4.2-Capitolo V Parte Prima

Come quindi non dare ragione a Platone, quando affermava che la bellezza sensibile può essere una via d'accesso per elevarsi verso la bellezza spirituale ...
Come quindi non dare ragione a Platone, quando affermava che la bellezza sensibile può essere una via d’accesso per elevarsi verso la bellezza spirituale …

VIAGGIO NELLA TENEREZZA NUZIALE
(Capitolo V    l parte)


La tenerezza come estetica spirituale della bellezza
«[…]La tenerezza trasforma il deserto in un prato fiorito. Dove trionfa la tenerezza avviene sempre un miracolo».


La tenerezza si offre come amorevolezza, cioè come affettuosità, premura, attenzione nei confronti degli altri e del coniuge; è riflesso e compimento della bellezza del sacramento coniugale.
Il percorso che conduce alla tenerezza è la via della bellezza: ciò significa che soltanto chi sa stupirsi per le meraviglie che ci circondano, per lo splendore dell’universo, per le persone che ci stanno accanto, per il dono del coniuge è capace di tenerezza.
Quando parliamo di via della  bellezza come via che conduce alla tenerezza non ci riferiamo alla bellezza esteriore, alla fisicità dell’altro che sfiorisce nel tempo, ma dobbiamo intenderla come apprezzamento del coniuge, dell’altro e del suo valore. La bellezza, così intesa, svincolata dalla fisicità fa crescere e maturare la tenerezza  in qualità e intensità, pure quando il trascorrere degli anni diminuisce la bellezza esteriore, in quanto la tenerezza va al di la dei volti. Soltanto quando entrambi i coniugi intendono la bellezza come apprezzamento reciproco senza ma e senza riserve si crea nella coppia un sentimento totalizzante, cioè la tenerezza, talmente grande per cui l’unico modo di manifestarlo è il silenzio pieno di dilezione amante, cioè di amore verso l’altro.
Arrivati a questo punto la tenerezza coniugale autototrascende , cioè và oltre se stessi e tende verso la tenerezza assoluta, cioè Dio; la tenerezza diventa stupore di essere e di amare. La tenerezza si manifesta nel modo di guardare l’altro con benevolenza (volervi bene), vedendo sempre nell’altro un dono della benevolenza di Dio; è uscire da sé per farsi dono ; è accoglienza e condivisione in una dimensione che conduce al desiderio di incontrare sempre l’altro. La tenerezza conduce ad amare l’altro; è un amore pieno di gioia e di incanto per la ricchezza spirituale di cui ogni uomo è portatore.
La tenerezza non è possedere l’altro, ma è amore, affetto, dolcezza, rispetto, ospitalità, silenzio colmo di ammirazione verso l’altro. La tenerezza si oppone ad ogni durezza di cuore, ad ogni rigidità e richiede di essere aperti, flessibili, disponibili ad accogliere il coniuge e gli altri. La tenerezza richiede di uscire dal proprio guscio per orientarsi verso il prossimo, verso il coniuge senza fini strumentali e senza calcoli secondo i bisogni dell’altro e ponendosi a sua disposizione.
La tenerezza è un dono di grazia che viene dall’alto e pervade i coniugi consentendo agli stessi di rendersi amabili, capaci di ascolto e di tolleranza. La peculiarità della tenerezza è la carica di sensibilità, intesa quale senso di partecipazione e di condivisione. Senza questa sensibilità l’amore coniugale corre il rischio di ridursi a routine quotidiana senz’anima. La tenerezza è un dono di cui i coniugi dovranno rendere conto a Dio  se lo hanno fatto fruttificare oppure lo hanno nascosto sotto terra.
In una società come la nostra, dominata dalla scissione tra ragione-cuore, in cui tutto è concepito come realtà da sottomettere e sfruttare, in cui la sensibilità e i sentimenti sono esiliati dalla scuola, dai luoghi del sapere, la coppia è chiamata a porsi come alternativa, ma ciò presuppone che siano capaci di tenerezza. I coniugi rischiano di essere vittime di un sistema che ha elevato a principio il dualismo cuore-ragione, un sistema nel quale soltanto la scienza è intesa quale possesso del mondo e i sentimenti non sono intesi come fonte di conoscenza. La scissione cuore-ragione fa sì che l’uomo si trovi al di sopra delle cose che equivale a possederle, a dominarle,anziché sentirsi con le cose che significa convivere con le stesse, condividerle e farne comunione con gli altri.
L’educazione alla tenerezza rifiuta ogni atteggiamento di superiorità e di supremazia che l’uomo esercita sopra gli altri e sopra le cose e rinvia, invece, ad una dimensione opposta nella quale l’uomo convive e fa comunione con il coniuge e con gli altri  e condivide le cose al fine di comunicare con gli altri.  L’educazione alla tenerezza presuppone che si crei un clima di simpatia, cioè sentire con le realtà, e di empatia, cioè sentire le realtà amandole.
Riflessioni personali e/o di coppia
1)  Sappiamo stupirci delle meraviglie che ci circondano? Delle persone, del coniuge che Dio ci ha messo accanto oppure diamo tutto per scontato?
__________________________________________________________________________
2)  Vediamo nel coniuge un dono della benevolenza di Dio? _______________
__________________________________________________________________________
3) Siamo in grado di superare le nostre rigidità mentali e renderci disponibili ad accogliere l’altro?_________________________________________________________
___________________________________________________________________________
4) Nei rapporti con gli altri/ con il coniuge e con le cose ci poniamo in un rapporto di superiorità-possesso oppure instauriamo un rapporto di comunione e di condivisione?________________________________________________________________
___________________________________________________________________

Viaggio nella tenerezza nuziale
(Capitolo V  ll parte)
La tenerezza come estetica spirituale dell’amore
Il punto di partenza dell’amore di coppia è imparare a consentire, a condividere, a comunicare per realizzare una comunione di vita.
Il primo passo per  acquisire la tenerezza è il sentire, cioè percepire, conoscere sé e l’altro con i relativi bisogni; conoscere il proprio passato e presente; conoscere il proprio posto nel mondo e il proprio essere con gli altri. Uno degli elementi costitutivi del matrimonio è questo sentire  che ne consente la piena realizzazione. Così come il sentire, cioè il conoscere l’altro,  deriva dal rapporto amoroso con lo stesso, al medesimo livello la tenerezza è il risultato di una comunione di amore, di simpatia e di empatia. La tenerezza è consentire, compartecipare rendendosi disponibili alla compassione e alla comunione. La cultura della tenerezza è la cultura della convivialità, cioè della condivisione come contrapposta alla concezione individualistica. Il percorso educativo per realizzare la maturazione nella tenerezza prevede quattro passaggi: sentire di esserci, sentire di amare, sentire di essere amati e riconoscenza adorante.
Sentire (sapere) di esserci. Il primo passo del percorso educativo verso la tenerezza è il superamento dell’unilateralismo e il far proprio il concetto di tenerezza come stupore di esserci che comprende il sentire  amare e il sentire di essere amati. In questa fase riveste un ruolo centrale la ragione che congiunta al sentire da un lato fa emergere la sensibilità, cioè il senso di umanità, e dall’altro orienta i cuori all’esperienza  della trascendenza cioè ad autosuperarci. Quando una persona sente di amare e di essere amata esce dal proprio io,riconosce che esistono gli altri, che non si è dato l’esistenza da solo, ma che ciascuno di noi riceve sé stesso in dono. Soltanto quando ciascuno comprende che è dono può diventare dono per gli altri. Giunti a questa fase, la tenerezza si configura come risposta colma di gratitudine all’Amore di Dio che ci regala noi stessi. Tenerezza è dire grazie con la vita; è umile riconoscimento dei propri limiti; è riconoscimento di essere amati e proclamazione di Dio.
Sentire di amare. E’ il sentimento dell’amore che permette di realizzare se stessi e di costruire un’autentica  vita di coppia. L’educazione ad amare si compone di cinque atti: uscire da sé, quindi diventare disponibili nei confronti dell’altro; comprendere il prossimo abbracciando le loro peculiarità; prendere su di sé il vissuto dell’altro e degli altri; dare con generosità; rendersi fedele. La tenerezza cristiana coincide con questo modo di amare e contrappone ad una cultura senza cuore una cultura di cuore nella consapevolezza che soltanto per mezzo di questa cultura il mondo diventa umano e vivibile.
Sentire di essere amati. Affinchè una persona possa amare deve sentirsi amata. Solo quando si è amati, si è capaci di amare e di dare un senso alla propria vita. Sentirsi amati significa superare il senso di incompiutezza e vivere l’esistenza come beatitudine. Amare qualcuno significa dirgli:«Tu non morirai». Quando un uomo e una donna si amano nella verità di una scelta che corrisponde al progetto di Dio, Lui è presente in loro e il loro amore è santo e ricolmo di tenerezza. La vita di un uomo rimane priva di senso se non incontra e non sperimenta l’amore. Pure qualora un uomo non ricevesse il dono di essere umanamente amato o qualora sperimentasse il tradimento, il vangelo della tenerezza annuncia che Dio  è Padre, Madre, Sposo e amante fedele e che la sua tenerezza si estende a tutti. Dal sentirci amati deriva la vocazione ad amare.
Riconoscenza adorante. La consapevolezza di amare e di essere amati si trasforma in riconoscimento, gratitudine e lode a Dio. Poiché l’uomo sa che la sua tenerezza è il riflesso imperfetto della tenerezza perfetta di Dio gli è grato. Questa gratitudine diventa contemplazione e ringraziamento di lode. Le tappe descritte non sono né tappe a sé stanti, né successive, ma si tratta di un percorso unitario, circolare e indivisibile.
Amore e tenerezza sono la stessa cosa?Dal punto di vista antropologico ciò che accomuna innamoramento-amore-tenerezza è la fonte, l’eros, cioè il desiderio di amare e di essere amati che comporta il coinvolgimento personale. La tenerezza si distingue dall’innamoramento e dall’amore in quanto come stupore coscientizzato apporta ai primi due una dimensione spirituale. Inoltre la tenerezza in quanto amicalità e amorevolezza conduce all’altruismo superando le forme di ripiegamento interiore che sono insite nelle forme di amore-innamoramento immature. Infine la tenerezza quale progetto di vita , di amare e di essere amati và oltre l’innamoramento-amore e riguarda la vita nella sua totalità.
Dal punto di vista teologico, l’Amore rimanda all’amore trinitario, al Dio-amore e al dono che egli  fa di sé ai battezzati; l’Amore non proviene dall’uomo, ma dal Dio-Trinità come dono offerto gratuitamente a noi in forza dello Spirito Santo. Nella tenerezza, è l’uomo che tende a Dio-amore; essa è desiderio e spinta verso l’alto. Mentre l’amore è dono, la tenerezza implica la tensione a farsi dono. La caratteristica tipica della tenerezza è il suo contenuto affettivo e il fatto che è destinata a plasmarsi, cioè a divenire, amicalità, quindi il diventare  “amici a vita” da parte degli sposi può realizzarsi soltanto in un contesto di autentica tenerezza.
Riflessioni personali e/o di coppia
1) Nella nostra vita e nel rapporto di coppia siamo in grado di sentire, cioè di conoscere i bisogni dell’altro?_______________________________________________________________________________________
2) Il rapporto di coppia si fonda sulla condivisione, sulla compartecipazione e sulla comunicazione al fine di realizzare una comunione di vita? ________________________________________________________________________________________________
3) La nostra tenerezza coincide con la tenerezza cristiana che si fonda nell’uscire dà se per comprendere, prendere il vissuto dell’altro,dare all’altro rendendosi fedeli?_______________________________________________________

    Viaggio nella tenerezza nuziale
(Capitolo V  lll parte)
La tenerezza come estetica spirituale dell’amore
“Nessun incanto è paragonabile alla tenerezza; essa trasforma il deserto in un campo fiorito. Dove trionfa la tenerezza avviene sempre un miracolo”
Mentre il sentimento che si contrappone all’amore è l’odio, ciò che si contrappone alla tenerezza è la violenza. La tenerezza è rifiuto di ogni violenza, sia di quella data che di quella subita. Si contrappone alla violenza data, perché la tenerezza è amorevolezza, rispetto e simpatia verso l’altro, pure quando non se ne condividono le opinioni e i comportamenti. La tenerezza è contrapposta alla violenza subita in quanto non accetta che una persona sia strumentalizzata o ridotta ad oggetto da dominare. Chi fa della tenerezza la propria regola di vita riconosce a sé e agli altri la propria identità personale, quindi è contrapposta ad ogni forma di possesso.
La logica della tenerezza non è possedere, ma carezzare; è umile amore contrapposto alla forza brutale. La tenerezza non è debolezza, in quanto si può essere guerrieri al fine di contrastare ogni falsificazione della verità e al fine di affermare i diritti di verità senza perdere la tenerezza.
Chi sceglie la tenerezza come stile di vita rifiuta ogni forma di violenza di coppia, di pedagogia educativa, di organizzazione della società. Essere non violenti non significa sorridere o usare un tono dolce di voce o essere disposti ad accettare offese. Si può essere violenti anche quando si subiscono offese senza reagire o si sorride all’altro, in quanto sono violenza le proprie rigidità mentali, comportamentali, l’incapacità di comprendere i bisogni di coloro che ci stanno accanto, l’indisponibilità a chiarire le situazioni, il rifiuto di perdonare.
Vivere la tenerezza significa educarsi a riconoscere la violenza che è nascosta in noi, educarsi a gestirla e a canalizzarla in modo non violento. I coniugi, consapevoli di questa natura, devono imparare a distinguere tra sentire ( conoscere sé, l’altro e i relativi bisogni) e l’acconsentire, creando un clima di lealtà con sé stessi e di dialogo con gli altri, offrendosi agli altri. L’educazione alla tenerezza deve tener conto dei conflitti e dei limiti umani e far emergere le nostre migliori energie.
La tenerezza dà un cuore all’amore coniugale. Gli sposi grazie all’Amore di Dio effuso in loro per il dono dello Spirito Santo sono chiamati ad essere capaci di tenerezza. La tenerezza non fa diventare meno uomini o meno donne, ma ci fa diventare più uomini e più donne, in quanto fa emergere il genuino maschile e femminile. Essa trasforma il volto dell’altro nel volto di un amico, porta a prendersi cura dell’altro e a mettersi a servizio dello stesso.
La tenerezza non è né timidezza, né introversione, né paura; a livello educativo rifiuta ogni abuso di autorità, mentre presuppone la fermezza educativa e l’autorevolezza. Un’educazione è autorevole quando i genitori sono testimoni credibili e coerenti di ciò che trasmettono ai figli. Chi sceglie la tenerezza adotta un’educazione diretta a formare persone adulte e responsabili in grado di distinguere il bene dal male. La tenerezza comporta uno stile educativo che congiunge all’autorità, cioè all’imposizione di regole, e all’autorevolezza,  la disponibilità effettiva verso l’altro. In molte famiglie l’educazione non ricomprende questi elementi, in quanto o l’educazione si fonda sul permissivismo, cioè sul lasciar fare, o sull’autoritarismo, cioè  su di un abuso della fermezza educativa . L’educazione richiede di saper dosare affettività, il rispetto delle regole e il saper comprendere. San Giovanni Bosco poneva a fondamento dell’educazione dei giovani “la dolce fortezza”, vista quale strada per una formazione cristiana. Alle volte si pensa che un’educazione fondata soltanto  sull’autorità, sulla durezza, priva di emozioni sia necessaria per ottenere il rispetto dei soggetti sottoposti. Tale impostazione potrebbe essere condivisa se si vuole educare dei servi, in quanto in tal caso occorre instaurare un rapporto di dominio, ma quando si vuole educare alla libertà occorre saggiamente combinare autorità e disponibilità affettiva.

Riflessioni personali e/o di coppia
1) La tenerezza è rifiuto di ogni forma di violenza. Nella vita, nel rapporto di coppia come ci comportiamo? Siamo in grado di dominare la carica di violenza presente nella natura di ciascuno di noi?________________________________________________________________________
______________________________________________________________________________
2) Come genitori riusciamo a congiungere fermezza e tenerezza? Siamo in grado di ascoltare i nostri figli e chi ci sta accanto? _____________________________________________________
_______________________________________________________________________________
3) Come coniugi ci aiutiamo e ci sosteniamo a vicenda nell’educazione dei figli? Cosa privilegiamo nella loro educazione?_________________________________________________
_______________________________________________________________________________
4) Ci aiutiamo e sosteniamo a vicenda con atteggiamenti condivisi, nel difficile compito dell’educazione dei figli alla fede, primario impegno dei genitori cristiani ?___________________

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza