1.9-Intimidazione: Cap. 2 Intimidazione

Intimidazione e istigazione sono due azioni rivolte al soggetto al fine di produrre una “non azione” o un’”azione”. Appartengono a due specie di categorie di azione dotata di senso, diverse tra di loro con il denominatore comune di “non lasciare tempo”. L’intimidazione paralizza ed impedisce il pensiero e le scelte, mettendo in campo una violazione brutale dei sentimenti della persona, per renderla incapace di reagire.
Intimidazione e istigazione sono due azioni rivolte al soggetto al fine di produrre una “non azione” o un’”azione”. Appartengono a due specie di categorie di azione dotata di senso, diverse tra di loro con il denominatore comune di “non lasciare tempo”. L’intimidazione paralizza ed impedisce il pensiero e le scelte, mettendo in campo una violazione brutale dei sentimenti della persona, per renderla incapace di reagire.

 

Riassunto del tema precedente

Cap. 2

PARALIZZATI DALL’INTIMIDAZIONE

I credenti intimiditi perdono la loro autorità per inadempienza, di conseguenza i talenti che Dio ha dato a loro rimangono inattivi. Cerchiamo di dare una definizione sul termine intimidazione:

  • Rendere timido;
  • Suscitare paura;
  • Impressionare, rendere sottomesso;
  • Scoraggiare, reprimere una determinata azione.

L’obiettivo dell’intimidazione è quello di impedirci di agire costringendoci alla sottomissione e di conseguenza alla inattività spirituale.

Una volta sottomessi, consapevolmente inconsapevolmente diveniamo servi di colui che ci intimidisce, perdendo la libertà nel compiere la volontà di Dio.

L’origine dell’intimidazione è la paura, la quale è radicata nel nostro avversario, il diavolo. Egli è all’origine di ogni paura e timidezza (Gen 3,1-10), ci attaccherà per mezzo di pensieri, fantasie, visioni oppure userà le circostanze e coloro che sono sotto la sua influenza per intimidirci, in ogni caso ha un obiettivo:

controllarci e limitarci.

Esempio biblico eclatante è il profeta Elia, il quale pur operando con potenza affrontò un re non timorato di Dio e lo sconfisse (1 Re 17,1), poi compì miracoli e prodigi nel nome del Signore: il miracolo della farina e dell’olio che non si esaurivano mai nonostante la carestia e la fame tutt’intorno, risuscitò il figlio della vedova che lo aveva ospitato (1 Re 17,1-24).

Dopo molto tempo affrontò il re che lo accusò delle difficoltà e delle sofferenze causate dalla siccità(1Re 18,17), Elia rimasto unico profeta del Signore sfidò gli 850 profeti di Baal con la prova del fuoco, il Signore manifestò la sua potenza, la nazione si convertì, la lunga siccità ebbe fine. Elia riusciva chiaramente a udire la voce di Dio, agire in base ad essa e vedere grandi miracoli.

Ma proprio lo stesso giorno la moglie di Acab, Gezabele seppe che cosa era successo ai suoi profeti e mandò un messaggio a Elia:

“Gli dei mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest’ora non avrò reso te come uno di quelli”(1 Re 19,2).

Era furiosa perché quelli erano i profeti che predicavano il suo messaggio.

La risposta di Elia fu quella di fuggire e desiderare di morire (1 Re 19,3-4).

Lo stesso giorno in cui aveva vinto una battaglia così grande, scappò per salvarsi la vita.

Fu talmente intimidito e scoraggiato da Gezabele che voleva morire.

Lo scopo dell’intimidazione di Gezabele era quello di impedire a Elia di compiere il piano di Dio, voleva rovesciare la sua influenza sulla nazione, voleva distruggerlo, toglierlo di mezzo, anche se non riuscì ad ucciderlo, lo intimidì a tal punto di fargli desiderare la morte, Elia stava collaborando inconsapevolmente al piano di Gezabele.

Elia era in preda allo spirito d’intimidazione che scatena confusione, scoraggiamento e frustrazione, facendo apparire l’opera di Dio opprimente, difficile o addirittura impossibile da realizzarsi per mezzo nostro.

Più grande è l’intimidazione, più grandi sono lo scoraggiamento e la disperazione, se non la si affronta subito, l’intimidazione ci farà fare cose che non faremmo se non fossimo sotto la sua influenza, è proprio questo l’obiettivo dell’intimidazione.

L’opera che Dio aveva iniziato per mezzo di Elia non poteva essere completata finchè Gezabele non fosse stata affrontata, se Elia non fosse fuggito il Signore lo avrebbe sostenuto come sempre, ma una volta intimidito, perse la sua autorità e i suoi doni divennero inattivi.

Dio allora riprende l’iniziativa e ordina a Elia di ungere Eliseo al suo posto e Ieu come re d’Israele (1 Re 19,15-17).

Dio aveva altri due uomini che non sarebbero fuggiti davanti a Gezabele e che avrebbero portato a termine l’incarico.

L’opera che Elia aveva iniziato fu sospesa quando egli fuggì intimidito da Gezabele. Applicando questo principio al nostro incarico o vita spirituale possiamo sintetizzare che se la cattiva influenza non viene affrontata  e fermata è solo questione di tempo che la malvagità penetri nella nostra vita e in quella di coloro che ci sono stati affidati, portando avanti inconsapevolmente la causa di chi ci intimidisce.

Successivamente Ieu uccise Gezabele (2 Re 30-37), quando lei tentò di controllarlo, Ieu rifiutò di lasciarsi intimidire e una volta che fu affrontata venne meno la sua influenza (2 Re 10). “Così Ieu estirpò Baal da Israele” (2 Re 10,28).

Dio porta avanti sempre i suoi progetti, con noi o senza di noi, rischiamo tante volte di imitare Elia quando ci lasciamo intimidire da certe situazioni e volendo scappare perdiamo l’autorità di servizio che Dio ci ha dato, frenando l’opera di Dio in noi e in coloro che ci sono stati affidati.

Stessa cosa riguarda la nostra genitorialità, tanti genitori sono intimiditi dai loro figli con atteggiamenti di disprezzo e mancanza di rispetto a tal punto di perdere l’autorità per poterli correggere.

Il dono o la potenza di Dio nei genitori per stabilire l’ordine in casa e tirare su i figli in tal caso diviene inattivo. Stesso discorso applicato al nostro ministero, non possiamo lasciarci intimidire dai nostri stessi fratelli che Dio ci ha affidato, i quali cercano di sviarci velatamente con proposte apparentemente sembrano giuste, ma è necessario sempre discernere ciò che è buono da ciò che è male.

Spunti per la Riflessione

  • Come Gezabele intimidì Elia, chi è in questo momento quella persona che ci sta intimidendo come singoli, come coppia e famiglia?
  • Dio sostituì Elia per portare a compimento i Suoi progetti, siamo consapevoli che Dio potrebbe sostituire anche noi in tutti gli ambiti a noi affidati, qualora divenissimo vittime dell’intimidazione?
  • Possiamo condividere un episodio della nostra vita e analizzare il nostro comportamento in tal senso.

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Primo libro dei Re
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(Testo CEI2008)

17
CICLO DI ELIA
La grande siccità

1 Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: «Per la vita del Signore, Dio d’Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io».
2A lui fu rivolta questa parola del Signore: 3«Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano.4Berrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare». 5Egli partì e fece secondo la parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. 6I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente.
7Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non era piovuto sulla terra. 8Fu rivolta a lui la parola del Signore: 9«Àlzati, va’ a Sarepta di Sidone; ecco, io là ho dato ordine a una vedova di sostenerti». 10Egli si alzò e andò a Sarepta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso, perché io possa bere». 11Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». 12Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». 13Elia le disse: «Non temere; va’ a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, 14poiché così dice il Signore, Dio d’Israele: «La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra»». 15Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. 16La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.

Risurrezione del figlio della vedova

17In seguito accadde che il figlio della padrona di casa si ammalò. La sua malattia si aggravò tanto che egli cessò di respirare. 18Allora lei disse a Elia: «Che cosa c’è tra me e te, o uomo di Dio? Sei venuto da me per rinnovare il ricordo della mia colpa e per far morire mio figlio?». 19Elia le disse: «Dammi tuo figlio». Glielo prese dal seno, lo portò nella stanza superiore, dove abitava, e lo stese sul letto. 20Quindi invocò il Signore: «Signore, mio Dio, vuoi fare del male anche a questa vedova che mi ospita, tanto da farle morire il figlio?». 21Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore: «Signore, mio Dio, la vita di questo bambino torni nel suo corpo». 22Il Signore ascoltò la voce di Elia; la vita del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere. 23Elia prese il bambino, lo portò giù nella casa dalla stanza superiore e lo consegnò alla madre. Elia disse: «Guarda! Tuo figlio vive».24La donna disse a Elia: «Ora so veramente che tu sei uomo di Dio e che la parola del Signore nella tua bocca è verità»

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Primo libro dei Re
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(Testo CEI2008)

18
L’incontro di Elia con Abdia e Acab

1 Dopo molti giorni la parola del Signore fu rivolta a Elia, nell’anno terzo: «Va’ a presentarti ad Acab e io manderò la pioggia sulla faccia della terra».2Elia andò a presentarsi ad Acab.
A Samaria c’era una grande carestia. 3Acab convocò Abdia, che era il maggiordomo. Abdia temeva molto il Signore; 4quando Gezabele uccideva i profeti del Signore, Abdia aveva preso cento profeti e ne aveva nascosti cinquanta alla volta in una caverna e aveva procurato loro pane e acqua. 5Acab disse ad Abdia: «Va’ nella regione verso tutte le sorgenti e tutti i torrenti; forse troveremo erba per tenere in vita cavalli e muli, e non dovremo uccidere una parte del bestiame». 6Si divisero la zona da percorrere; Acab andò per una strada da solo e Abdia per un’altra da solo.
7Mentre Abdia era in cammino, ecco farglisi incontro Elia. Quello lo riconobbe e cadde con la faccia a terra dicendo: «Sei proprio tu il mio signore Elia?».8Gli rispose: «Lo sono; va’ a dire al tuo signore: «C’è qui Elia»». 9Quello disse: «Che male ho fatto perché tu consegni il tuo servo in mano ad Acab per farmi morire? 10Per la vita del Signore, tuo Dio, non esiste nazione o regno in cui il mio signore non abbia mandato a cercarti. Se gli rispondevano: «Non c’è!», egli faceva giurare la nazione o il regno di non averti trovato. 11Ora tu dici: «Va’ a dire al tuo signore: C’è qui Elia!». 12Appena sarò partito da te, lo spirito del Signore ti porterà in un luogo a me ignoto. Se io vado a riferirlo ad Acab, egli, non trovandoti, mi ucciderà; ora il tuo servo teme il Signore fin dalla sua giovinezza. 13Non fu riferito forse al mio signore ciò che ho fatto quando Gezabele uccideva i profeti del Signore, come io nascosi cento profeti, cinquanta alla volta, in una caverna e procurai loro pane e acqua? 14E ora tu comandi: «Va’ a dire al tuo signore: C’è qui Elia»? Egli mi ucciderà». 15Elia rispose: «Per la vita del Signore degli eserciti, alla cui presenza io sto, oggi stesso io mi presenterò a lui».
16Abdia andò incontro ad Acab e gli riferì la cosa. Acab si diresse verso Elia. 17Appena lo vide, Acab disse a Elia: «Sei tu colui che manda in rovina Israele?». 18Egli rispose: «Non io mando in rovina Israele, ma piuttosto tu e la tua casa, perché avete abbandonato i comandi del Signore e tu hai seguito i Baal. 19Perciò fa’ radunare tutto Israele presso di me sul monte Carmelo, insieme con i quattrocentocinquanta profeti di Baal e con i quattrocento profeti di Asera, che mangiano alla tavola di Gezabele».

Il sacrificio del Carmelo

20Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti sul monte Carmelo. 21Elia si accostò a tutto il popolo e disse: «Fino a quando salterete da una parte all’altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!». Il popolo non gli rispose nulla. 22Elia disse ancora al popolo: «Io sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. 23Ci vengano dati due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l’altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. 24Invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore. Il dio che risponderà col fuoco è Dio!». Tutto il popolo rispose: «La proposta è buona!».
25Elia disse ai profeti di Baal: «Sceglietevi il giovenco e fate voi per primi, perché voi siete più numerosi. Invocate il nome del vostro dio, ma senza appiccare il fuoco». 26Quelli presero il giovenco che spettava loro, lo prepararono e invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: «Baal, rispondici!». Ma non vi fu voce, né chi rispondesse. Quelli continuavano a saltellare da una parte all’altra intorno all’altare che avevano eretto.27Venuto mezzogiorno, Elia cominciò a beffarsi di loro dicendo: «Gridate a gran voce, perché è un dio! È occupato, è in affari o è in viaggio; forse dorme, ma si sveglierà». 28Gridarono a gran voce e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue.29Passato il mezzogiorno, quelli ancora agirono da profeti fino al momento dell’offerta del sacrificio, ma non vi fu né voce né risposta né un segno d’attenzione.
30Elia disse a tutto il popolo: «Avvicinatevi a me!». Tutto il popolo si avvicinò a lui e riparò l’altare del Signore che era stato demolito. 31Elia prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe, al quale era stata rivolta questa parola del Signore: «Israele sarà il tuo nome». 32Con le pietre eresse un altare nel nome del Signore; scavò intorno all’altare un canaletto, della capacità di circa due sea di seme. 33Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna. 34Quindi disse: «Riempite quattro anfore d’acqua e versatele sull’olocausto e sulla legna!». Ed essi lo fecero. Egli disse: «Fatelo di nuovo!». Ed essi ripeterono il gesto. Disse ancora: «Fatelo per la terza volta!». Lo fecero per la terza volta. 35L’acqua scorreva intorno all’altare; anche il canaletto si riempì d’acqua. 36Al momento dell’offerta del sacrificio si avvicinò il profeta Elia e disse: «Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d’Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola. 37Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore!». 38Cadde il fuoco del Signore e consumò l’olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l’acqua del canaletto. 39A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: «Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!». 40Elia disse loro: «Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi neppure uno!». Li afferrarono. Elia li fece scendere al torrente Kison, ove li ammazzò.
41Elia disse ad Acab: «Va’ a mangiare e a bere, perché c’è già il rumore della pioggia torrenziale». 42Acab andò a mangiare e a bere. Elia salì sulla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la sua faccia tra le ginocchia. 43Quindi disse al suo servo: «Sali, presto, guarda in direzione del mare». Quegli salì, guardò e disse: «Non c’è nulla!». Elia disse: «Tornaci ancora per sette volte». 44La settima volta riferì: «Ecco, una nuvola, piccola come una mano d’uomo, sale dal mare». Elia gli disse: «Va’ a dire ad Acab: «Attacca i cavalli e scendi, perché non ti trattenga la pioggia!»». 45D’un tratto il cielo si oscurò per le nubi e per il vento, e vi fu una grande pioggia. Acab montò sul carro e se ne andò a Izreèl. 46La mano del Signore fu sopra Elia, che si cinse i fianchi e corse davanti ad Acab finché giunse a Izreèl.

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(Testo CEI2008)

19
L’incontro con Dio sull’Oreb

1 Acab riferì a Gezabele tutto quello che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti. 2Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: «Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest’ora non avrò reso la tua vita come la vita di uno di loro». 3Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. Giunse a Bersabea di Giuda. Lasciò là il suo servo. 4Egli s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». 5Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia!». 6Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. 7Tornò per la seconda volta l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». 8Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.
9Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Che cosa fai qui, Elia?». 10Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita». 11Gli disse: «Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. 13Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.
Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: «Che cosa fai qui, Elia?». 14Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita».
15Il Signore gli disse: «Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram. 16Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto. 17Se uno scamperà alla spada di Cazaèl, lo farà morire Ieu; se uno scamperà alla spada di Ieu, lo farà morire Eliseo. 18Io, poi, riserverò per me in Israele settemila persone, tutti i ginocchi che non si sono piegati a Baal e tutte le bocche che non l’hanno baciato».

La chiamata di Eliseo

19Partito di lì, Elia trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. 20Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elia disse: «Va’ e torna, perché sai che cosa ho fatto per te». 21Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio.

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza