il Galileo!! Ed egli negò davanti a tutti…(Mt 26,69-70).

Ancora in tanti altri passaggi Pietro dapprima esprime davanti a tutti un certo coraggio, ma poi sotto pressione viene fuori quello che siamo veramente (Mt 26,31-34).

Possiamo definirla una finta audacia. La vera audacia si vede quando siamo nel Getsemani come ci dimostra Gesù:

Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: Sedetevi qui, mentre io vado a pregare…”(Mt 26,26).

La parola Getsèmani significa letteralmente “frantoio per le olive” da dove si estrae l’olio che non viene fuori da solo, ma dopo aver esercitato una certa pressione sulle olive. Così è anche per noi, il Getsemani è il luogo dove viene esercitata questa pressione non sulle olive ma sui nostri cuori, ciò che è dentro di noi sotto una certa pressione fuoriesce, sorprendendo noi stessi come Pietro.

In altre parole le motivazioni del nostro cuore vengono passate al setaccio e smascherate quando sopraggiungono le prove e certe pressioni.

Ecco che allora, comprendendo questi ingranaggi del cuore, non dobbiamo essere fiduciosi e nella gioia solo quando Dio fa ciò che aspettiamo, ma dobbiamo resistere anche quando siamo nel frantoio, ben sapendo di far fuoriuscire quanto di buono è dentro di noi.

Domanda per noi:

Possiamo adesso riportare alla nostra mente un momento della nostra vita dove Dio ci ha portato nel frantoio ? Cosa è venuto fuori?.

Nel frantoio Gesù non peccò, Pietro invece prima sfoggiò tutta la sua audacia davanti ai soldati o quando voleva camminare sulle acque, ma quando si sedette accanto al fuoco con i servi del sommo sacerdote, solo e senza i compagni vennero alla luce le sue vere insicurezze, la paura normalmente celata dalla sua personalità espansiva fu smascherata.

E’ facile essere fiduciosi in Dio finchè compie ciò che ci aspettiamo, ma quando Egli ci sorprende, possiamo vacillare, perdiamo audacia, mostrando una netta incapacità a sopportare afflizioni, persecuzioni o prove.

Qual è allora l’antidoto? Essere radicati e fondati nell’amore per Cristo (Ef 3,17).

Il vero amore non cerca il proprio interesse, le persone il cui amore è senza radici, sopportano finchè è facile, ma quando giungono al frantoio (Getsèmani) crollano.

L’audacia necessaria per spezzare la potenza dell’intimidazione dev’essere alimentata dal nostro amore per Dio e radicato in esso.

 

L’UNICO MODO PER TRIONFARE SULL’INTIMIDAZIONE E’ PERDERE LA PROPRIA VITA

Le buone intenzioni non bastano, Pietro voleva mostrare di saper essere fedele, ma la sua paura era superiore all’amore per il Maestro, Gesù nel cap 21 di Gv chiese a Pietro per tre volte, in sostanza Gesù gli chiedeva:

Pietro mi ami abbastanza da deporre la tua vita? L’amore di Petro era solo un amore emotivo all’inizio, ma dopo essere stato spezzato cioè superata la paura, divenne un uomo trasformato.

Noi come siamo? Siamo stati già spezzati tanto deporre la nostra vita?

Dio fa questo per il nostro bene, ci porterà nel frantoio, ci rinforzerà finchè superiamo la paura e saremo vittoriosi.

Spesso nella furia della battaglia sbagliando abbiamo chiesto a Dio di allontanarci dalla guerra, quando invece è necessario pregare per avere la sua Grazia e uscirne vittoriosi.

Dio viene glorificato quando superiamo un gigante che è impossibile vincere con la forza umana. La grazia di Dio vince ogni paura e ogni ostacolo che affrontiamo. Anche san Paolo nelle citazioni seguenti afferma lo stesso discorso. (Leggi 2 Cor 2,14), (1 Cor 15,57), (Rom 8,35-37).

“Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo.

Perciò mi compiaccio nelle mie infermità negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo:

quando sono debole, è allora che sono forte”(2 Cor 12,9-10) 

Paolo amava Gesù più della sua stessa vita, importava solo glorificare Gesù con la sua vita. (Fil 1,20).

Quanti di noi si compiacciono nelle sofferenze e preoccupazioni? Soltanto una persona nascosta in Cristo può trovare pace in tali difficili situazioni.

L’amore disinteressato di San Paolo produceva audacia a tal punto che nessuna intimidazione poteva penetrare, pur sapendo che avrebbe affrontato persecuzioni e minacce in ogni città, perseverò, non temendo l’uomo (At 20,22-23).

Il nostro atteggiamento dovrebbe essere:

“ Signore, in qualunque modo tu sia glorificato, fai a modo tuo, ma il diavolo non l’avrà vinta” San Paolo fortificava i nuovi convertiti dicendo:

è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio. (At 14,22).

Maturiamo in mezzo alla sofferenza, non quella che scaturisce dalla malattia o povertà, ma la resistenza che incontriamo quando la nostra stessa carne o coloro che ci stanno intorno, ci spingono ad andare dalla parte opposta della volontà di Dio.

Se non saremo ben radicati in Gesù l’intimidazione avrà la meglio su di noi. Allora è necessario perdere la nostra vita per quella di Gesù:

“Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.”( Mc 8,34-35).

Notiamo che non disse chi desidera perdere la propria vita, il desiderio non basta come abbiamo visto all’inizio con Pietro, il suo desiderio non è riuscito a vincere l’intimidazione, la sua motivazione non era sostenuta dall’amore vero, ma solo da una affettività sentimentalistica per Gesù.

Altro invece è perdere la vita per Gesù.

Dopo questo importante e cruciale bivio della nostra spiritualità è necessario esaminare noi stessi.

Noi come siamo?

Dove ci troviamo in base a tali verità di fede?

Se vogliamo essere dei veri discepoli di Gesù dobbiamo conoscerne e pagare il prezzo: “la nostra vita stessa”.

Tanti vorrebbero seguire Gesù, ma pochi sono veramente disposti a perdere la vita per Lui. (Leggi Lc 14,25-33).

Molti credenti ancora sono in possesso della propria vita, per tale motivo sono vittime dell’intimidazione.

Pietro dopo che lasciò la sua vita a Gesù affrontò tante persecuzioni, un uomo completamente trasformato (At 4,8-20), (At 5,28-32), (At 5,40-41).

Le storie dei martiri cristiani, riferiscono che Pietro morì martire, come Gesù aveva detto.

Mentre stava per essere crocifisso esclamò: “ Non sono degno di morire come il mio Signore”.

Perciò lo appesero alla croce a testa in giù.

Pietro che aveva rinnegato Gesù, lasciò questo mondo da vincitore.

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza