5.1-Valori di Fondo

Spiritualità della Tenerezza
Spiritualità della Tenerezza

I   VALORI DI FONDO

 

che il Gruppo di Spiritualità della Tenerezza  deve impegnarsi a vivere sono:

c   Conversione

Il gruppo deve aiutare a rinnovare la vita e la relazione in famiglia e con tutti, per viverle alla luce del Vangelo. Occorre condividere la Parola e la propria vita. Si attui una seria proposta di vita cristiana , scegliendo come stile di vita la “Tenerezza”.

c   Comunione

E’ unità nella carità con tutte le persone e a tutti i livelli, è partecipazione alla comunione stessa col Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.  La si vive partecipando al gruppo non come spettatori, ma da protagonisti, coinvolgendosi completamente.

La si sperimenta nel gruppo per poi viverla ovunque, in famiglia e nella società.

c   Missione

La gioia di fare una esperienza di Chiesa porta l’entusiasmo di invitare altri a condividere lo stesso commino.

 

 

La    ha un ruolo molto importante

    Deve cercare di vivere il proprio matrimonio sotto  l’incessante guida dello Spirito Santo;

    Deve avere senso ecclesiale, mantenere  i contatti con i Referenti Regionali della Spiritualità;

    Deve aver partecipato (o proporsi di farlo) a tutti i  corso di evangelizzazione                 (formazione)  proposti a livello diocesano per la conoscenza degli elementi essenziali della vita  cristiana.

    Deve con scienza e con sapienza  guidare  le coppie al Signore;

    Non ci si improvvisa pastori. Il Signore sceglie secondo i suoi piani, i suoi desideri, il bisogno e tutto ciò  deve essere  per noi oggetto di stupore;

    Se Dio vi ha chiamati come coppia  vuol dire che vi ama e che si fida moltissimo di voi. Ma ad ogni chiamata corrisponde l’attesa di risposta da parte di Dio, possibilmente avvertiamo la nostra inadeguatezza ma c’è una forte responsabilità  in questa chiamata da parte nostra per non deluderLo .

     La coppia animatrice deve pregare incessantemente per le necessità del gruppo,  deve vegliare su ogni coppia e  portarla davanti al Signore. Bisogna che la coppia animatrice creda nella preghiera e  nella sua potenza. Tutto diventa pesante e difficile quando non si sta in ginocchio davanti al Signore.

    Non si guida un gruppo secondo la nostra scienza. Quando sembra che il ministero sia debole, che il gruppo sia disperso, chiediti: tu stai cercando il Signore? Il responsabile che non cerca più il Signore non ha più efficacia.

    L’amore per Gesù si manifesta in quello che noi abbiamo per gli altri. Gesù non ricerca i frutti per sé ma per l’umanità intera, così noi  dobbiamo considerare fatte  a noi stessi  tutte le grazie che ricevono i fratelli  che Lui ci ha affidato.

    Le modalità dell’agire del pastore sono espresse nella Prima lettera di Pietro, al capitolo 5: ‘pascete volentieri e non per vile interesse’. Ricordiamo che il gregge è di Gesù e non di altri. Il Signore conduce; noi siamo solo collaboratori. Ricordiamo sempre, per liberarci dalle ansietà, che, anche se ci sacrifichiamo ogni giorno, non siamo noi i responsabili ultimi, perché è il Signore che ha la responsabilità maggiore: a noi spetta solo pascere e vegliare dall’alto, senza lasciarci condizionare. ‘Non per forza’: significa che non si deve dare l’impressione di portare un fardello. Nessuno ci ha costretti ad accettare un compito pastorale. Il buonumore dei fratelli spesso dipende dal nostro. Nessuno ci costringe e non facciamo un piacere neppure a noi stessi. La risposta che si dà, nell’accettare un incarico pastorale, la si dà a Dio. E poi è certo che gli agnelli portati in braccio pesano sulle gambe. Ma volentieri si vive il servizio, distribuendo gioia intorno a sé, malgrado le delusioni.

    ‘Chi ti chiama ti abilita. Anche se non sei adatto, Gesù ti mette in condizione: la nostra  garanzia è che Gesù è con noi.  Se si serve secondo la volontà di Dio, il Signore guida e ci rende responsabili ma, perché questo avvenga, occorre stare ai suoi piedi e capire cosa vuole davvero per le persone affidate, senza manìe di protagonismo. Ricordiamo anche che la proprietà rimane sempre e solo di Dio. A noi è chiesto solo di dare disponibilità piena e sincera. Ma ciò comporta il percorrere la via stretta della croce, perché è più facile andarsene che rimanere. Chi non è pronto a soffrire, non è pronto a progredire. La guida del gregge deve essere esemplare perché il gregge procede più con gli esempi che con le parole, ed il cuore degli ascoltatori è penetrato dalla testimonianza di vita. I fratelli  hanno scelto il Signore; noi dobbiamo somigliare a Lui per essere ascoltati. 

    Il Signore conosce la nostra vita e davanti a Lui siamo sempre nudi, perché nulla di noi gli è nascosto. Gesù rispetta la nostra vita e le nostre decisioni. Adesso vuole donare nuova luce e nuova forza. Decidendo di amarlo e servirlo come vuole Lui, vedremo la luce, la gioia e la sua potenza. Lasciamogli ristabilire la sua potenza nei  nostri cuori.

    Non c’è una regola che stabilisce quante ore occorre dare per essere responsabile. Dio per mezzo del suo Spirito  ci rende idonei a  conciliare lavoro, famiglia, educazione dei figli, ruolo di padre, madre, e animatori. Dare tutto significa impegnarsi a far bene tutte le cose, vivendo bene il tempo in cui si sta con la famiglia e con la chiesa. Questa è un’opera graduale dello Spirito e, vigilando, si trova il modo giusto. Trovare il giusto equilibrio è un  percorso graduale. Quando si vede che tutto resta in equilibrio è segno che si sta portando avanti bene il ministero e il gruppo diventa luogo di accoglienza e guarigione.

    Caltanissetta 07/01/2013

                                                                                        Carmela e Michele

Gruppi di Spiritualità della Tenerezza