4.8-Capitolo VIII Parte Seconda

FECONDITA’ DI VITA
FECONDITA’ DI VITA

I genitori epifania della Tenerezza Trinitaria

(2^ Parte)

“Ogni bambino che nasce è una lieta notizia di Dio al mondo e icona vivente della eterna Tenerezza”

La fecondità genitoriale deve essere portata ad un livello più alto superando il solo dato biologico.

Prova ne sono tante coppie senza figli  ma ricche di fecondità spirituale che le porta ad offrire l’amore gratuito agli altri e alla Chiesa.

I figli non basta solo metterli al mondo, ma questo presuppone che debbano essere seguiti, istruiti e amati.

I genitori sono responsabili della loro educazione e della loro crescita psicologica e affettiva. Un figlio va pensato, desiderato, amato. Prima di concepire un figlio si deve costruire il “noi coniugale”. Non si hanno figli ma si diviene genitori.

S. Tommaso d’Aquino sostiene che i figli sono un dono che impegna i genitori a curarli ed assisterli nella crescita. Questo presuppone la presenza effettiva e affettiva del padre e della madre, ambedue i genitori devono attuare un ‘arte educativa condivisa, senza delegare per l’educazione dei figli, (compito primario dei genitori) ad altri ambiti tipo scuola, parrocchia o altro.

La presenza della madre è necessaria ed è un diritto dei figli. La donna deve privilegiare il suo compito di madre che deve prevalere su qualsiasi altro compito pubblico e su tutte le altre funzioni come dice il Magistero della Chiesa. Il compito materno è un valore inestimabile.

L’onore della donna non deriva soltanto dal lavoro esterno ma sopratutto dall’attività familiare, così come dice il salmista: “La tua sposa come vite feconda nell’intimità della tua casa”(Sal 128.3). In questo, la società dovrebbe aiutare e tutelare di più il lavoro e l’impegno che la donna mette nella famiglia. La donna deve avere la capacità di conciliare al meglio la gestione della casa e la cura dei figli con il suo lavoro, per cui deve privilegiare l’essere e non l’avere o il  fare, senza squilibri o ambizioni di carrierismo a discapito del coniuge e dei figli. Ovviamente lo squilibrio di un lavoro che assorbe troppo tempo o con ambizioni di carrierismo, riguarda anche il padre.

La prima forma di tenerezza il bambino la riceve dalla madre e ne ha pieno diritto. La mancanza di affettività è causa di gran parte dei disturbi di personalità nei ragazzi, i figli hanno diritto a ricevere tenerezza dai genitori.

Così come la presenza del padre è altrettanto importante, infatti nella nostra società è presente la piaga dei figli senza padre. Questa mancanza causa, direttamente o indirettamente, una serie di disturbi comportamentali che vanno: dall’omosessualità alla tossicodipendenza, a forme di violenza, anoressia e bulimia, suicidio.

Ma la cosa più grave è che la vita dei giovani di oggi spesso è segnata dalla mancanza sia del Padre Celeste che di quello terreno. Per cui la Familiaris Consortio auspica che è necessario adoperarsi al recupero nella società di oggi della convinzione che il compito del padre nella famiglia è insostituibile. La presenza del padre deve essere affettiva ed effettiva. Solo lui  può garantire una stabilità emotiva e una sicurezza affettiva che assicura al bambino una crescita sana.

Nella famiglia è insita la tenerezza: tra i coniugi, tra i genitori e figli, tra fratelli e sorelle. La tenerezza deve essere la linfa vitale di una famiglia e non deve essere fondata su false manifestazioni superficiali sdolcinate, ma deve essere un posto sicuro per  garantire lo sviluppo sereno dei figli.

Lo psichiatra Willy Pasini afferma che se i figli da piccoli sono stati presi in braccio con affetto e coccolati  più dal tono delle parole che dal contenuto di esse, ne consegue una omogenea e autentica  crescita umana e psicologica.

Se riceviamo amore e tenerezza siamo più pronti a restituirlo. La tenerezza quindi è conseguente dell’amore generoso e si manifesta con una carezza dolce, dal calore che esprimiamo con le parole o con uno sguardo pieno d’amore.

Le qualità che rappresentano la tenerezza sono: calore affettivo, fiducia e stabilità adottando atteggiamenti di ferma-tenerezza e tenera-fermezza.

Il calore affettivo non deve essere confuso con atteggiamenti soffocanti e iperprotettivi, ma  deve essere contraddistinta da un amore positivo.

La fiducia deve poggiare su sentimenti genuini fondati sulla stima data e ricevuta e suppone anche autorevolezza.

La stabilità garantisce la continuità e la solidità del rapporto evitando possibili delusioni proporzionate alle attese. Su queste tre basi si deve fondare il rapporto genitoriale.

La presenza del padre e della madre garantisce lo sviluppo emotivo e affettivo di un bambino assicurandogli anche una crescita serena mentre la privazione ne causa traumi e gravi problemi caratteriali. Anche la mancanza di Dio\madre\padre può causare al bambino una chiusura verso il mondo trascendente portandolo nel buio totale.

Perciò il compito dei genitori deve essere considerato una vera e propria missione. La Familiaris Consortio  afferma che con la nascita di un figlio i genitori ricevono da Dio un’immensa responsabilità. L’amore che dimostrano ai figli deve essere segno visibile dell’amore di Dio. Con il loro comportamento devono dimostrare il vero volto di Dio che è amore e infinita tenerezza.

Questo amore di Dio dal quale siamo avvolti ci dona la libertà e la certezza di essere immersi nella grazia di Dio. I genitori diventano così ministri di Dio.

Nel salmo 103,13 è scritto: ”come un padre prova tenerezza per i suoi figli così il Signore è tenero verso tutti.”

Può mai dimenticarsi una donna del suo bambino? Ma anche se questo potrà succedere Dio non ci dimenticherà mai (Is.49,14-15;66,13).

Gli sposi devono far conoscere ai figli quanto è grande l’amore di Dio, vivendo di tenerezza diventando automaticamente “casa della tenerezza”.

Per Paolo VI la famiglia è come una piccola chiesa che ricolma di grazie e di misericordia i suoi componenti: deve rappresentare il volto gioioso e dolce della Chiesa.

Questo è il messaggio che ci viene dalla Santa Famiglia di Nazaret. La tenerezza degli sposi è l’inizio di una nuova comunità familiare che ha le basi nel cuore di Dio-Trinità.

Quindi gli sposi partendo dall’amore di Dio arrivano a compiere la propria vocazione che li porterà alla fecondità diventando “Ministri di Grazia”, prima uno per l’altro e insieme per i figli, per la Chiesa e per il mondo.

 

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE

  1.  Quale consapevolezza abbiamo della nostra vocazione alla paternità e alla maternità ? La viviamo come un prolungamento dell’eterna fecondità trinitaria ? __________________________________________________________________________________
  2. Mettiamo al primo posto l’essere e non l’avere, il fare, l’amare e non l’apparire ? Che cosa in concreto c’è da rivedere o modificare nei nostri ritmi di vita ? __________________________________________________________________________________
  3. Che aria tira in casa nostra ? Siamo genitori che comunicano tenerezza o prevalgono attitudini opposte: collera, paura, rabbia, tristezza ? __________________________________________________________________________________
  4. Siamo coscienti dell’importanza essenziale dell’educazione religiosa per una formazione integrale e uno sviluppo plenario dei figli ? Come operiamo a riguardo ? __________________________________________________________________________________
  5. Trasmettiamo l’immagine di Dio come Tenerezza Infinita ? __________________________________________________________________________________
  6. La nostra famiglia può essere qualificata come “Casa della Tenerezza” esprimendo la paternità–maternità di Dio e focolare del volto sorridente della Chiesa? _________________________________________________________________

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza