1.4-Servire

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 16,1-13) In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 16,1-13)
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

SERVIRE

Servire è regnare.

Servire è accogliere.

Servire è amare.

Servire è chinarsi.

Servire è essere liberi.

Servire è essere beati.

Gesù non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la vita per te.

Servi e sarai nella gioia.

Servi e la tua vita non sarà sprecata.

Servi e sarai libero dal tuo egoismo.

Servi e non penserai più perché vivi.

Servi e il Signore ti libererà da tante preoccupazioni.

Servi e accoglierai nel fratello Gesù stesso.

Servi sempre, non ti stancare.

Servi con tutto il cuore e tutto in te sarà benedizione.

(Don Salvatore Tumino)

 Il servizio umile, disinteressato, gioioso, fatto solo per servire il Signore è una grande scuola di umiltà. Quando ti pieghi per“lavare i piedi” dei fratelli, allora è segno che hai incontrato il Signore che ti ha liberato dal tuo orgoglio e dal tuo egoismo.

Rendendo un servizio al Signore, sarai tentato di smetterla per tanti motivi: continua finchè il tuo superiore non ti dice che fare qualche altra cosa.

Non è importante avere tutti i doni per servire il Signore: è importante collaborare con tutti i fratelli e nessun dono ti mancherà.

Metti al servizio del Signore e dei fratelli i talenti che il Signore ti ha dato, vedrai aumentarli e si perfezioneranno con l’uso.

Non credere di aver fatto grandi cose solo perché il Signore si è servito di te e gli hai reso un servizio: hai fatto solo il tuo dovere.

Qualunque servizio offri al Signore, impegnati profondamente. Dà il meglio di te: non essere indolente. Cerca di prepararti bene: stai servendo il Re dei Re.  Il tuo ministero potrà salvare tante anime e allora perché sei così distratto?

Se gli uomini mettono tanto impegno per cose banali, perché tu non dovresti impegnarti bene dando il meglio di te per Dio e per le Sue opere, perché sono eterne ?

Lotta contro la tua pigrizia, contro la tua noia, dà il meglio di te stesso per il Signore.

E’ fondamentale capire che dobbiamo impegnarci sul serio a servire il Signore, che Lui non fa nulla da solo!!

Vuole la nostra collaborazione.

Se è assurdo pensare che noi da soli ci salviamo, è altrettanto assurdo pensare che Dio ci salva senza la nostra cooperazione!!

Il Signore ci chiama a servirlo nei fratelli, a portare l’annuncio della salvezza ai fratelli, a non perdere tempo, a non vivere nella pigrizia, nella comodità, nella ricerca del proprio interesse.

Servite Lui! “Servite il Signore”,  fate la Sua volontà, cercate la Sua volontà attimo per attimo!  “Siate lieti nella speranza”!

Siate gioiosi, nella certezza che il Signore per ognuno di noi ha preparato l’eternità, nella certezza che per ognuno di noi ha preparato beni inestimabili e che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.

Non si può servire Dio e il denaro: sono incompatibili tra loro.

Chi serve Dio non servirà il denaro e chi serve il denaro non servirà Dio. O l’uno o l’altro!

Il Signore vuole che il nostro servizio, il nostro donarsi sia condito di gioia.

Molte pietanze senza sale non hanno nessun gusto.

Per essere saporite bisogna che ci sia sale… Così il dono per essere pieno deve essere fatto con gioia.

Quando aiuti borbottando, lamentandoti, o accusando gli altri che pensi che ti sfruttano, quando aiuti e sei nel frattempo pieno di ira… il tuo donarsi è “malato”.

La gioia è il condimento cha dà sapore ad ogni servizio. Come è triste vedere tanti che compiono atti di carità, servizi per il Signore con il volto triste, annoiati.

(Don Salvatore Tumino)

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza