3.6-La Madre di Sansone

L Annunciazione alla moglie di Manoach.
L Annunciazione alla moglie di Manoach.

LA MADRE DI SANSONE

Libro dei Giudici, capitoli 13,1-7;24

Dopo Sara la moglie di Abramo (Gen 16-18;21), Rebecca la moglie di Isacco(Gen 25), la terza donna sterile che incontriamo nella Bibbia, è senza nome. Viene definita come “la moglie di Manoach” o “la madre di Sansone”.  Nella Bibbia quando non viene indicato il nome di un determinato personaggio leggendo il testo nel senso spirituale possiamo dire che è rivolto a noi, quindi, ogni donna metta il proprio nome.

Questa donna era sterile, un giorno l’Angelo si fa avanti e le predice che nonostante la sua sterilità sarà madre, di un bambino speciale che avrà una precisa vocazione: sarà nazireo, cioè consacrato a Dio. La madre in attesa non dovrà mangiare cose impure e bere bevande inebrianti. Quando nascerà anche Sansone dovrà seguire questi precetti, ed inoltre, come segno visibile del suo essere nazireo, avrà i capelli lunghi e mai dovrà tagliarli. Dunque Sansone, già prima del concepimento ha un preciso compito. Non è proprietà della madre e del padre. Dio ha un disegno su di lui. Dovrà liberare il territorio di Israele dalla presenza dei Filistei. Finché Sansone segue gli obblighi del nazierato è fortissimo e abbatte da solo migliaia di nemici, quando invece non segue gli obblighi, perde la forza e viene sconfitto. Sansone è molto forte fisicamente, ma ingenuo e molto sensibile al fascino femminile. Infatti, alla bellissima Dalida, alleata del nemico,  rivela il segreto della sua forza, che perde in maniera miserevole. Quando torna ad essere fedele al suo compito, e si fa crescere nuovamente i capelli, diventa ancora fortissimo, sconfiggendo definitivamente i Filistei. L’insegnamento principale è che ogni bambino, a prescindere dal modo con cui viene concepito, è dono di Dio, figlio di se stesso, non è un appendice dei genitori. E’ unico e irripetibile i genitori sono solo dei custodi. I figli, hanno un preciso compito nella vita e sta a noi genitori fare in modo che lo scoprano e siano fedeli a questo in ogni momento della loro vita, e se anche, per tante ragioni, dovessero perdere l’orientamento e percorrere strade sbagliate, basta che ritornino sulla strada principale e trovare così le forze perdute.  A volte, inconsapevolmente, rischiamo divenire genitori possessivi, tanti genitori hanno fatto dei propri figli un idolo, anteponendoli a Dio stesso che li ha donati, infatti,  Gesù ci ammonisce :” Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me” (Mt 10.37). Il nostro Dio, è un Dio geloso, perché ci insegna a non confondere il dono dal Donatore.

A tal proposito è bene citare i nonni di Gesù i santi Anna e Gioacchino. Su di loro abbiamo poche notizie, che tra l’altro provengono dai vangeli apocrifi, quindi non li troveremo  nei 72 libri canonici. Il nome Anna in ebraico significa grazia benefica, portatrice di grazia. Di solito viene rappresentata con Maria bambina che legge un libro. S. Anna è patrona di tante categorie di lavoratori: orefici, bottai, fabbricanti di scope, tessitori, minatori, falegnami, carpentieri, ebanisti, tornitori, tessitori, sarti, fabbricanti e commercianti di tele e biancheria. E’ patrona delle madri di famiglia, delle vedove, delle partorienti, ma soprattutto è invocata nei parti difficili e contro la sterilità. A lei, infatti, sono intitolate numerosissime cliniche e reparti di ginecologia e ostetricia. Insomma è la nostra avvocatache opera gratuitamente! Cosa da non trascurare affatto. Il Protovangelo di San Giacomo narra che Gioacchino ed Anna, ricchi e molto pii, erano anziani e senza figli. Lui, fedele e innamorato, non volle mai trovarsi un’altra donna per avere dei figli. Ma questa condizione, per la società e cultura del periodo, era penalizzante soprattutto per lui: un giorno mentre stava portando le sue abbondanti offerte al Tempio, il gran sacerdote lo fermò dicendogli che non aveva diritto di farlo per primo perché non aveva generato prole!  Gioacchino scappa nel deserto e lì prega e supplica Dio con lacrime e digiuni. Anna che soffriva sia per la sterilità che per la fuga del marito, si mette in preghiera e implora Dio di farle avere un figlio. Durante la preghiera le appare un angelo che le annuncia che il Signore l’aveva ascoltata e che presto avrebbe concepito un figlio. Della sua prole, inoltre, ne avrebbe parlato tutto il mondo. Così avvenne, nacque una bimba che venne chiamata Maria, che significa, prediletta del Signore. Quando Maria compì tre anni venne portata al Tempio per essere educata secondola Legge e consacrata al servizio del Tempio, secondo la promessa fatta da entrambi i genitori.

“Diventare genitori è un dono e una missione che deriva dalla Trinità…i figli infatti sono miracolo di Tenerezza Divina e proclamano al mondo la benedizione di Dio”(Mons Carlo Rocchetta)

Infatti i figli sono un miracolo di Amore Trinitario, sono un dono che Dio fa alla coppia, ma prima di essere frutto dell’amore di un uomo e di una donna sono figli di Dio; li riceviamo da Dio-Trinità che li affida ai  genitori per proteggerli, aiutarli a crescere, contribuire a far discernimento per realizzare il progetto e la vocazione per cui sono stati chiamati. La vita che nascerà siccome viene da Dio è sacra e inviolabile.

I genitori quindi cooperano con Dio in ordine al dono della vita ad una nuova persona, sono collaboratori e interpreti del suo amore non dimenticando mai di essere anzitutto “figli di Dio”. Se gli uomini avessero la piena consapevolezza  di ciò non esisterebbe l’aborto, l’infanticidio e ogni forma di violenza nei confronti dei bambini. Ogni bimbo che nasce è la parola di Dio incarnata e icona vivente della Sua eterna Tenerezza. Il poeta indiano Tagore afferma che“ogni bambino che nasce dice al mondo che Dio non è stanco degli uomini.”

Se questo è vero per ogni nascita, lo è in assoluto per la nascita di Gesù incarnato dalla Vergine Maria, evento gioioso per tutta l’umanità, ed per questo che negli occhi di ogni bimbo vi si legge l’amore di Dio, per cui esiste un legame profondo tra una nuova vita umana e la nascita di Gesù.

Tra la genitorialità di Maria e di Giuseppe e quella di ogni coppia vi è una correlazione storica-salvifica, infattila Santa Famigliadi Nazareth è la custodia santa di ogni famiglia.

Con il battesimo il bambino appena nato rinasce in Cristo e nella Chiesa divenendo “figli di Dio”  in virtù di Gesù nato da Maria e Redentore dell’uomo e del mondo.

Quindi i genitori oltre a preoccuparsi della crescita sul piano naturale devono far sì che i figli crescano anche spiritualmente.(Mons Carlo Rocchetta)

Solo così si manifesta la vera ministerialità dei genitori, la vera tenerezza amante. Fare i genitori allora, è un“ministero” che si dovrà svolgere nello “Spirito di Cristo”.

Genitori non si nasce, si diventa, è necessario divenire generatori di vita soprannaturale, attraverso la  preghiera con i figli, la lettura della Parola di Dio, avviandoli su un percorso cristiano soprattutto con l’esempio dei genitori stessi, con una vita improntata alla fede, come è avvenuto all’inizio nella Santa Famiglia. In questo modo la famiglia diventa come una piccola Chiesa domestica: “intima comunità di vita e di amore (Gaudium et Spes n° 47)”. Vera comunità di grazia e salvezza, dove si loda Dio, lo si cerca, lo si ascolta e lo si testimonia con vita nella quotidianità.

San Giovanni Crisostomo diceva: “Fate della vostra casa una chiesa,”  invito ripreso dal Concilio che si esprime così: “I genitori devono essere per i loro figli, con la parola e con l’esempio, i primi annunciatori della fede”.

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE

 

  • Dalla madre di Sansone e S. Anna che insegnamento possiamo trarre noi che stiamo chiedendo la grazia di figlio?
  • L’Angelo predice la nascita di un bimbo, ma Dio lo vuole per se, per i progetti di salvezza. Quale stato d’animo, quale sentimenti albergavano nel cuore di queste madri ? Le donne acconsentono al piano di Dio, noi al loro posto che cosa faremmo ?

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza