2.1-Musici

1-davide
Davide

“DOVETE FORMARE UN SOLO CORO, PRENDENDO TUTTI LA NOTA DA DIO, CONCERTANDO NELLA PIU’ STRETTA ARMONIA PER INNEGGIARE A UNA SOLA VOCE AL PADRE PER MEZZO DI GESU’ CRISTO, EGLI VI ASCOLTERA’ E RICONOSCERA’ DALLE VOSTRE OPERE, CHE VOI SIETE IL CANTO DEL SUO FIGLIO”

 (S. IGNAZIO DI ANTIOCHIA)

Davide  figlio di Iesse, è stato il secondo re d’Israele durante la prima metà del X secolo a.C.: le sue vicende, risalenti all’epoca ebraica, sono raccontate nel primo e nel secondo libro di Samuele, nel Primo libro dei Re e nel Primo libro delle Cronache.
Valoroso guerriero, musicista e poeta, accreditato dalla tradizione di molti salmi, Davide viene descritto nella Bibbia come un personaggio dal carattere complesso, capace al contempo di grandi crudeltà e generosità, dotato di spregiudicatezza politica e umana ma al tempo stesso in grado di riconoscere i propri limiti ed errori.
La vita di Davide è di particolare importanza nelle tre religioni abramitiche, l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam. Nell’ebraismo, Davide è il re di Israele e da lui discenderà il Messia. Nel cristianesimo, da Davide discende Giuseppe, padre putativo di Gesù. Nell’islam, Davide è considerato un profeta.
Davide non è stato un grande osservante della legge mosaica, tuttavia a lui viene attribuito quasi tutto il salterio, dei 150 salmi soltanto 29 sono espressamente attribuiti ad altri personaggi. I Salmi con la loro divisione in cinque libri, a imitazione della torà, e con i numerosi elogi alla legge e le raccomandazioni in favore dello studio e della pratica della legge, possono essere considerati come una Torà in miniatura. Dunque se anche Davide non è un uomo esemplare quanto alla condotta, lo è quanto alla preghiera, egli è il prototipo stesso dell’orante. Sono soprattutto i titoli dei salmi che contestualizzano il carme in un particolare frangente dell’avventura davidica, facendone così quasi lo specchio della sua anima.
Tutta la vita di Davide nella gioia e nel dolore, nel peccato e nella pietà verso Dio, diviene liturgia.
La vita in Davide si fa canto nei salmi e il canto si fa vita in coloro che attingeranno alla sapienza del salterio. Adesso che già abbiamo brevemente ripercorso la storia del primo grande re d’Israele possiamo brevemente guardare ad alcuni titoli dei salmi che ci aiutano a mettere ulteriormente a fuoco le caratteristiche dell’esperienza di Dio in Davide. Fatta eccezione del salmo 18 che è un salmo di gioia, (ripetuto due volte nella Bibbia, presente anche in 2 Sam 22) tutti gli altri salmi con titolatura riferita a Davide alludono a momenti penosi della sua esistenza. Il salmo 63 ad esempio che canta la sete di Dio come la sete della cerva all’aurora porta la soprascritta: Salmo di David quando era nel deserto di Giuda. Ciò significa che la vera preghiera nasce dalla tribolazione e non dal successo, per quanto sia stato ottenuto per volontà di Dio. Davide è anche il fondatore del culto e della lode che Salomone introdurrà storicamente nel tempio perché egli nella sua vita cantò con tutto il suo corpo. I rabbini dicono che scrutando i salmi “tu trovi che David non ha tralasciato neppure una delle sue membra con cui lodare il Santo – benedetto sia“ Lo ha lodato con capo, occhi, bocca, orecchie, gola, lingua, labbra, reni, cuore, mani piedi, viscere, anima e respiro. Lo ha lodato infine con tutte le membra insieme come è detto: Tutte le mie ossa dicano: Chi è come te Signore? (Sal 35, 10).
Per questo gli ebrei osservanti ancora oggi, recitando i salmi muovono tutte le membra del loro corpo, perché tutto dell’uomo deve lodare Dio. Ogni uomo è pietra di quel tempio che il Signore ha benedetto in eterno e che vibra al suo passaggio. Quel tempio santo che noi cristiani vediamo già glorificato nel corpo del Risorto, il Messia, l’Emmanuele promesso, che è discendenza di Davide è insieme Dimora di Dio in mezzo agli uomini. Non è un caso che il libro dell’Apocalisse, ultimo libro della Scrittura, termini con la promessa dell’adozione offerta a Davide, ormai aperta ad ogni figlio di Dio: Io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio (Ap 21, 7)

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