1.6-I Pastori dei Gruppi della Tenerezza

Il significato di ogni autentica preghiera cristiana, sia questa di lode e ringraziamento, oppure di domanda e intercessione, è questo: il nostro essere e la nostra vita dipendono esclusivamente da Dio. Gesù ci insegna: “Chi di voi, per quanto si affanni può aggiungere un’ora sola alla sua vita?”(Lc 12, 25). Poiché "Dio è colui che dà, l’uomo è colui che riceve"(Ireneo), nella preghiera può accostarsi veramente a Dio solo chi è umile: “Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili”(1Pt, 5, 5). Quando Gesù proclama: “beati i poveri nello spirito perché di essi è il regno dei cieli”(Mt 5, 3) e quando benedice il Padre che ha nascosto i suoi misteri ai dotti ed ai sapienti e li ha rivelati ai piccoli (cf. Lc 10, 21), intende dire che Dio abita il cuore di chi è umile davanti a Dio.
Il significato di ogni autentica preghiera cristiana, sia questa di lode e ringraziamento, oppure di domanda e intercessione, è questo: il nostro essere e la nostra vita dipendono esclusivamente da Dio. Gesù ci insegna: “Chi di voi, per quanto si affanni può aggiungere un’ora sola alla sua vita?”(Lc 12, 25). Poiché “Dio è colui che dà, l’uomo è colui che riceve”(Ireneo), nella preghiera può accostarsi veramente a Dio solo chi è umile: “Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili”(1Pt, 5, 5). Quando Gesù proclama: “beati i poveri nello spirito perché di essi è il regno dei cieli”(Mt 5, 3) e quando benedice il Padre che ha nascosto i suoi misteri ai dotti ed ai sapienti e li ha rivelati ai piccoli (cf. Lc 10, 21), intende dire che Dio abita il cuore di chi è umile davanti a Dio.

 

I PASTORI DEI GRUPPI DELLA TENEREZZA

 I VALORI DI FONDO  che il Gruppo di Spiritualità della Tenerezza  deve impegnarsi a vivere sono:

  • Conversione

Il gruppo deve aiutare a rinnovare la vita e la relazione in famiglia e con tutti, per viverle alla luce del Vangelo. Occorre condividere la Parola e la propria vita. Si attui una seria proposta di vita cristiana , scegliendo come stile di vita la “Tenerezza”.

  • Comunione

E’ unità nella carità con tutte le persone e a tutti i livelli, è partecipazione alla comunione stessa col Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.  La si vive partecipando al gruppo non come spettatori, ma da protagonisti, coinvolgendosi completamente.

La si sperimenta nel gruppo per poi viverla ovunque, in famiglia e nella società.

  • Missione

La gioia di fare una esperienza di Chiesa porta l’entusiasmo di invitare altri a condividere lo stesso commino.

 

LA COPPIA ANIMATRICE ha un ruolo molto importante

   1 . Deve cercare di vivere il proprio matrimonio sotto  l’incessante guida dello Spirito Santo;

   2 . Deve avere senso ecclesiale, mantenere  i contatti con i Referenti Regionali della Spiritualità;

   3 . Deve aver partecipato (o proporsi di farlo) a tutti i  corso di evangelizzazione (formazione)  proposti a livello diocesano per la conoscenza degli

        elementi   essenziali della vita  cristiana.

   4 . Deve con scienza e con sapienza  guidare  le coppie al Signore;

   5 . Non ci si improvvisa pastori. Il Signore sceglie secondo i suoi piani, i suoi desideri, il bisogno e tutto ciò  deve essere  per noi oggetto di stupore;

   6 . Se Dio vi ha chiamati come coppia  vuol dire che vi ama e che si fida moltissimo di voi. Ma ad ogni chiamata corrisponde l’attesa di risposta da parte di

        Dio, possibilmente avvertiamo la nostra inadeguatezza ma c’è una forte responsabilità  in questa chiamata da parte nostra per non deluderLo .

   7 . La coppia animatrice deve pregare incessantemente per le necessità del gruppo,  deve vegliare su ogni coppia e  portarla davanti al Signore. Bisogna che

        la coppia animatrice creda nella preghiera e  nella sua potenza. Tutto diventa pesante e difficile quando non si sta in ginocchio davanti al Signore.

   8 . Non si guida un gruppo secondo la nostra scienza. Quando sembra che il ministero sia debole, che il gruppo sia disperso, chiediti: tu stai cercando il

        Signore? Il responsabile che non cerca più il Signore non ha più efficacia.

   9 . L’amore per Gesù si manifesta in quello che noi abbiamo per gli altri. Gesù non ricerca i frutti per sé ma per l’umanità intera, così noi  dobbiamo

        considerare fatte  a noi stessi  tutte le grazie che ricevono i fratelli  che Lui ci ha affidato.

   10 . Le modalità dell’agire del pastore sono espresse nella Prima lettera di Pietro, al capitolo 5: ‘pascete volentieri e non per vile interesse’. Ricordiamo

        che il gregge è di Gesù e non di altri. Il Signore conduce; noi siamo solo collaboratori. Ricordiamo sempre, per liberarci dalle ansietà, che, anche se ci

        sacrifichiamo ogni giorno, non siamo noi i responsabili ultimi, perché è il Signore che ha la responsabilità maggiore: a noi spetta solo pascere e vegliare

        dall’alto, senza lasciarci condizionare. ‘Non per forza’: significa che non si deve dare l’impressione di portare un fardello. Nessuno ci ha costretti ad

        accettare un compito pastorale. Il buonumore dei fratelli spesso dipende dal nostro. Nessuno ci costringe e non facciamo un piacere neppure a noi stessi.
La risposta che si dà, nell’accettare un incarico pastorale, la si dà a Dio. E poi è certo che gli agnelli portati in braccio pesano sulle gambe. Ma volentieri si

        vive il servizio, distribuendo gioia intorno a sé, malgrado le delusioni.

   11 . ‘Chi ti chiama ti abilita. Anche se non sei adatto, Gesù ti mette in condizione: la nostra  garanzia è che Gesù è con noi.  Se si serve secondo la volontà di

        Dio, il Signore guida e ci rende responsabili ma, perché questo avvenga, occorre stare ai suoi piedi e capire cosa vuole davvero per le persone affidate,

        senza manìe di protagonismo. Ricordiamo anche che la proprietà rimane sempre e solo di Dio. A noi è chiesto solo di dare disponibilità piena e sincera. Ma

        ciò comporta il percorrere la via stretta della croce, perché è più facile andarsene che rimanere. Chi non è pronto a soffrire, non è pronto a progredire. La

        guida del gregge deve essere esemplare perché il gregge procede più con gli esempi che con le parole, ed il cuore degli ascoltatori è penetrato dalla

        testimonianza di vita. I fratelli  hanno scelto il Signore; noi dobbiamo somigliare a Lui per essere ascoltati.

   12 . Il Signore conosce la nostra vita e davanti a Lui siamo sempre nudi, perché nulla di noi gli è nascosto. Gesù rispetta la nostra vita e le nostre decisioni.

         Adesso vuole donare nuova luce e nuova forza. Decidendo di amarlo e servirlo come vuole Lui, vedremo la luce, la gioia e la sua potenza. Lasciamogli

         ristabilire la sua potenza nei  nostri cuori.

   13 . Non c’è una regola che stabilisce quante ore occorre dare per essere responsabile. Dio per mezzo del suo Spirito  ci rende idonei a  conciliare lavoro,

         famiglia, educazione dei figli, ruolo di padre, madre, e animatori. Dare tutto significa impegnarsi a far bene tutte le cose, vivendo bene il tempo in cui si

         sta con la famiglia e con la chiesa. Questa è un’opera graduale dello Spirito e, vigilando, si trova il modo giusto. Trovare il giusto equilibrio è un  percorso

         graduale. Quando si vede che tutto resta in equilibrio è segno che si sta portando avanti bene il ministero e il gruppo diventa luogo di accoglienza e

         guarigione.

   Caltanissetta 09/11/2014                                                              Carmela e Michele

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza