4.5-Capitolo VI

tenerezza: madre baciare il suo neonato di 8 settimane, la dolcezza e la tenerezza
tenerezza: madre baciare il suo neonato di 8 settimane, la dolcezza e la tenerezza

VIAGGIO NELLA TENEREZZA NUZIALE
(CAP. VI )

La Tenerezza e il suo linguaggio
“Tu non hai voluto né sacrificio né offerta ma un corpo mi hai preparato….Ecco io vengo o Dio per fare la tua volontà”(Eb 10,5-7)

“I gesti di tenerezza hanno un potere: si moltiplicano”

La tenerezza è un sentimento che si esprime e si comunica attraverso il corpo; la corporeità infatti è il marmo nel quale la tenerezza si scolpisce e il luogo della sua attuazione. L’arte della tenerezza si può imparare solo se ci si educa a unificare il nostro essere e il corpo (corpore et anima unus) e se si apprende la corporeità come campo espressivo dell’io-spirituale. Corporeità, tenerezza e spiritualità non rappresentano, dunque, realtà estranee ma livelli inclusivi dell’unitotalità della persona, in permanente osmosi fra loro. L’io-spirituale, in altre parole, si trova costantemente di fronte ad un’alternativa decisiva: o fare del corpo uno spazio di tenerezza oppure ridurlo ad un luogo di chiusura e perfino di autodistruzione; chi sceglie la tenerezza, accetta di assumere la corporeità come segno e veicolo di dono, accoglienza, condivisione.

In questa direzione va la scelta di Gesù, egli vive il suo essere nel corpo come un dono mediante cui manifesta e attua il suo «sì» al Padre, offrendo se stesso per la santificazione di tutti:

Il suo «corpo dato» e il suo «sangue versato» rappresentano il «sacramento» di un’oblazione totale, espressione libera e gratuita di tenerezza amante, fino alla morte e alla morte di croce (Fil 2,6-8).

La peculiarità del linguaggio corporeo della tenerezza è di condurre all’incontro, non al possesso; il termine “incontro” evoca, infatti, un movimento verso l’altro per riceverlo, dargli il benvenuto e, se necessario, venirgli in soccorso. Sotto questa luce la tenerezza si manifesta come volontà di farsi vicino al prossimo e di promuoverlo per affermarne l’esistenza e orientarne la crescita.

Segni immediati dell’«incontro con…… (l’altro)» sono lo sguardo e il volto. Vi può essere uno sguardo indifferente che riduce la persona ad una «cosa» o addirittura la nega, rifiutando di riconoscerne la dignità o non accettando di collocarsi in un atteggiamento di dialogo, da pari a pari. E vi può essere uno sguardo di dilezione che manifesta un clima di amorevolezza e di attenzione, indirizzato a desiderare il bene dell’altro e a rispettarlo nella sua singolarità unica; è solo in questo secondo caso che lo sguardo si manifesta come uno sguardo umano e il volto è percepito nella reale valenza di un tu, altro da me, che esige di essere rispettato nella sua individualità, e non considerato un numero tra i tanti.

Il Linguaggio corporeo della Tenerezza

Il gesto corporeo indirizza le intenzioni dell’io-spirituale, assumendo forme espressive diverse in relazione ai contenuti peculiari che intende rappresentare; lo scopo del gesto è, quindi, di farsi mezzo di comunicazione. Tra le molteplici forme del linguaggio corporeo della tenerezza vi sono: la carezza, l’abbraccio, il contatto fisico, il bacio, la voce e l’intimità sessuale tipica della vita coniugale.

Carezza e Abbraccio

La carezza e l’abbraccio sono espressioni forti dello scambio e dell’incontro affettivo.

L’ Accarezzare è un gesto di amore: quando si offre una carezza si conta sulla disponibilità dell’altro e l’altro avverte il gesto come un’espressione di affetto o di cordialità; diversamente dall’Afferrare che rappresenta un atto di potere in cui le persone vengono ridotte a strumenti o mezzi.

Nel gesto della carezza, l’altro appare come caro, prezioso, come se colui che offre la carezza dicesse a chi la riceve: «Tu vali. Ti voglio bene. Tu meriti stima» fino a poter garantire, come nel caso dei fidanzati e specialmente dei coniugi: «Tu sei importante e non voglio più stare senza di te». La «carezza» che sgorga dalla tenerezza non va comunque confusa con la debolezza o la sdolcinatezza; al contrario, rappresenta il segno della serietà di un amore amante e di un impegno che suppone il coinvolgimento delle persone o addirittura il «tutto» e il «per sempre» come nel matrimonio.

Nell’Abbraccio si manifesta la scelta di due persone di voler essere unite: un incontro fatto di accoglienza e di dono di sé all’altro, di condivisione di affetto/amicizia/amore. L’abbraccio può esprimere rassicurazione, protezione, sostegno e trasmettere fiducia di fronte a situazioni di dolore o di paura.

Contatto fisico

Rappresenta la forma primordiale dello scambio affettivo. Il bambino fin dalla nascita ha bisogno per vivere non solo del cibo ma anche delle carezze della madre e del contatto col suo corpo; il suo sguardo, il sorriso o il pianto sono indici di una corporeità che cerca una corrispondenza affettiva.

L’instaurarsi di un rapporto affettivo è utile per garantire una sana crescita neuro-psichica del bambino, da qui la necessità di creare un clima ricco di gesti teneri, forti e maturi. Non è sufficiente che i genitori parlino di tenerezza, occorre che la vivano e la trasmettano ai figli. Dal piccolo che afferra la mano dell’adulto di fronte ad un pericolo, al conoscente che ci esprime il saluto con una calorosa stretta di mano, agli innamorati che si tengono stretti per mano, il contatto fisico esprime sempre il bisogno di “essere con” (di non essere soli) e di “essere per”, diventando dono-accoglienza l’uno all’altro.

La voce

Con il sorriso, la voce rappresenta la forma di comunicazione più diretta, il cui significato vitale è di far sentire l’altro personalmente amato e ricevere da lui una corrispondente rassicurazione. Il tono di voce rappresenta un segnale attraverso cui forniamo la chiave di lettura dei sentimenti e/o di quanto intendiamo esprimere; esso può assumere modulazioni rasserenanti, carezzevoli, oppure il contrario, comunicando ansia e preoccupazione.

La voce e il suo tono sono determinanti sul piano della comunicazione familiare, un uso sbagliato della voce può infatti essere diseducativo nei confronti dei figli e costituire motivo di incomprensione tra i coniugi.

Il bacio

Il bacio è la forma del linguaggio corporeo più coinvolgente e impegnativa, con un contenuto simbolico diverso in rapporto al diverso livello di impegno affettivo delle persone, del modo o della specifica valenza che gli è attribuita:

* tra due innamorati o tra coniugi, esso si realizza come una trasfusione di anima, di desiderio amante, da cuore a cuore, da spirito a spirito;

* il bacio della madre o del padre verso il figlio significa protezione, stima, rassicurazione;

* tra persone amiche costituisce il simbolo di un saluto o di un’amicizia;

* può perfino diventare il bacio del tradimento, come nel caso di Giuda.

L’intimità sessuale

nel rapporto intimo degli sposi il corpo diventa elemento di dono-accoglienza-condivisione ; tale incontro coniugale non può mai essere separato dalla tenerezza che lega i due e li ha resi un noi nel sacramento del matrimonio. La concezione biblico-cristiana considera la sessualità come promessa di comunione e capacità di divenire uno nell’amore, come un’energia che spinge allo scambio e alla gratuità. Una simile visione si oppone alla concezione egocentrica della sessualità dominante nella nostra cultura che punta tutto sul principio del piacere individuale, dissociando il gesto sessuale dall’amore.

La tenerezza è il «sentimento affettivo» che conferisce un significato spirituale alla sessualità, permettendo di superare l’egocentrismo infantile e facendo vivere l’incontro coniugale come scambio pienamente personale, paritario e reciproco.

La tenerezza garantisce quello che la sessualità da sola non è in grado di offrire: il senso della gratuità, la gioia dell’incontro, la liberalità generosa e creativa, consentendo, nel contempo, al gesto sessuale di rimanere allo stato aurorale con la freschezza di un accadimento colmo di novità. Solo per questa via la sessualità non si riduce ad un soddisfacimento delle tendenze istintive; la tenerezza è, infatti, impegno per vincere l’egoismo nascosto nel cuore umano, orientare la sensibilità in un contesto di relazionalità affettiva, fatta di altruismo, di premura e di attenzione alle esigenze del partner:

“essa è desiderare il desiderio dell’altro/a”

Si comprende dunque come l’educazione alla tenerezza rappresenti la premessa inevitabile per una buona educazione al significato autentico della sessualità; la sessualità appartiene all’essere relazionale della persona e alla sua vocazione originaria, indirizzata all’incontro con Dio.

La sessualità e la tenerezza, nel loro realizzarsi, possiedono infatti il desiderio di un incontro duraturo con il Signore della Vita, l’Infinita tenerezza: entrambe si collocano sotto il segno della sua benedizione ed è per questo che esigono un’esperienza contemplativa del mistero di Dio. Solo in Lui attingono al loro più profondo significato; il sacramento nuziale quindi si costituisce come la grazia di una nuova tenerezza, dono che consente agli sposi il pieno compimento del loro amore-amante.

Riflessioni personali e/o di coppia

1. Tenerezza e sessualità.

La sessualità non si riduce all’uso della genitalità; essa rappresenta una dimensione costitutiva che coinvolge tutti i momenti della vita di coppia e suppone un contesto affettivo di tenerezza amante.

 1. Prevale in noi un simile contesto di tenerezza?
2. Come esprimiamo il linguaggio della tenerezza? Diamo il dovuto  spazio ai gesti affettivi?
3. Quale concezione della sessualità è dominante in noi?
* Una visione positiva, libera da tabù inutili?
* Una visione riduttiva, ridotta a mero soddisfacimento degli istinti?
* Una visione abitudinaria, con la perdita di interesse per l’altro/a?
4. Ci sentiamo liberi di parlare tra noi di quello che sentiamo o di quello che non va?

2. Siamo soddisfatti della nostra vita affettiva?

La tenerezza è il “sentimento affettivo” che fonda la realizzazione del significato spirituale della sessualità.
1. C’è una buona armonia affettiva fra noi?
2. Sappiano rispettare le esigenze dell’altro/a?
3. Ci poniamo in atteggiamento reale di dono, accoglienza,  condivisione?
4. Quale gerarchia poniamo tra la comunione dei cuori e  la comunione  dei corpi?

3. Sessualità e Dio.

   Non c’è, per gli sposi cristiani, l’amore umano da una parte e l’amore di Dio dall’altra; al contrario, vi è una corrispondenza profonda e inseparabile.

   La sessualità, vissuta secondo il progetto di Dio nel matrimonio, non allontana da Dio; esprime anzi il suo Amore e vuol condurre a viverlo in pienezza.

 1. È vero questo per noi?
2. C’è qualcosa che occorre rivedere per poter esprimere la sessualità  nella verità del suo significato più alto?
3. In che modo la nostra vita affettiva ci avvicina a Dio e viceversa Dio  ci aiuta a crescere nella tenerezza?
4. Quale spazio diamo alla preghiera per poter vivere il senso profondo  della nostra sessualità coniugale?

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza